TORRE ANNUNZIATA (rgl) – Un’inchiesta della Procura di Torre Annunziata e della Guardia di Finanza scuote il panorama politico cittadino. I finanzieri hanno notificato un decreto di sequestro preventivo per oltre 18mila euro nei confronti di due consiglieri comunali di Torre Annunziata e di un sindacalista, parente di uno degli amministratori coinvolti. Le accuse, formulate a vario titolo, sono di truffa ai danni del Comune, falsitĂ ideologica e falsa attestazione a pubblico ufficiale sulle proprie qualitĂ personali. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura oplontina, riguarda Fabio Giorgio, capogruppo del Partito Democratico e giĂ dimessosi nelle scorse settimane, Gaetano Ruggiero, anch’egli consigliere comunale del Pd, e una terza persona legata da rapporti familiari a uno dei due amministratori. L’indagine è partita da una denuncia presentata dal segretario generale del Comune di Torre Annunziata e si concentra sui rimborsi e sui gettoni di presenza riconosciuti agli amministratori locali per la partecipazione alle commissioni consiliari e alle attivitĂ istituzionali. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due consiglieri avrebbero presentato dichiarazioni non veritiere inducendo il Comune a riconoscere e liquidare ai rispettivi datori di lavoro somme relative alle ore di assenza per attivitĂ istituzionali e ai tempi di trasferimento dal luogo di lavoro alla sede comunale e ritorno. Particolarmente delicata la posizione di uno dei due consiglieri, che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe costituito, insieme al padre, un rapporto di lavoro fittizio presso una sede sindacale indicata a Civitavecchia, a oltre 300 chilometri da Torre Annunziata. Una circostanza che avrebbe consentito di giustificare intere giornate di assenza dal lavoro per la partecipazione alle attivitĂ consiliari. Le indagini avrebbero però evidenziato che il consigliere non avrebbe mai svolto attivitĂ lavorativa presso la sede laziale indicata nelle autocertificazioni presentate al Comune. Gli accertamenti della Guardia di Finanza avrebbero inoltre rilevato che la federazione sindacale presso cui risultava assunto era stata costituita proprio il giorno dell’assunzione del consigliere e che quest’ultimo ne rappresentava l’unico dipendente. Ulteriori verifiche avrebbero fatto emergere che il consigliere non si sarebbe mai recato a Civitavecchia nel periodo oggetto delle richieste di rimborso, neppure nei giorni in cui non risultava impegnato nelle commissioni comunali. Secondo gli investigatori, le richieste di rimborso sarebbero state inoltre corredate da firme ritenute false e attribuite a soggetti che ne hanno successivamente disconosciuto la paternitĂ . Gli inquirenti contestano anche il percorso delle somme ricevute: i rimborsi erogati dal Comune sarebbero confluiti su conti correnti riconducibili a una federazione sindacale collegata al padre del consigliere, con parte delle somme successivamente riversate allo stesso amministratore e la restante trattenuta. Tra gli elementi finiti sotto la lente della Procura vi sono anche alcune richieste di rimborso che, in determinati mesi del 2025, avrebbero superato perfino gli stipendi lordi formalmente percepiti dal dipendente. Circostanza che ha ulteriormente rafforzato il quadro indiziario ricostruito dagli investigatori. L’inchiesta copre un arco temporale compreso tra ottobre 2024 e ottobre 2025 e resta nella fase delle indagini preliminari. Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Nel frattempo, il sequestro disposto dal gip punta a recuperare le somme che la Procura ritiene siano state percepite indebitamente a danno dell’ente comunale.







