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Mille persone in piazza per il sindaco Cuccurullo: “Basta raccontare Torre Annunziata solo attraverso la camorra”

TORRE ANNUNZIATA (rgl) – Non una semplice conferenza stampa, ma un vero e proprio atto politico, pubblico e simbolico. Corrado Cuccurullo sceglie il cuore di Torre Annunziata, davanti a Palazzo Fienga in demolizione, per spiegare alla città e alle istituzioni le ragioni delle sue dimissioni da sindaco. E lo fa davanti a circa mille persone, trasformando il suo addio in una denuncia contro quella che definisce “la delegittimazione pubblica di un’intera comunità”. Il luogo scelto non è casuale. Palazzo Fienga rappresenta uno dei simboli storici della presenza criminale sul territorio, oggi abbattuto dallo Stato come segnale di riscatto e legalità. Ma proprio lì, Cuccurullo (che ha ancora più di due settimane per ritirare le dimissioni) lancia un messaggio forte: “Torre Annunziata non può essere raccontata soltanto attraverso le sue ombre”. L’ex primo cittadino chiarisce subito il senso del suo gesto. “Non mi sono dimesso per stanchezza, per paura o per convenienza”, afferma con tono deciso. “Mi sono dimesso perché non accetto che, proprio nel giorno dell’abbattimento di Palazzo Fienga, una città intera venga esposta a una narrazione indistinta che mortifica chi ogni giorno prova a cambiarla”. Parole che fanno riferimento alle dichiarazioni pronunciate durante la cerimonia pubblica di demolizione dal Procuratore della Repubblica. Cuccurullo evita attacchi personali ma contesta apertamente l’impatto istituzionale e mediatico di quelle parole. “Il problema non è la magistratura né il contrasto alla camorra”, spiega. “Il problema nasce quando il giudizio pubblico travolge indistintamente cittadini, istituzioni democratiche e chi lavora onestamente per il cambiamento”. Nel suo intervento, l’ex sindaco rivendica quanto realizzato in meno di due anni di amministrazione: dal potenziamento della Polizia Municipale all’ampliamento della videosorveglianza, passando per il recupero di fondi destinati al porto, i progetti di rigenerazione urbana, gli investimenti sulle scuole, gli asili nido e il rilancio di dossier rimasti bloccati per anni. Particolarmente duro anche il passaggio dedicato alla macchina amministrativa comunale. Cuccurullo parla apertamente di uffici che avrebbero “disatteso indirizzi politici e delibere”, descrivendo una struttura burocratica “ostile al cambiamento” che avrebbe rallentato interventi strategici su manutenzione urbana, traffico, rifiuti e parcheggi. Ma il discorso va oltre la cronaca politica locale e assume i toni di una riflessione più ampia sul rapporto tra legalità, garantismo e democrazia. Cuccurullo richiama figure come Leonardo Sciascia e Marco Pannella, sostenendo che oggi il rischio sia quello di trasformare la lotta alla criminalità in una narrazione permanente di sospetto verso interi territori. “La legalità è una precondizione, non può diventare un marchio d’infamia cucito addosso a una città”, afferma. Secondo l’ex sindaco, senza sviluppo, lavoro, investimenti e fiducia nelle istituzioni, anche la retorica della legalità rischia di produrre isolamento e sfiducia sociale. Nel finale arriva l’appello alle istituzioni nazionali, accolto dagli applausi della piazza: “Non chiedo solidarietà personale. Non cerco vendette, non coltivo rancori. Ma non lascerò cadere questa vicenda. Perché accettare il silenzio significherebbe rendere normale ciò che normale non deve diventare. Né per me, né per chi verrà dopo di me, né per nessuna città di questo Paese”.

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