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Agrimonda, fine di un incubo lungo 31 anni: “Le ruspe non cancellano il passato”

MARIGLIANELLA (Nello Lauro) – Oggi “cade” Agrimonda. “Cade” davvero. Trentuno anni dopo quell’alba del 18 luglio 1995 in cui un fungo tossico alto cento metri e largo quaranta si alzò nel cielo della Campania Felix, avvelenando terra, aria e memoria. Le ruspe sono finalmente al lavoro. Ma non cancellano il passato: lo denunciano. “Queste non sono immagini generate dall’Intelligenza Artificiale. Sono foto reali. Sono i muri di chi ha vissuto accanto al mostro”, dice Ciro Tufano, attivista e residente a pochi metri dal sito. “Sono i polmoni di chi per tre decenni ha respirato veleni e paura”. “Agrimonda non era un sito abbandonato. Era un simbolo. Simbolo di inerzia: tutti sapevano, nessuno muoveva un dito. Simbolo di indifferenza: finché il veleno restava “di là”, andava bene così. Simbolo di mancato amore per il territorio: perché la terra che ami non la lasci marcire per 31 anni” aggiunge. E mentre oggi le macerie vengono giù, resta il conto più amaro: troppo tardi per chi si è ammalato, troppo tardi per chi non c’è più. Negli ultimi giorni, attorno al sito, sono stati trovati piccioni morti. Non è la prima volta. Tufano lo ripete da anni: “Agrimonda è stata oggetto di propaganda elettorale. Le amministrazioni di Marigliano e Mariglianella che si sono succedute non hanno fatto abbastanza. Anzi: sembravano più interessate a sfruttare la situazione che a risolverla”. E ancora: “Sono passati 31 anni e i cittadini hanno ancora problemi di salute legati all’inquinamento del suolo e delle acque. La mancata applicazione del D.Lgs. 152/2006, gli interventi mai eseguiti dai commissari ad acta pagati con soldi pubblici, la totale assenza di bonifica: tutto questo ha aggravato la situazione, causando danni irreparabili”. La storia di Agrimonda è una telenovela amara. Il comitato civico “Ambiente e Territorio”, guidato da Tufano, ha inviato nel corso di questi anni missive, documenti, referti medici al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Campania, al Prefetto di Napoli e al sindaco di Mariglianella per conoscere lo stato reale della bonifica. Una bonifica annunciata, promessa, finanziata, rimandata. Mai completata. Fino ad oggi. Quel rogo del 1995 bruciò 235 tonnellate di antiparassitari, 750 tonnellate di concimi, 6 tonnellate di plastica e 40.000 litri di pesticidi liquidi. Da allora, esposti, denunce, interrogazioni regionali, articoli, mobilitazioni, commissariamenti non sono bastati a smuovere un sistema che ha lasciato un’intera comunità sola davanti al veleno. Oggi Agrimonda cade. Ma non cade la memoria. Non cade la responsabilità. Non cade il prezzo pagato da chi ha vissuto all’ombra del mostro. “I cittadini devono conoscere la verità”, insiste Tufano. Perché la verità è l’unica bonifica che non può più essere rimandata.

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