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Operaio precipitato a Comiziano, Cgil: “Basta morti, servono azioni concrete”

NAPOLI (rgl) – Due morti sul lavoro in tre giorni non sono una tragica coincidenza: sono il segno di un sistema che continua a fallire. In Campania, dove dall’inizio dell’anno si contano già 28 vittime, la sicurezza sembra ancora un diritto fragile, troppo spesso ignorato. E mentre si moltiplicano le cadute dall’alto nei cantieri, cresce la rabbia di chi chiede da anni norme più severe, controlli reali e un cambio di passo che non arriva. L’ultimo incidente mortale si è verificato a Comiziano: Carmine Spirito, 66 anni, di Sirignano, ha perso la vita precipitando durante i lavori al palazzetto dello sport. Un altro lavoratore di 57 anni è rimasto ferito. Una tragedia che si aggiunge a quella avvenuta appena due giorni prima, sempre per una caduta dall’alto, e che riaccende l’allarme sulla sicurezza nei cantieri. Durissimo il commento di Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania, che parla senza mezzi termini di “strage silenziosa”: “Due morti sul lavoro in tre giorni per cadute dall’alto non possono essere episodi singoli o slegati tra loro. Il tema della sicurezza e la necessità di nuove norme nazionali sulla salute e sui lavori usuranti dovrebbero essere al primo posto dell’agenda di Governo. E invece si continua a ignorare il problema e intanto si continua a morire”. Ricci ricorda che la Campania è tra le regioni più colpite, con 28 vittime dall’inizio dell’anno, e denuncia l’assenza di interventi strutturali: “Non ci sono più giustificazioni: è ora di fermare questa strage silenziosa. Le parole e il cordoglio non servono più: è il momento di passare alle azioni e ai fatti concreti”. Il sindacato esprime vicinanza ai familiari della vittima e del lavoratore ferito e annuncia che continuerà a costituirsi parte civile in tutti i procedimenti penali e civili legati agli incidenti sul lavoro. Un impegno che vuole essere anche un monito: senza controlli, formazione e responsabilità, la sicurezza resta solo una parola. E i numeri, purtroppo, continuano a raccontare altro.

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