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San Paolino, il vescovo di Nola Marino: “Restauriamo l’umanità”. E ricorda Domenico Caliendo e Imma Panico

NOLA (rgl) – “Restaurare la vera immagine della nostra umanità”: si apre così il messaggio che il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, ha rivolto alla diocesi in occasione della Solennità di San Paolino. Un appello forte, che intreccia consolazione e responsabilità, fede e impegno civile. Il presule parla di un Vangelo che “è il balsamo di speranza necessario per le ferite che segnano il nostro cammino”, ma anche di una fede che non può essere passiva: “La carità di Cristo ci spinge. Non possiamo restare indifferenti o inermi spettatori di fronte al dolore del mondo”. Riferendosi al danneggiamento della statua lignea del santo, avvenuto lo scorso marzo, il vescovo invita a vivere l’attesa del suo ritorno come un tempo di discernimento: “Prima ancora di restaurare il legno della statua, siamo chiamati a restaurare la “vera immagine” di San Paolino nel cuore della nostra devozione, liberandola da ogni abitudine sterile e da un tradizionalismo disincarnato”. E aggiunge: «Si tratta anche di restaurare la vera immagine della nostra umanità, spesso sfigurata dal male in tutta la sua tragicità».

Il vescovo elenca le ferite del presente: “Quante forme di povertà, antiche e nuove, ci chiedono oggi di essere comprese e accolte”. Dall’accoglienza dei migranti alle carenze della sanità pubblica, dall’inclusione delle persone con disabilità alle derive legislative che “abbandonano alla solitudine e alla morte chi è nelle condizioni terminali della vita”, fino alle minacce occupazionali che colpiscono soprattutto i giovani. “Di fronte a tutto questo – ribadisce – non possiamo restare indifferenti: è questione di umanità ed è per noi credenti anche questione di fede”. Un pensiero particolare è rivolto ai giovani, ricordando Domenico Caliendo e Imma Panico: “Ogni giovane è per noi un dono prezioso, un mistero da custodire con tenerezza. Se una ventiduenne arriva a percepire se stessa come un “peso”, significa che, come comunità, abbiamo smesso di considerarli il tesoro più grande che possediamo». E cita Papa Leone XIV: «Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”.

La figura di San Paolino diventa chiave di lettura del presente: “Egli scelse di curare l’arte insegnandoci quella che potremmo definire un’ecologia della bellezza”. Una visione necessaria in un territorio “martoriato dagli scempi ambientali e dall’inquinamento”. “Come Paolino trasformò il deserto in giardino – afferma – anche noi dobbiamo ricomporre la frattura tra vita e territorio, persona umana e bene comune”. Il vescovo si rivolge poi ai sindaci: “Vi affido all’intercessione di San Paolino, che ha conosciuto e vissuto bene l’arte della politica. Il vostro mandato non è l’esito di una vittoria elettorale, ma una vocazione alta alla quale siete chiamati”. E ancora: “Siate a servizio di tutti, senza restare imprigionati dal consenso o da logiche clientelari. La politica sia il luogo dove si cura la fragilità e dove il diritto alla salute diventa priorità assoluta”.

Alle parrocchie chiede di essere “la fontana del villaggio”, come diceva San Giovanni XXIII: “Non semplici spazi di aggregazione occasionale, ma vere e proprie palestre di vita cristiana”. E invita i Consigli Pastorali Parrocchiali a diventare “luogo del discernimento comunitario, in sinergia con le istituzioni civili per la cura coraggiosa della città e la costruzione della Civiltà dell’amore”. Il messaggio si chiude con un’immagine potente: “Paolino ha costruito ponti laddove il mondo vedeva solo confini e barriere”. E con un auspicio per Nola: “Spero che la nostra amata città non perda mai la sua identità di “Crocevia delle Genti”: attenta ai fragili, custode della bellezza del creato, accogliente verso i migranti, instancabile nel curare le ferite del corpo e dello spirito, e ferma nel testimoniare che la vita, ogni vita, è il bene più prezioso che abbiamo”.

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