ROMA–NOLA (nl) – Ci sono città che restano sospese, come se vivessero in un limbo tra ciò che erano e ciò che potrebbero tornare a essere. Nola è una di queste: il calcio ha “perso” il titolo di Serie D difeso sul camp, ha visto lo stadio e l’area dello “Sporting” di via Seminario diventare un caso infinito, un simbolo di promesse mancate e di un’identità sportiva che si è lentamente sgretolata. Ma oggi, dentro un decreto tecnico e complesso, arriva una notizia che rompe l’immobilismo: 2,9 milioni di euro destinati proprio alla città bruniana. Il finanziamento arriva dallo scorrimento della graduatoria “Sport e Periferie 2025”, approvato dal Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una manovra che muove quasi 68 milioni di euro del Fondo Sviluppo e Coesione 2021–2027, ridistribuiti per sostenere interventi sugli impianti sportivi in tutta Italia. È una pioggia di risorse che tocca decine di Comuni, con cifre importanti soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’80% dei fondi è stato destinato per colmare ritardi infrastrutturali storici. In questo quadro, emergono interventi di grande peso: città come Trani, Termoli, Bacoli, Potenza, Altopascio e Bastia Umbra ottengono 3 milioni di euro ciascuna, mentre Caivano sfiora la stessa cifra con un finanziamento da 2,95 milioni. Sono numeri che raccontano una strategia precisa: investire dove gli impianti sportivi possono diventare strumenti di coesione sociale, rigenerazione urbana e prevenzione del disagio. Ed è proprio qui che si inserisce Nola. Con i suoi 2.916.666,67 euro, la città si colloca tra i progetti più finanziati dell’intero decreto. Un risultato che pesa, soprattutto se si considera la storia recente: lo Sporting di via Seminario è da anni un impianto sospeso tra degrado, contenziosi e annunci mai concretizzati. Un luogo che avrebbe dovuto essere casa dello sport e che invece è diventato un simbolo di abbandono. Il finanziamento ottenuto apre finalmente una prospettiva diversa. Significa poter avviare una riqualificazione vera, con interventi strutturali, adeguamenti, messa in sicurezza e un rilancio che potrebbe restituire alla città un impianto moderno e funzionale. Significa, soprattutto, dare una risposta a una comunità che ha visto il proprio patrimonio sportivo sgretolarsi, fino alla perdita della Serie D del calcio dopo un’intera stagione giocata a Cardito. Il decreto, firmato dal Capo del Dipartimento per lo Sport Flavio Siniscalchi, rientra nella linea strategica “Sport e Periferie 2025”, che punta a ridurre gli squilibri territoriali e a sostenere gli impianti nelle aree più fragili del Paese. Per Nola, però, non è solo una questione di infrastrutture: è una questione di identità. È la possibilità di ricominciare da una nuova struttura sportiva (si parla di palazzetto e di campi di calcio a 5), di restituire ai giovani luoghi dove crescere, allenarsi, incontrarsi. È la chance di trasformare una ferita in un nuovo inizio. Ora la sfida passa al Comune: progettazione, tempi, cantieri, trasparenza. Perché questa volta Nola non può permettersi un’altra occasione mancata.







