NOLA (Nello Lauro) – Le transenne sono lì da mesi. Una barriera che interrompe, da anni, uno dei collegamenti più utilizzati tra via Capua, via Boscofangone e l’area dell’Interporto. La bretella è chiusa ufficialmente da marzo e, a distanza di mesi, resta una domanda alla quale cittadini e automobilisti chiedono una risposta: chi ha disposto la chiusura della strada e, soprattutto, perché? Una strada che da anni convive con rifiuti, allagamenti, problemi di manutenzione e disagi per gli utenti e che ormai, per molti residenti, è diventata la “strada della vergogna”. Oggi, con le transenne a sbarrarne il passaggio, la situazione appare ancora più paradossale. Il caso è diventato da tempo una vera e propria battaglia amministrativa, con diffide, richieste di accesso agli atti, interventi istituzionali, articoli giornalistici, servizi televisivi, dirette sui social. Al centro della vicenda, oggi, c’è l’avvocato ambientalista Fabio Armano, che da mesi sta cercando di ricostruire, documenti alla mano, la storia della bretella e di individuare responsabilità e competenze. Il paradosso, secondo quanto ricostruito, è che la strada sarebbe stata chiusa proprio dopo la rimozione dei rifiuti che per lungo tempo ne avevano compromesso la fruibilità. Un intervento atteso da anni, dunque, che avrebbe dovuto restituire il collegamento ai cittadini e che, invece, è stato seguito dalla comparsa delle transenne. Da allora, la bretella è rimasta sbarrata, mentre il rimpallo delle competenze ha lasciato senza una risposta definitiva la domanda più semplice: chi ha deciso di chiuderla e, soprattutto, chi deve riaprirla?
LA PRIMA DIFFIDA – Il primo passaggio formale risale al 22 febbraio 2026, quando Armano ha inviato una diffida alla Città Metropolitana di Napoli richiamando, tra gli altri riferimenti, l’articolo 14 del Codice della Strada. Nella comunicazione veniva denunciata una situazione di grave degrado ambientale, con l’abbandono di ingenti quantitativi di rifiuti lungo la bretella, tali da rendere difficoltosa, secondo la segnalazione, la circolazione dei veicoli. A complicare ulteriormente la situazione c’era anche un problema di natura idraulica: acqua e fango avrebbero provocato un allagamento permanente, impedendo il regolare deflusso delle acque. La richiesta era chiara: rimuovere i rifiuti e ripristinare la piena fruibilità della strada.
ARRIVANO LA PULIZIA E… LE TRANSENNE – Nei primi giorni di marzo arriva una prima risposta. La Città Metropolitana comunica che la Sma Campania ha provveduto alla rimozione dei rifiuti. Ma proprio in quel momento si apre un nuovo capitolo della vicenda. La strada viene ufficialmente chiusa al traffico. Per Armano il paradosso è evidente: dopo la rimozione dei rifiuti, invece di tornare transitabile, la bretella viene sbarrata. L’avvocato torna quindi a scrivere agli enti competenti chiedendo di conoscere le ragioni della chiusura, di intervenire sul fango e sugli allagamenti e di ripristinare la viabilità. In subordine, viene avanzata anche la disponibilità dei cittadini a provvedere direttamente, a proprie spese, alla pulizia dell’area attraverso ditte autorizzate.
LA CITTA’ METROPOLITANA: NON E’ DI NOSTRA COMPETENZA” – Il 10 marzo arriva il riscontro della Città Metropolitana di Napoli. Ed è proprio questa risposta ad aprire il principale interrogativo della vicenda. Secondo quanto comunicato dall’ente, la cosiddetta bretella provvisoria non rientrerebbe nella competenza della Città Metropolitana, che precisa di non aver mai proceduto alla presa in consegna della variante della strada provinciale Boscofangone. Nel documento viene inoltre indicato che la chiusura sarebbe collegata a criticità idrauliche relative all’Alveo Gaudo. La Città Metropolitana chiarisce anche che la bretella sarebbe stata realizzata dall’Interporto Campano e che non risulterebbe disponibile un verbale di collaudo dell’infrastruttura. Una posizione che, di fatto, sposta il nodo della questione: se la strada non è stata presa in consegna dalla Città Metropolitana, chi ha competenza sulla sua apertura e sulla sua chiusura?
IL NODO DELL’ORDINANZA: “NON ESISTE” – A quel punto Armano chiede di conoscere gli estremi dell’eventuale provvedimento con cui sarebbe stata disposta la chiusura. Secondo la documentazione riportata dall’avvocato, non sarebbe stata emessa alcuna ordinanza di chiusura da parte della Città Metropolitana. La ricostruzione che emerge dagli atti indica inoltre che la bretella sarebbe di proprietà dell’Interporto di Nola e che la Provincia, oggi Città Metropolitana, avrebbe concesso nel 2011 un nulla osta all’apertura, senza tuttavia procedere successivamente alla presa in consegna della strada. È proprio su questo punto che si concentra ora la controversia. Per Armano, la chiusura sarebbe stata disposta direttamente dall’Interporto, ma la natura della strada, definita privata a uso pubblico, porrebbe interrogativi sulla legittimità del provvedimento. Una tesi che dovrà essere chiarita dagli enti coinvolti e che, al momento, rappresenta uno dei nodi centrali della vicenda.
L’INTERVENTO DEL CONSIGLIERE REGIONALE CEPARANO – La questione arriva anche sul tavolo della Regione Campania. Il 22 luglio 2026 il consigliere regionale Carlo Ceparano ha scritto all’Interporto di Nola chiedendo chiarimenti sulla chiusura della bretella e sui tempi previsti per la riapertura. Nella nota viene evidenziato come, secondo le informazioni raccolte, la chiusura sarebbe stata disposta direttamente dall’Interporto e vengono sollevati interrogativi proprio in relazione alla natura della strada, privata ma destinata all’uso pubblico. L’intervento istituzionale riaccende così i riflettori su una vicenda che coinvolge più soggetti e che, proprio per la sovrapposizione delle competenze, rischia di trasformarsi in un lungo rimpallo di responsabilità.
ARMANO: “LE TRANSENNE VANNO RIMOSSE” – La posizione dell’avvocato è netta. Secondo Armano, la strada sarebbe stata chiusa senza un provvedimento formalmente valido e le transenne dovrebbero quindi essere rimosse. La sua proposta è quella di una soluzione coordinata tra gli enti coinvolti. All’Interporto di Nola spetterebbe, secondo la ricostruzione, intervenire per rimuovere il fango e liberare le caditoie. Al Consorzio di Bonifica viene chiesto di occuparsi della pulizia e della manutenzione dell’Alveo Gaudo. Alla Città Metropolitana spetterebbero gli interventi sulla strada e l’installazione di sistemi di videosorveglianza. Al Comune di Nola, invece, viene indicata la possibilità di intervenire attraverso un’ordinanza ai sensi dell’articolo 192 del decreto legislativo 152/2006, con eventuale esecuzione in danno. Secondo Armano, con una spesa stimata tra i 25 e i 30 mila euro sarebbe possibile risolvere il problema. Nel frattempo, però, la bretella resta chiusa. A pagare le conseguenze sono soprattutto i cittadini di Cicciano e Camposano, oltre agli automobilisti che utilizzavano quel percorso per raggiungere più rapidamente l’area dell’Interporto e la viabilità circostante. La chiusura comporta deviazioni, percorsi più lunghi e disagi quotidiani. Ma il problema non è soltanto viario. La vicenda pone una questione più ampia sulla gestione delle infrastrutture e sulla necessità di individuare con chiarezza competenze e responsabilità quando una strada privata viene utilizzata quotidianamente dalla collettività.
LA DOMANDA CHE RESTA – Dopo mesi di transenne, diffide e richieste di chiarimento, la domanda resta ancora lì, davanti a quella barriera che impedisce il passaggio. Chi ha chiuso la bretella di via Capua-Boscofangone? Con quale provvedimento? E, soprattutto, chi deve riaprirla? La Città Metropolitana sostiene di non avere competenza sulla strada. L’avvocato Armano contesta la legittimità della chiusura. Il consigliere regionale Ceparano chiede chiarimenti all’Interporto. Nel mezzo restano i cittadini.







