CICCIANO (Nello Lauro) – C’è chi ha dovuto svuotare frigoriferi e congelatori pieni di alimenti ormai inutilizzabili. Chi ha trascorso intere giornate con oltre trenta gradi in casa senza poter accendere nemmeno un ventilatore. Chi ha visto interrompersi lo smart working, chiudere l’attività commerciale o, peggio ancora, ha vissuto con l’ansia di assistere un familiare dipendente da apparecchi elettromedicali. A Cicciano la pazienza dei residenti di via Monte della Taglia sembra essere arrivata al limite. Da circa due mesi, raccontano, convivono con continui blackout che, in alcuni casi, arriverebbero a lasciare intere abitazioni senza energia elettrica anche per dieci o dodici ore consecutive. Una situazione che non è più un caso isolato: episodi analoghi vengono segnalati in diversi comuni del Nolano e del Napoletano, dove le interruzioni prolungate stanno diventando sempre più frequenti. Nella segnalazione inviata ai gestori del servizio, i residenti descrivono un quadro fatto di interruzioni continue dell’energia elettrica, spesso della durata di sei o sette ore, con picchi che sfiorerebbero le dodici ore. Un problema che, sottolineano, sembrerebbe interessare quasi esclusivamente la loro strada. “Quando salta la corrente da noi – spiegano – basta spostarsi nelle vie confinanti per vedere che tutto funziona regolarmente. Per questo riteniamo che il problema non possa essere attribuito soltanto al caldo o all’eccessivo consumo di energia”. Da qui la convinzione che possa esistere una criticità tecnica o infrastrutturale da approfondire. Il disagio, spiegano ancora gli abitanti, va ben oltre il semplice blackout. Con temperature stabilmente superiori ai trenta gradi, restare senza elettricità significa non poter utilizzare climatizzatori e ventilatori, conservare correttamente alimenti e farmaci oppure lavorare da casa. Tra le maggiori preoccupazioni ci sono le persone più fragili. Molte famiglie assistono anziani e persone non autosufficienti che, durante le lunghe interruzioni dell’energia, si ritrovano prive anche dei servizi essenziali. A questo si aggiunge il problema dell’illuminazione pubblica e privata. “Quando manca la corrente – raccontano – aumenta anche il senso di insicurezza. Restiamo al buio e questo rende il quartiere più esposto a furti e incidenti domestici”. Un forte senso di amarezza. I residenti parlano di una situazione “indegna di un Paese moderno”, sottolineando come si continui a parlare di digitalizzazione e innovazione mentre, nella vita quotidiana, diventa difficile persino utilizzare una connessione in fibra ottica o svolgere regolarmente attività in smart working. “Ci piacerebbe poter usare la fibra che abbiamo installato – scrivono – ma senza corrente tutto diventa inutile”. Il malcontento, intanto, si sposta anche sul piano legale. Secondo quanto annunciato, all’inizio della prossima settimana verranno avviate le opportune iniziative per accertare eventuali responsabilità legate ai disservizi, verificare il diritto agli indennizzi previsti dalla normativa e valutare ulteriori azioni nelle sedi competenti, comprese eventuali ipotesi di rilievo penale qualora dovessero emergere presupposti. È legittimo – dicono i residenti – chiedersi come sia possibile che simili disservizi si ripetano senza che vengano fornite ai cittadini spiegazioni chiare, tempi certi per il ripristino e, soprattutto, garanzie affinché tali episodi non abbiano a ripetersi. La politica, a tutti i livelli, ha il dovere di tutelare i cittadini e di pretendere che i gestori dei servizi pubblici essenziali assicurino standard adeguati di efficienza e affidabilità. Non è accettabile che intere comunità subiscano conseguenze tanto gravi senza un’assunzione di responsabilità. Al di là degli aspetti tecnici e giuridici, ciò che emerge dalla protesta è soprattutto una richiesta di chiarezza. I cittadini chiedono informazioni puntuali sulle cause dei blackout, tempi certi per il ripristino del servizio e un piano di intervento che impedisca il ripetersi di interruzioni così prolungate. Perché dodici ore senza corrente non significano soltanto restare al buio. Significano fermare il lavoro, rinunciare ai servizi essenziali, mettere a rischio la salute delle persone più fragili e vivere con la sensazione che un problema ormai quotidiano non trovi ancora una soluzione definitiva.







