NAPOLI (rgl) – Una lettera aperta, ironica nei toni ma durissima nei contenuti, è stata indirizzata a Eav dai pendolari vesuviani, che tornano a denunciare le condizioni del servizio ferroviario sulle linee Vesuviane. Una lettera, parafrasando quella immortale cinematografica di “Totò, Peppino e la Malafemmina” che non lascia spazio a interpretazioni: “Cara Eav, veniamo noi, con questa nostra, a dirvi che anche quest’anno – come voi ben sapete – c’è stata una grande moria di treni”, scrivono i rappresentanti dei comitati, Enzo Ciniglio, Salvatore Ferraro (Gruppo “No al taglio dei treni della Cirumvesuviana”, Marcello Fabbrocini, (comitato civico Cifariello Ottaviano) e Salvatore Alaia (Comitato civico E(A)Vitiamolo) ricordando guasti, ritardi, soppressioni e disservizi che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. I pendolari sottolineano come la situazione sia aggravata da quella che definiscono “l’urdemo scuppolone”, ovvero la sperimentazione introdotta da Eav circa tre anni fa e ancora in vigore, che ha ridotto il numero delle corse in diverse fasce orarie. Una scelta che, secondo i viaggiatori, ha peggiorato ulteriormente la qualità del servizio. La lettera insiste su un punto: i pendolari continuano a pagare regolarmente abbonamenti mensili e annuali, nonostante il servizio sia spesso giudicato insufficiente. “In questo periodo di crisi – scrivono – quei soldi ci avrebbero fatto comodo. Ma poiché siamo cittadini onesti, nonostante tutto ve li abbiamo elargiti, anticipatamente, al mese o addirittura all’anno”. Un passaggio che mette in evidenza il paradosso: “Noi, nonostante negli anni abbiamo perso dieci milioni di amici viaggiatori, siamo ancora in tanti. E invece di treni ce ne sono pochi”. I pendolari chiedono che da settembre Eav “metta la testa al posto giusto”, avviando una nuova programmazione con più corse su tutte le linee e cancellando la sperimentazione. “Perché noi dobbiamo andare a lavorare e i nostri figli a studiare”, si legge nella lettera. Pur riconoscendo la carenza di materiale rotabile, i comitati propongono una redistribuzione più razionale dei treni: “Se li distribuite meglio, eliminando quelli che in alcuni orari sono vuoti e utili solo come propaganda, ce ne saranno di più per tutti”. La lettera si chiude con una nota amara ma efficace: “Non è che vogliamo arrivare in perfetto orario, ma sarebbe già bello partire in orario”. E con un post scriptum che diventa una stoccata: “Nessun treno è stato maltrattato per la scrittura di questa lettera, perché sono fermi in deposito”.







