ERCOLANO (rgl) – A Ercolano c’è una casa che per quasi trent’anni ha custodito in silenzio la propria storia. Una dimora rimasta chiusa, protetta, sospesa nel tempo, mentre il Parco Archeologico continuava a raccontare al mondo la vita dell’antica città sepolta dall’eruzione del 79 d.C. Da giovedì 9 luglio quel silenzio si è interrotto: la Casa del Mobilio Carbonizzato riapre al pubblico, restituendo alla città uno dei suoi ambienti più suggestivi e intimi. È una riapertura che non riguarda soltanto un edificio, ma un intero modo di guardare alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Il nome della domus è già un racconto: durante gli scavi condotti tra il 1932 e il 1933 da Amedeo Maiuri, vennero ritrovati un tavolino e un letto con alta spalliera, ancora segnati da tracce di tessuto e dalla rete di corda che sosteneva le doghe. Arredi carbonizzati, sopravvissuti all’eruzione e conservati dal tempo, testimonianze di una quotidianità interrotta in un istante. Oggi, attraversare la soglia della casa significa entrare in un impianto domestico di età repubblicana rimasto sorprendentemente coerente: ambienti disposti attorno all’atrio, un giardino sul fondo con un piccolo larario a forma di tempietto, un loggiato superiore che si affacciava sull’atrio fin dalla prima fase costruttiva. Le pareti, decorate in IV Stile, raccontano stratificazioni di vita e rinnovamenti, mentre gli ambienti più preziosi – il triclinio con mosaico e nature morte, il tablino con soffitto affrescato – restituiscono la raffinatezza di una casa che doveva appartenere a una famiglia agiata. È nel grande oecus Cyzicenus, aperto da una finestra sul giardino, che vennero ritrovati gli arredi carbonizzati che hanno dato il nome alla domus: un letto e un tavolino, oggetti semplici e potentissimi, capaci di evocare la presenza di chi li abitava quasi duemila anni fa. “Riportare alla luce e restituire alla città la Casa del Mobilio Carbonizzato, dopo quasi trent’anni di chiusura, è un traguardo che ci riguarda nel profondo” afferma la direttrice del Parco Archeologico, Federica Colaiacomo. «Non parliamo soltanto del recupero di uno spazio architettonico, ma della restituzione di una storia umana fatta di gesti quotidiani – un letto, un tavolino – che l’eruzione ha congelato nel tempo». La riapertura è il risultato di un restauro lungo e complesso, avviato oltre dieci anni fa nell’ambito del partenariato tra il Parco Archeologico e il Packard Humanities Institute, attivo a Ercolano da venticinque anni. Le prime opere hanno riguardato la ricostruzione delle coperture e la messa in sicurezza delle superfici decorate; gli interventi più recenti hanno affrontato criticità rimaste irrisolte, come la ricostruzione di solai lignei, la sostituzione di architravi compromessi e il restauro delle colonne del loggiato superiore. L’architetto Rossella Di Lauro, del PHI-IPBC, racconta il lavoro minuzioso di rilievo tridimensionale, smontaggio e rimontaggio controllato, necessario per preservare le porzioni di legno carbonizzato e ricollocarle in nuove strutture protettive, pensate per facilitare monitoraggio e manutenzione futura. Questo intervento si inserisce nel più ampio progetto di restauro conservativo delle domus più importanti di Ercolano, che prevede la riapertura di sei abitazioni storiche. Una strategia fondata sulla manutenzione programmata e sulla conservazione a scala urbana, che ha già permesso la riapertura della Casa del Colonnato Tuscanico e della Casa del Sacello di Legno nel marzo 2025. Oggi, la Casa del Mobilio Carbonizzato restituisce piena leggibilità ai propri apparati decorativi: dipinti murali, soffitti e pavimentazioni, a lungo compromessi dalla vegetazione infestante, sono stati stabilizzati e restaurati, permettendo un recupero estetico che si affianca alla tutela strutturale. La riapertura dell’atrio e degli ambienti circostanti è solo il primo passo: i prossimi interventi riguarderanno il giardino-hortus e il larario, in un percorso che punta alla fruizione completa della domus. Intanto, i legni carbonizzati che hanno dato il nome alla casa sono esposti all’Antiquarium di Ercolano, dove i visitatori possono completare il viaggio iniziato tra le mura della domus, chiudendo il cerchio di un’esperienza che attraversa l’intero Parco Archeologico. La Casa del Mobilio Carbonizzato torna così a raccontare la propria storia, non più in silenzio, ma attraverso la voce di chi la visita, la studia e la custodisce. È il primo capitolo di una nuova stagione di riaperture che promette di riscrivere ancora una volta la mappa dell’antica Ercolano.









