di Nello Lauro
Viviamo in un mondo che corre veloce, che parla di globalizzazione, di mercati, di piattaforme digitali, di intelligenza artificiale. Eppure, mentre guardiamo lontano, ci stiamo accorgendo che ciò che manca davvero sono le cose più vicine a noi: i territori. Sono loro a reggere la vita quotidiana, a custodire identità , a sostenere comunità . Sono loro il luogo dove le persone vivono, lavorano, costruiscono relazioni. E sono proprio loro, paradossalmente, ad essere stati lasciati più indietro. Per anni abbiamo inseguito modelli importati, tendenze costruite altrove, narrazioni pensate per altri contesti. Intanto, sotto i nostri piedi, si indebolivano le strutture che dovrebbero garantire servizi, mobilità , cultura, sviluppo.
La globalizzazione ci ha fatto guardare il mondo. Ma forse ci ha fatto dimenticare casa. Con la conclusione della prima fase di valutazione delle candidature per il riconoscimento delle Destination Management Organization (DMO), prende forma un sistema che prova a invertire la rotta: cambiare il modo in cui i territori si presentano e competono sui mercati nazionali e internazionali. La Regione Campania ha lanciato un nuovo modello di turismo. Non è la scoperta della ruota, certo. Ma è un tentativo finalmente strutturato di mettere ordine in un settore che per troppo tempo ha vissuto di iniziative isolate, progetti episodici, promozioni senza una vera strategia.
Le DMO non rappresentano un nuovo livello amministrativo, ma una piattaforma di cooperazione reale. Comuni, imprese, operatori turistici, associazioni e comunitĂ locali vengono chiamati a lavorare insieme per costruire una destinazione riconoscibile, organizzata, competitiva. Non piĂą la somma di singoli luoghi, ma la forza di un territorio che si presenta come sistema, integrando cultura, paesaggio, ricettivitĂ , mobilitĂ , eventi, enogastronomia e servizi.
Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante. Perché il turista di oggi non cerca più soltanto una meta. Cerca un’esperienza. E un’esperienza non nasce da un singolo monumento, da una singola festa o da un singolo evento. Nasce quando un territorio riesce a raccontarsi, organizzarsi, accogliere.
L’area nolana ha tutto per farlo. L’”Ager Nolanus” è un mosaico di storia, cultura, tradizioni, natura ed eccellenze. Nola rappresenta il cuore di questo sistema con la Festa dei Gigli, patrimonio immateriale dell’Unesco, la memoria della Nola romana legata alla figura di Ottaviano Augusto e il pensiero libero e universale di Giordano Bruno, il filosofo degli “infiniti mondi” nato proprio in questa terra. Una cittĂ che nei secoli ha saputo generare cultura, visioni e idee capaci di superare i propri confini. A completare questo patrimonio c’è il Museo Archeologico, custode di testimonianze di straordinario valore.
A pochi chilometri, le Basiliche Paleocristiane di Cimitile rappresentano uno dei complessi cristiani più importanti del Mezzogiorno e uno degli elementi più forti per costruire un itinerario culturale capace di attrarre visitatori durante tutto l’anno. Ma il territorio non vive solo dei suoi grandi attrattori.
Ci sono i Carnevali di Palma Campania e Saviano, tra le manifestazioni piĂą riconoscibili del patrimonio folkloristico campano. Ci sono i santuari e i luoghi di culto, da Santa Maria a Parete a Liveri fino alla Madonna della Speranza di Marigliano e alla Maria Santissima Consolatrice del Carpinello a Visciano.
Ci sono le ville storiche di San Paolo Bel Sito, i borghi, le produzioni agricole ed enogastronomiche, dal pomodoro San Marzano alla nocciola, fino al patrimonio naturalistico della foresta demaniale di Roccarainola. Senza dimenticare eventi e un calendario diffuso di iniziative culturali, religiose e popolari che ogni anno attraversano i nostri comuni. Un patrimonio enorme. Ma un patrimonio, da solo, non basta.
Per anni il Nolano è rimasto prigioniero della logica del campanile: ogni Comune a difendere il proprio piccolo spazio, ogni iniziativa chiusa nel proprio recinto. Il risultato è stato quello di avere tante ricchezze, ma una narrazione debole. Il territorio possiede storia, identità , bellezza. Quello che è mancato spesso è stata la capacità di leggerle come un unico sistema. Le DMO possono essere l’occasione per cambiare. Possono rappresentare il passaggio verso una nuova stagione, lontana dalla politica della giornata, della vetrina, dell’emergenza.
Una politica che troppo spesso ha confuso la programmazione con la propaganda, la visione con il consenso immediato, il territorio con lo sfondo di un selfie. Una politica che inaugura, ma non pianifica. Che racconta, ma non costruisce. Che cerca il presente, dimenticando il futuro.
Il Nolano non deve soltanto diventare una destinazione turistica. Deve prima di tutto diventare un territorio consapevole. Un territorio che sa raccontarsi, che sa organizzarsi, che sa fare rete. Per anni abbiamo avuto bellezza senza riuscire sempre a trasformarla in opportunità . Abbiamo avuto storia senza costruire abbastanza futuro. Ora la sfida è diversa: smettere di aspettare che qualcuno riconosca il valore di questo territorio e iniziare a costruirlo insieme.
Perché i territori non aspettano il futuro. Lo costruiscono.
















