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Nola, tornano le sedie nella sala d’attesa del pronto soccorso dell’ospedale

NOLA (nl) – Da qualche giorno sono ricomparse una panchina e le sedie nella sala d’attesa del pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria della Pietà” di Nola. Un segnale concreto di attenzione verso gli utenti, arrivato dopo le segnalazioni e il racconto pubblicato qualche giorno fa dal Giornale Locale (https://www.ilgiornalelocale.it/2026/06/nola-gazebo-rovente-e-zero-sedie-lattesa-al-pronto-soccorso-e-un-disagio/) sulla condizione di forte disagio vissuta dai familiari dei pazienti. Per giorni, infatti, nel pronto soccorso non c’era spazio per aspettare: la sala d’attesa era stata trasformata in un’area piena di barelle e chi accompagnava un familiare era costretto a restare in piedi o all’esterno, sotto un gazebo privo di sedie e con temperature sempre più difficili da sopportare. All’interno, l’area che un tempo accoglieva le famiglie dei pazienti era occupata dai letti di emergenza utilizzati per gestire il sovraffollamento. L’accesso era consentito solo per raggiungere i servizi igienici: l’aria condizionata c’era, ma non bastava a compensare l’assenza di posti a sedere e di uno spazio dignitoso dove attendere anche per ore. Fuori, la situazione non era migliore. Il gazebo montato all’ingresso, pur dotato di climatizzatore, non offriva alcuna seduta. Le persone si alternavano sul muretto esterno, uno spazio precario e spesso inutilizzabile per il continuo passaggio delle ambulanze e delle auto che accompagnavano i pazienti. Molti accompagnatori avevano raccontato un’attesa fatta non solo di caldo e scomodità, ma anche di impazienza e preoccupazione, perché restare in piedi per ore mentre si attendono notizie di un familiare rende tutto ancora più difficile da sopportare. Una condizione segnalata da tempo e che, con l’aumento delle temperature, era diventata sempre più insostenibile. Ora, la ricomparsa delle sedie nella sala d’attesa rappresenta un piccolo primo passo, un gesto semplice ma significativo. Un intervento minimo, certo, ma che restituisce un minimo di dignità a chi è costretto ad attendere per ore in un momento di fragilità e ansia. Resta aperta la questione più ampia: la necessità di garantire spazi adeguati, percorsi più fluidi e condizioni di accoglienza rispettose per chi accompagna un paziente. Ma il segnale arrivato in queste ore dimostra che le criticità possono essere affrontate e che la voce dei cittadini — quando raccontata, documentata e condivisa — può produrre attenzione e piccoli cambiamenti immediati.

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