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Crisi politica a Nola, tre gruppi consiliari restituiscono le deleghe: “Il sindaco è rimasto solo”

Il sindaco Andrea Ruggiero

NOLA (rgl) – La crisi politica che attraversa il Comune di Nola entra in una nuova fase decisiva. I gruppi consiliari Fare Democratico, Nola Popolare e Nuovi Orizzonti hanno annunciato la restituzione delle deleghe più rilevanti, formalizzando una rottura ormai irreversibile con il sindaco Andrea Ruggiero. Un gesto politico che non si limita a una presa di distanza, ma che viene presentato come un atto di “restituzione del potere vero al popolo”, con l’accusa di una gestione definita “monarchica”, “familistica” e “non condivisa”. I tre gruppi hanno rimesso nelle mani della città deleghe strategiche che, nella struttura amministrativa nolana, rappresentano vere leve di governo: Commercio e attività produttive, Urbanistica, Ambito N23 (servizi sociali), Polizia municipale, ASI (Area di Sviluppo Industriale), CIS, Interporto e Vulcano Buono, circoscrizione di Piazzolla e  circoscrizione di Polvica. Si tratta di settori che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, sulla pianificazione urbana, sulla sicurezza, sul tessuto produttivo e sulle frazioni. Restituirli significa, politicamente, svuotare la maggioranza di molte delle sue funzioni operative. Il manifesto ricostruisce la crisi a partire da dicembre 2025, quando — dopo settimane di tensioni — venne firmato un protocollo di rilancio amministrativo. Il documento prevedeva: un Consiglio comunale entro 60 giorni, maggiore trasparenza, gestione condivisa delle scelte strategiche e coinvolgimento dei gruppi consiliari nelle decisioni più delicate. Secondo i tre gruppi, nessuno degli impegni sarebbe stato rispettato. La Giunta, scrivono, sarebbe rimasta “ostaggio di decisioni monarchiche”, con un sindaco che avrebbe progressivamente isolato i gruppi che lo avevano sostenuto. Uno dei punti più duri riguarda il bando “Giglio di Impresa”, che prevedeva 250.000 euro a fondo perduto per sostenere i commercianti. Secondo il documento, il fondo — proposto proprio dai gruppi oggi dimissionari — sarebbe stato stralciato con atti unilaterali, nonostante fosse considerato una misura strategica per il rilancio del centro storico e delle attività produttive. La critica è particolarmente incisiva perché il sindaco proviene proprio dal mondo del commercio: “La riprogrammazione del fondo è avvenuta al centro meno — con la firma di un Sindaco che del commercio proviene”. Altro punto delicato riguarda una sentenza del TAR che imponeva al Comune di contrattualizzare il vincitore di concorso per l’Ufficio Sociale di zona 1. Secondo i gruppi, il sindaco avrebbe “aggirato” il verdetto proponendo una modifica della convenzione tra Comuni, approvata in Consiglio, che di fatto impediva l’applicazione della sentenza. “La legge non si aggira, si rispetta”, si legge ancora nella nota dei tre gruppi. Il documento dedica ampio spazio alla revoca del progetto NOS – Nola Obiettivo Sicurezza, che prevedeva: gestione regolamentata dei parcheggi, contrasto alla sosta selvaggia, maggiore ordine urbano, strade più vivibili, un sistema integrato di sicurezza cittadina La revoca della convenzione viene definita “un colpo alla civiltà urbana”, con la città tornata “nel caos”. I gruppi denunciano la cancellazione delle risorse destinate alle frazioni, accusando il sindaco di aver riportato la gestione delle deleghe nelle proprie mani. “Piazzolla e Polvica non sono periferie, ma parte integrante della città. Polvica e Nola centro sono un unico cuore”, si legge ancora. La seduta del 7 luglio, con soli “7 consiglieri di maggioranza su 21”, viene indicata come il punto di rottura definitiva: “Non c’è più maggioranza, non c’è più governo. Il sindaco è rimasto solo”. Nella nota si fa riferimento anche alla seduta del 29 luglio, quando il sindaco avrebbe parlato di “pressioni”, “ambizioni individuali” e “atti di discredito”. I gruppi replicano: “Se esistono episodi di pressione, vanno denunciati. Se non esistono, si tratta di calunnie. Nessuna segnalazione è stata presentata in Procura”. Il documento si chiude con una frase che sintetizza la rottura politica e il messaggio ai cittadini: “Nola non è un feudo. È al popolo che si deve rendere conto”.

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