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Mondiale Biliardo: l’imbattuto Vecchione, e l'”assassino” La Manna volano ai sedicesimi, ipotesi derby

MARCOS JUAREZ (Domenico Forino) – Ci sono luoghi in cui il calcio non è il centro del mondo. In Argentina, terra di passioni estreme, esistono comunità che hanno trasformato il biliardo in un rito collettivo. Marcos Juárez, nella provincia di Córdoba, è una di queste. Qui, nel 1983, Miguel Ángel Borrelli — idolo locale, uomo schivo e geniale — vinse il Mondiale 5 birilli, consegnando alla cittadina una fama che ancora oggi resiste. Le foto in bianco e nero di quell’edizione sono appese nei bar, nelle sale da biliardo, perfino nelle scuole: un simbolo di riscatto e orgoglio. Oggi, quarantatré anni dopo, Marcos Juárez torna a essere il centro del mondo. Le strade sono decorate con bandiere, i bambini imitano i gesti dei campioni, i telecronisti locali parlano del torneo come di un evento “che definisce un’epoca”. Il biliardo, qui, non è solo sport: è identità, appartenenza, memoria.

MONDIALE, UNA STORIA LUNGA 61 ANNI – Il Mondiale 5 birilli nasce nel 1965, a Santa Fe. La finale fu un derby sudamericano: Manuel Gomez contro Anselmo Berrondo, detto “La Bibbia del biliardo” per la sua conoscenza enciclopedica del gioco. Da allora, il torneo ha attraversato continenti, epoche, generazioni. Ha visto campioni leggendari, rivoluzioni tecniche, cambiamenti nelle regole e nell’approccio mentale. Sessantuno anni dopo, il Mondiale torna in Argentina, riportando la disciplina nella terra che più di ogni altra l’ha trasformata in un linguaggio sociale. Qui il biliardo è un modo per uscire da contesti difficili, per costruire una carriera, per diventare un simbolo.

L’ITALIA E I SUOI 11 ALFIERI – Il 26 agosto 2026 è iniziata la fase a gironi: 64 giocatori, divisi in 8 gruppi da 8, con 11 italiani in gara. Tra loro Antonio La Manna, 44 anni, viscianese, campione italiano 2026 e Fioravante Vecchione, 49 anni nolano di nascita, bresciano d’adozione, detto “Il Prof”. Sono loro i due campani che stanno trascinando l’Italia nel Mondiale più atteso degli ultimi anni.

ANTONIO LA MANNA, “L’ASSASSINO” – La Manna ha iniziato il Mondiale con una sconfitta nel derby italiano contro Riccardo Nuovo. Un 3-1 che avrebbe potuto destabilizzarlo. Invece, ha reagito come fanno i campioni: sei vittorie consecutive, tutte con un livello di gioco altissimo. Il viscianese è entrato in uno stato di forma impressionante: concentrazione totale, colpi chirurgici, gestione perfetta dei momenti di pressione. Talmente impressionante che i telecronisti argentini, durante il match contro il tedesco Leon Enge, lo hanno ribattezzato “L’assassino”, per la freddezza con cui chiude i set decisivi. La Manna è al suo secondo Mondiale. Sa che questa è la sua occasione. Sa che può essere uno dei protagonisti assoluti. E sa che il suo biliardo, oggi, è tra i più completi del circuito internazionale.

FIORAVANTE VECCHIONE, IL “PROF” IMBATTUTO – Vecchione ha dominato il suo girone come pochi nella storia recente del Mondiale: sette vittorie su sette, imbattuto. Ha sofferto contro Matias Spatola (3-2) e contro Gustavo Torregiani (3-2), ma ha sempre trovato la soluzione giusta. Il suo biliardo è una combinazione di tecnica, calma, intelligenza tattica. Vecchione non gioca: spiega il gioco. Lo interpreta. Lo anticipa. Il suo stato di grazia ricorda quello del 2019, quando fu vicecampione europeo, e dello stesso anno quando vinse il Gran Premio di Saint-Vincent, uno degli eventi più prestigiosi del biliardo internazionale. Vecchione è un giocatore che non si limita a colpire: costruisce. E quando costruisce, diventa quasi impossibile da fermare.

OGGI I SEDICESIMI: IPOTESI DERBY VISCIANO-NOLA – Dalle 10 ore locali (ore 15 italiane) cominciano i sedicesimi di finale: La Manna affronterà l’uruguaiano Andres Lajuni (ore 12 locali) mentre Vecchione se la vedrà con l’argentino Oscar Barolo (sempre alle 12 locali, ore 17 in Italia). Se entrambi vinceranno, agli ottavi ci sarà un derby campano: Visciano contro Nola. Un incrocio che già promette spettacolo.

GLI ITALIANI TUTTI QUALIFICATI – La fase a gironi del Mondiale 2026 consegna un dato storico: tutti gli undici italiani presenti a Marcos Juárez hanno superato il primo turno, accedendo ai sedicesimi di finale. Il tabellone ufficiale del 29 agosto conferma la presenza di tutti gli azzurri nelle griglie dei sedicesimi: Natalino Scorza vs Marcelo Dellagaspera (ARG); Severino Marchioretto vs Kasper Kristoffersen (DK); Andrea Quarta vs Rene Andersen (DNK); Riccardo Nuovo vs Tobias Klausen (DK); Fioravante Vecchione vs Oscar Barolo (ARG); Antonio La Manna vs Andres Lajuni (UY); Biagio Maceri vs Pierpaolo Pepe; Andrea Ragonesi vs Riccardo Barbini; Matteo Gualemi vs Gustavo Torregiani (ARG). Un risultato che certifica la solidità del movimento italiano e amplifica il peso dei due campani, inseriti in un contesto nazionale che sta vivendo un Mondiale di altissimo livello.

LA “MALEDIZIONE” ARGENTINA – In Argentina, vincere non è mai semplice. L’unico campano iridato fu Domenico Acanfora nel 1975. Gli italiani che hanno vinto in Sudamerica sono solo due: Fabio Cavazzana (1993) e Gustavo Zito (1999). Molti grandi italiani sono caduti qui: Daniel Lopez nel 2009, Michelangelo Aniello nel 2017. La Manna e Vecchione hanno quindi una doppia missione: vincere e sfatare la maledizione argentina.

IL FUTURO DEL BILIARDO – Il Mondiale 2026 deve essere un punto di ripartenza. Il biliardo vive una crisi generazionale: costi alti, tempi lunghi, pochi giovani che possono permetterselo. Servono riforme, investimenti, strutture, visione. Perché il biliardo non sarà mai il tennis, ma può essere — e deve essere — un movimento vivo, moderno, sostenibile.

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