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Bacoli, sequestrato centro raccolta rifiuti gestito da società in house del Comune

BACOLI (rgl) – La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo dell’intero impianto comunale di raccolta rifiuti di Bacoli, in via Cuma 232, dopo un’indagine definita dagli inquirenti “di particolare complessità, caratterizzata da una ricostruzione fattuale precisa e puntuale” . Ieri mattina i carabinieri forestali di Pozzuoli hanno eseguito il decreto emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari, ponendo i sigilli a capannoni, attrezzature, cassoni scarrabili e autocompattatori utilizzati dalla società in house Flegrea Lavoro spa, partecipata interamente dal Comune di Bacoli. Secondo quanto accertato dagli investigatori, la precedente Amministratrice Unica della società e l’attuale Amministratore — che dal 2019 ricopriva anche il ruolo di responsabile tecnico per la raccolta e il trasporto dei rifiuti — risultano indagati nell’ambito del procedimento. Le verifiche, condotte attraverso sopralluoghi, rilievi fonometrici, incroci di dati e testimonianze, con il supporto tecnico di Arpac, Asl Napoli 2 Nord e Ufficio Tecnico Comunale, hanno delineato un quadro di illeciti sistematici e pervasivi.

GESTIONE ILLECITA DI RIFIUTI – Il provvedimento, firmato dal Procuratore Aggiunto Antonio Ricci, evidenzia che l’impianto operava “in totale assenza della prescritta autorizzazione regionale (ex art. 208 d.lgs. 152/06)” gestendo 17 differenti codici Eer, compresi rifiuti speciali e pericolosi, nonostante il parere igienico-sanitario ne consentisse solo 7. La struttura, formalmente qualificata come “centro di raccolta”, sarebbe stata utilizzata come una vera e propria stazione di trasferimento e compattazione massiva, movimentando migliaia di tonnellate di rifiuti sotto la copertura delle cosiddette “soste tecniche”.

SCARICHI ABUSIVI E INQUINAMENTO – Durante le operazioni di pressatura e trasbordo, ingenti quantità di liquidi ad alto carico organico — i cosiddetti colaticci — venivano sversati sul suolo e convogliati nella rete fognaria pubblica, senza alcun sistema autorizzato di collettamento. L’impianto risultava infatti autorizzato solo per il trattamento delle acque bianche di prima pioggia, con un “gravissimo pericolo per l’equilibrio delle matrici ambientali” .

MIASMI E DISTURBO AI RESIDENTI – Le attività illecite avrebbero generato “continue, persistenti e insopportabili emissioni di gas, fumi e miasmi nauseabondi”, che hanno superato ampiamente i limiti della normale tollerabilità, molestando gli abitanti del vicino complesso residenziale Parco Orione . A ciò si aggiunge il rumore prodotto dai mezzi pesanti, operativi già dalle 5 del mattino, con immissioni sonore superiori ai limiti di legge di +13,6 dB di giorno e +12,9 dB di notte.

ABUSI EDILIZI E VIOLAZIONI ANTI INCENDIO – Il complesso immobiliare, esteso su 3.500 metri quadrati, sarebbe stato utilizzato senza certificato di agibilità e senza validi titoli abilitativi. Gli accertamenti hanno rilevato radicali mutamenti di destinazione d’uso, frazionamenti, accorpamenti e edificazioni sine titulo per oltre 1.800 metri quadrati, con istanze di condono mai evase. Le lavorazioni venivano svolte “in palese frode alla normativa di prevenzione incendi” . La Procura ha definito il sequestro “necessario e indifferibile per evitare l’aggravamento e la protrazione delle conseguenze dei reati”, qualificandolo come un atto imprescindibile per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità. Contestualmente, è stato ordinato lo smaltimento immediato di tutti i rifiuti presenti nell’impianto, con particolare attenzione a quelli pericolosi, biodegradabili e marcescenti, a cura della stessa società in house.

 

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