Tufino, ladri in casa del sindaco. La rabbia di Mascolo: ora basta, viviamo nel terrore dei raid

Antonio Mascolo

Antonio Mascolo

TUFINO- “Mi hanno rubato cose a cui ero affezionato, oggetti della mia vita. Hanno perso tutto mi avevano sottratto persino la macchina. Oggi ci sentiamo violati nella nostra intimità, siamo esausti”. A parlare non è un cittadino qualsiasi ma il primo cittadino di Tufino. Antonio Mascolo l’altra notte ha subito un grave furto nella sua casa di Risigliano. Era nell’abitazione, stava dormendo insieme ai familiari, i ladri gli hanno portato via soldi e gioielli, oggetti preziosi ed affettivamente importanti. Hanno rubato persino l’automobile poi per fortuna ritrovata grazie al gps a Poggioreale. Oggi racconta contrito e arrabbiato la sua disavventura: “Stiamo malissimo e soprattutto siamo preoccupati perché i furti non si fermano”.

Stanotte i ladri hanno svaligiato una casa a cento metri dalla sua, alle dieci di sera con dei bambini che dormivano: “E’ assurdo-. racconta Mascolo- che i malviventi possano spadroneggiare nei nostri paesi, nelle nostre case. Oggi andiamo a dormire con la paura dei raid, ci sentiamo inermi. Le forze dell’ordine fanno tutto il possibile, ma i colpi sono all’ordine del giorno e pare impossibile arginarli”.

Mascolo annuncia che vuole parlare con gli altri sindaci del Nolano di questa scottante problematica: “Dobbiamo decidere cosa fare, come intervenire per arginare il fenomeno. I cittadini si sentono soli, anche perché pochi criminali tengono sotto scacco paesi interi. E’ assurdo che in una frazione di 300 abitanti ci siano due furti in pochi giorni”.

“Siamo tutti persone perbene- continua il sindaco- gente che non ricorre alla forza ma si blinda in casa per sfuggire alle incursioni dei ladri. Non possiamo difenderci e rifiutiamo l’uso della forza anche perché se qualcuno si difende così rischia molto, mentre il ladro, per assurdo resta libero. Così viviamo come prigionieri. Loro in strada a seminare terrore, noi nella galera delle nostre case. Ma è ora di dire basta”.

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