ACERRA (rgl) – Un impero costruito, secondo i giudici, sull’avvelenamento della terra. Dopo anni di processi, sequestri, annullamenti e nuove istruttorie, il tribunale di Napoli ha disposto la confisca definitiva di beni per oltre 204 milioni di euro nei confronti dei fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori attivi nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali. Il provvedimento – firmato dalla sezione Misure di Prevenzione presieduta da Teresa Areniello e notificato dal Gico del Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Napoli – rappresenta l’epilogo di un lungo iter giudiziario iniziato nel 2017 e passato anche per un annullamento in Cassazione nel 2024 per vizi formali. Oggi, però, la nuova istruttoria patrimoniale ha portato a un esito netto: sigilli a un patrimonio ritenuto frutto o reimpiego di attivitĂ illecite legate al traffico di rifiuti nella cosiddetta Terra dei Fuochi.
IL PATRIMONIO CONFISCATO – La misura colpisce un sistema economico imponente: 8 aziende tra Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili distribuiti tra Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone, 75 terreni, 70 rapporti finanziari, 72 autovetture; 3 imbarcazioni e 2 elicotteri. Un patrimonio complessivo quantificato in 204.914.706 euro. Secondo le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, la ricchezza accumulata sarebbe il risultato di un articolato sistema di traffico illecito di rifiuti, fatturazioni false e imponente evasione fiscale, capace di generare e immettere nei circuiti economico-finanziari ingenti capitali di provenienza illecita. Un meccanismo che, per il Tribunale, avrebbe prodotto un “effetto moltiplicatore” sugli investimenti successivi, consolidando nel tempo un impero economico fondato su basi criminali.
IL PERCORSO GIUDIZIARIO – La prima confisca risale al 2019, confermata in appello nel 2023. Nell’aprile 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento per vizi formali, disponendo la restituzione dei beni. La Procura di Napoli, ritenendo tuttora sussistenti la pericolosità “qualificata” dei Pellini e la sproporzione tra patrimonio e redditi dichiarati, ha avviato una nuova e approfondita ricognizione patrimoniale, estesa anche ai nuclei familiari. Nel maggio 2024 è scattato un nuovo sequestro. Con decreto depositato il 19 febbraio 2026, al termine dell’istruttoria camerale, la Sezione Misure di Prevenzione ha disposto la confisca definitiva, ribadendo la “strutturale e significativa sproporzione” tra i beni accumulati e i redditi leciti dichiarati, nonchĂ© l’inidoneitĂ delle giustificazioni difensive a dimostrare la provenienza legittima delle risorse.
LE MOTIVAZIONI DEI GIUDICI – Nel decreto si parla di “criminali senza scrupoli che hanno piegato le loro competenze imprenditoriali al perseguimento del soldo facile” e di una “concreta e grave capacitĂ criminale” con conseguenze devastanti per l’ambiente, per gli animali e per la salute delle persone. Per i giudici, i fratelli Pellini “non erano onesti imprenditori, per errore impattati nell’illecito”. Richiamata anche la loro condanna definitiva per disastro ambientale, con riferimento alle attivitĂ nella Terra dei Fuochi, territorio giĂ martoriato da anni di sversamenti e roghi tossici. La ricostruzione economico-patrimoniale ha evidenziato, secondo il Tribunale, che i beni confiscati costituiscono frutto diretto delle attivitĂ illecite o reimpiego dei relativi proventi.







