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Biliardo, il viscianese Antonio La Manna è campione del mondo

MARCOS JUAREZ (Domenico Forino) – È Antonio La Manna il 27esimo campione del mondo di biliardo 5 birilli. Nella finale tutta italiana disputata a Marcos Juárez, in Argentina, il viscianese – 44 anni, soprannominato “L’assassino Bam Bam” per la capacità di colpire nei momenti decisivi – ha superato Riccardo Nuovo, 48 anni, il “talento infinito” bergamasco, con il punteggio di 4-1.

UN TRIONFO STORICO – Per la terza volta nella storia, un italiano conquista il titolo mondiale in Sud America. Prima di La Manna, l’impresa era riuscita solo a Fabio Cavazzana nel 1993 contro l’argentino Ricardo Dieguez e a Gustavo Zito, vincitore in una finale tutta italiana contro Marco Sala. Entrambe le vittorie, come quella di oggi, erano arrivate in terra argentina.

LA TRADIZIONE CAMPANA – Quella di La Manna è anche la quarta finale mondiale raggiunta da un giocatore campano. Il primo fu Domenico Acanfora, campione del mondo nel 1975. Poi i salernitani Giuseppe Consagno e Gerardo Mascolo, entrambi fermati all’ultimo atto rispettivamente dal toscano David Martinelli e dal pugliese Crocefisso Maggio.

LA MANNA E NUOVO, CARRIERE PARALLELE – Le storie di La Manna e Nuovo si somigliano. Entrambi hanno vissuto momenti di pausa, entrambi hanno lasciato – per periodi diversi – il circuito internazionale, salvo poi tornare con una forza nuova. Per La Manna, il percorso è stato particolarmente tortuoso. Dopo la semifinale persa nel 2013 al Gran Premio di Saint-Vincent e la finale del Campionato Italiano 2015, entrambe contro Crocefisso Maggio, la conquista di un titolo individuale sembrava un traguardo lontano. E invece, nel 2026, il viscianese ha ritrovato un biliardo eccezionale: a giugno ha conquistato il titolo italiano, chiudendo l’anno sportivo al primo posto della classifica nazionale. Il suo ultimo titolo risaliva al 2014, quando a Milano aveva vinto l’Europeo a squadre. Riccardo Nuovo, dal canto suo, aveva sfiorato il trionfo nel 2005, arrendendosi al “Cannibale” Andrea Quarta nella finale del Gran Premio di Saint-Vincent. Giocatore di classe sopraffina, elegante, capace di illuminare ogni partita, aveva poi scelto una lunga pausa dal circuito, proprio come La Manna.

UNA FINALE PERFETTA – Due professionisti che hanno trasformato la passione in mestiere, investendo tempo, denaro e sacrifici. Due talenti che mancavano al movimento internazionale. La finale di Marcos Juárez, crudele per uno e dolcissima per l’altro, è stata probabilmente la più giusta possibile. Perché vincere un Mondiale significa coronare il sogno di una vita. Perderlo è una ferita profonda. Ma giocare una finale mondiale è sempre un merito, un traguardo di cui essere orgogliosi, qualunque sia l’esito.

IL FUTURO DEL BILIARDO ITALIANO – La spedizione italiana – con un’età media superiore ai 40 anni – torna in patria con certezze e qualche necessità. L’Italia è forse la nazione più forte, certamente la più organizzata. Ma serve una scossa: portare più giovani verso questa disciplina, garantire un ricambio generazionale, investire risorse e strutture. Perché il biliardo richiede tempo e denaro, e senza riforme importanti le gerarchie internazionali potrebbero cambiare.

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