Delitti d’estate, quando il caldo…uccide

di Mariarosaria Alfieri 

* criminologa, presidente associazione Criminalt

Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeariana memoria ci riporta con la mente a qualcosa di onirico, ma la realtà che sempre più spesso supera la fantasia ci fa subito ripiombare coi piedi per terra. Li chiamano gialli dell’estate. Si tratta di fatti violenti che riempiono le pagine di giornali sotto gli ombrelloni dei vacanzieri. Sono crimini efferati, generalmente insoluti. Alcuni entrati nella storia criminale come l’omicidio di Simonetta Cesaroni, massacrata in via Poma il 7 Agosto del 1990. L’omicidio di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. E a seguire, Laura Bigoni 1  agosto 1993 a Clusone, 20 agosto 2006 Elena Lonati a Brescia fino al primo (duplice) delitto del famigerato mostro di Firenze: la coppia Barbara Locci-Antonio Lo Bianco uccisa il 22 agosto 1968 dalle parti di Signa. E poi all’estero: serial killer particolarmente scatenati d’estate in Russia, Spagna, Canada. Ovviamente i crimini efferati purtroppo non mancano negli altri mesi dell’anno. E’ interessante però riprendere la teoria del sociologo Raymond Quetelet che un secolo e mezzo fa parlava di thermic law of crime (la legge termica del crimine).In parole povere riteneva che il caldo va alla testa e fa perdere la ragione. Detto cosi potrebbe sembrare molto semplicistico, ma vediamo in modo scientifico cosa veramente può succedere a livello celebrale. Caldo ed afa insieme hanno un effetto opprimente sull’organismo, ma anche sui nostri stati d’animo. Tra i parametri meteorologici che maggiormente influiscono sullo stato psico-fisico umano, vi sono l’umidità relativa e la temperatura. E’ stato dimostrato infatti che il passaggio a condizioni climatiche più calde e umide produce effetti negativi più o meno gravi sulla salute, specie se associato ad un repentino calo della pressione. Al contrario il passaggio a condizioni più fresche, asciutte e soleggiate implica effetti positivi, spesso ripristinando buon umore e produttività. Tra i vari sintomi negativi associati al mutamento del tempo, particolare attenzione è stata posta su quello relativo all’esaltazione degli atteggiamenti aggressivi. Molti studi nello scorso secolo sono stati eseguiti al fine di porre in evidenza la correlazione tra il tempo in atto, o quello imminente, con le condizioni psicologiche dell’uomo. In particolare analizzando anche eventi storici degli ultimi due secoli, per i quali è possibile risalire in modo soddisfacente alle condizioni meteo-climatiche, risulta in alcuni casi evidente un legame tra tempo in atto e aggressività umana. Nello specifico gli effetti opprimenti a livello psicologico del passaggio a condizioni più umide e calde, può esaltare gli atteggiamenti aggressivi portando soggetti già emotivamente provati ad usare la violenza. A titolo di esempio, tra le ricerche eseguite da Ellsworth Huntington, geografo americano vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, risulta che più di un terzo dei tumulti popolari a sfondo religioso che si sono avuti in India tra il 1919 e il 1941 hanno avuto atto nei mesi di Aprile e Agosto. Quest’ultimi per l’India rappresentano mesi caldi in cui il disagio fisico può arrivare a livelli esasperanti, almeno fino a quando non arrivano i monsoni dal mare a rinfrescare l’aria. Di fatto nei mesi monsonici Huntington osservava una diminuzione delle sommosse. Passando a tempi più attuali, studi dimostrano una correlazione positiva tra aumento della temperatura e il numero di arresti per omicidio, in particolare il tasso di omicidi-suicidi o comunque di azioni criminose raggiunge dei picchi in Luglio e dei minimi in Gennaio. In quest’ambito è stato pure evidenziato che i crimini a sfondo sessuale vengono commessi nei giorni più caldi e in particolare in estate. Ebbene risulta che in giornate calde e umide gli atteggiamenti sociali ostili vengono esaltati, con maggiore aggressività verbale nella comunicazione o comunque maggiore irrequietezza.  Riferendoci al contesto italiano, si calcola che per il 5% della popolazione la meteoropatia costituisce una vera e propria malattia mentre ben il 50 % è sensibile per lo meno in misura lieve alle repentine mutazioni dei parametri meteorologici. A titolo di esempio è ben noto che i venti ‘fastidiosi’ in Italia sono lo Scirocco e il Foehn. Il primo, trasportando sulla nostra penisola aria caldo-umida, agisce sugli stati d’animo e riacutizza i dolori fisici; il secondo invece agisce a livello nervoso aumentando la tendenza agli atteggiamenti aggressivi. Il caso del foehn può essere spiegato con la presenza nell’ambiente di ioni liberi interagenti col sistema nervoso centrale, rilasciati dallo sfregamento con i pendii sud alpini di masse d’aria secche in discesa verso le pianure. Il caldo insomma, ma soprattutto l’afa, manderebbe in tilt la centralina celebrale, in modo da generare maggiore  irritazione, irascibilità, per arrivare a vere e proprie forme di violenza, in soggetti magari già con una predisposizione di base. Per la serie….il crimine non va mai in vacanza!!!

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