Basta carcere duro per Raffaele Cutolo, da Saviano la petizione per ‘o professore

Raffaele Cutolo

Raffaele Cutolo

SAVIANO- “Raffaele Cutolo ha diritto a pagare la sua pena in un altro modo rispetto alla condizione di fatto da “internato” che vive attualmente al carcere dell’Aquila”. Così recita una parte della petizione rivolta al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri dal Centro Don Peppe Diana di Saviano. Una raccolta firme on line con cui si chiede al Guardasigilli di considerare la possibilità che ‘o professore, attualmente in regime di 41 bis, possa essere posto “nella condizione di potersi “riconciliare” totalmente con il passato in particolare con le vittime innocenti della sua storia criminale ed i loro familiari”.

Non è giusto, dicono i volontari del Centro Don Diana, che il padre fondatore della Nuova camorra organizzata, acerrimo nemico di Carmine Alfieri con cui ingaggiò una sanguinosa lotta per il controllo del territorio negli anni Ottanta, stia ancora scontando la sua pena al carcere duro, dopo avere trascorso “50 anni in carcere, dei quali 30 in isolamento”. Ha scontato la sua pe,a scrivono, ed ora deve potersi riconciliare con una storia criminale che è ormai negli annali.

“Il carcere senza riabilitazione e possibilità di rieducazione- scrivono-  e’ solo una vergogna ed una vendetta sociale nei confronti del detenuto ed e’ contro ogni diritto umano quando di fatto diventa “internamento” senza garanzie giuridiche come il caso di Raffaele Cutolo, ex capo della nuova camorra organizzata negli anni 80, oggi ” convertito” senza giustizia”. Per questo chiedono con la petizione il “riaccertamento della pericolosita’ sociale e l’assegnazione a misure alternative al 41 bis” per l’ex ras della N.c.o.

La condizione di Cutolo, aggiungono gli estensori della petizione, è precaria dal punto di vista della salute; inoltre non è “inserito in nessun programma rieducativo e riabilitativo cosi come prevede il dettato costituzionale ed in situazione contraria di fatto alla giurisprudenza prevalente della corte europea di giustizia”. Vive da internato, nonostante si sia convertito sia alla Chiesa che alla “giustizia”. “Raffaele Cutolo oggi ha diritto- si legge nella petizione- come persona, alla possibilita’ di dimostrare che e’ cambiato e vuole rendersi utile alla societa’ pagando fino in fondo la sua pena e di dimostrare alla società democratica che e’ un uomo nuovo non solo perché ha pagato (circa 50 anni di carcere ,di cui 30 anni in regime di isolamento) ma anche perchè in lui vi e’ sicuramente oggi il germe di chi ha veramente compreso che il crimine non paga”.

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