L’esercito della camorra: in Campania 114 clan e 4500 affiliati

di Nello Lauro

“La Campania esprime situazioni di grande contraddittorietà. Da un lato la ricchezza di tradizioni e di un patrimonio artistico e paesaggistico, un polo industriale, commerciale e scientifico di tutto rilievo, dall’altro ampie zone di degrado ambientale ed urbanistico, con sacche di grave disagio sociale ove vi è il peso di una violenta e feroce criminalità organizzata, la camorra, che influenza ogni aspetto della convivenza civile e condiziona le attività produttive ed economiche, non disdegnando di infiltrarsi negli enti locali obbligandone le scelte per assumere appalti pubblici”. Sono il prologo non incoraggiante della relazione dei comando regionale dei carabinieri che fotografa la situazione attuale del crimine in Campania. Appare utile – scrive l’Arma – che non ci troviamo di fronte ad una criminalità organizzata unica ed omogenea, tanto che, piuttosto che parlare di camorra, possiamo parlare di “camorre”. Lo scenario mafioso campano presenta aspetti significativamente diversi da provincia a provincia, da zona a zona, con riferimento alle strutture, agli obiettivi ed al modus operandi delle singole organizzazioni malavitose. Nella regione sono attualmente censiti 114 clan con circa 4.500 affiliati”. Vi è, inoltre, un fitto contesto costituito da famiglie malavitose minori, i cui “affari” principali restano la gestione del racket, dell’usura e del traffico di sostanze stupefacenti che costituiscono di fatto l’indice di un sistema che ha le potenzialità di condizionare la qualità e la percezione della pubblica sicurezza in tutto il territorio. La provincia di Napoli si conferma caratterizzata, dalla presenza di endemici fenomeni di criminalità organizzata e comune, nonché di illegalità diffusa. Il contesto generale risente di numerose e diversificate problematiche di ordine sociale ed economico, proprie di un territorio fortemente antropizzato, con un alto tasso di disoccupazione, notevoli carenze strutturali e una cattiva gestione della cosa pubblica. Per quanto concerne l’andamento della delittuosità direttamente riferibile ai sodalizi di stampo camorristico, si registra un incremento del numero di omicidi. La corretta lettura del dato deve tenere conto delle dinamiche e degli assetti dei sodalizi destabilizzati dai più recenti successi investigativi, nonché delle implicazioni conseguenti ad alleanze e/o contrapposizioni maturate tra i vari gruppi criminali. In particolare, i carabinieri segnalano la cruenta faida in atto all’interno del clan “scissionista”, ossia della compagine camorristica separatasi dall’originario sodalizio dei “Di Lauro”. Attualmente, è stato “relegato” ai Comuni di Melito e Mugnano il gruppo legato alle famiglie Amato-Pagano-Caiazza, ossia i fautori principali dello scisma del 2004, mentre due fazioni generatesi dallo stesso alveo – da un lato gli Abete, Abbinante e Aprea e, dall’altro, le famiglie Mennetta-Petriccione-Guarino, meglio noti come “Vanella Grassi” e i Leonardi – si stanno contendendo i territori di Scampia, Arzano, Casavatore e parte di Secondigliano. La presenza camorristica sul territorio risente dell’efficacia dell’azione di contrasto espressa, tradottasi nell’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di 2.990 soggetti di cui 292 tra capi, reggenti e affiliati, indagati per associazione di tipo mafioso e reati connessi. Particolare priorità è stata attribuita alle investigazioni finalizzate alla repressione delle attività estorsive e di condizionamento dell’economia, perpetrate anche attraverso pratiche usuraie. L’azione condotta in questo ambito si è potuta avvalere della preziosa collaborazione delle associazioni antiracket e antiusura operanti sul territorio, con particolare riferimento al protocollo d’intesa sottoscritto nell’anno 2007 con l’associazione costruttori edili di Napoli (Acen), grazie al quale è stato possibile monitorare numerosi cantieri con la collaborazione degli stessi imprenditori e fornire anche un efficace strumento di supporto alle attività info-investigative.
CASERTA – La provincia di Caserta è caratterizzata dalla presenza di vari clan di camorra distribuiti sul territorio per aree. Tra questi, il più potente sotto l’aspetto organizzativo, militare, economico e finanziario, è quello noto con il nome di clan dei Casalesi egemone in tutta la provincia ad eccezione di alcuni Comuni (come Marcianise, Sessa Aurunca, Mondragone, Maddaloni) ove operano altre organizzazioni criminali, con le quali i casalesi sono comunque in contatto mantenendo in alcuni casi rapporti di supremazia, in altri alleanze occasionali, oppure provvisori patti di non belligeranza. Il clan dei casalesi può dirsi caratterizzato da una sorta di confederazione tra quattro principali gruppi (facenti capo alle famiglie Schiavone, Zagaria, Iovine e Bidognetti), ciascuno dei quali con una sua competenza territoriale di influenza. Le attività svolte direttamente dal clan, oltre all’imposizione a tappeto delle estorsioni a tutte le attività economiche (cosa che garantisce anche il controllo capillare del territorio), riguardano il settore dell’edilizia privata e pubblica (soprattutto lo spostamento terra e la fornitura di calcestruzzo, l’imposizione di prodotti commerciali sul mercato a danno di ditte concorrenti estromesse mediante violenza e minaccia – di solito generi alimentari come pane, latte, caffè o forniture di servizi), la gestione di videogiochi e videopoker installati presso esercizi pubblici di Campania e Lazio. Inoltre il clan trae occasione di guadagno da tutte le attività lecite o illecite svolte sul territorio di competenza, puntualmente “tassate” per poter avere diritto ad operare. L’organizzazione criminale ha, in questi anni, subito duri colpi ad opera dell’azione di contrasto delle forze di poliziea e della magistratura che, con sentenza “Spartacus 3”, ha emesso n. 47 condanne a carico di altrettanti affiliati. Le zone dove i Casalesi attualmente è più attivo sono: Area Aversana e in particolar modo: a Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna dove operano le fazioni rette dai quattro elementi di vertice, l’ultimo dei quali, Michele Zagaria, è stato arrestato dalla polizia. Nella città di Aversa dove dopo l’ultimo provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Napoli nei confronti di 10 affiliati al clan si ritiene che il gruppo Venosa costituisca il sodalizio reggente dei Casalesi direttamente referente per le attività estorsive poste in essere nella città di Aversa; litorale Domitio, e in particolare: nel Comune di Mondragone e nei centri limitrofi dove i numerosi arresti operati dai carabinieri hanno causato la disarticolazione del clan La Torre; a Castel Volturno e nella fascia domitiana, fino a Lago Patria, dove il gruppo criminale che faceva capo a Giuseppe Setola e Pasquale Vargas, entrambi tratti in arresto, è in fase di ricostituzione e l’attività info-investigativa è tesa ad individuare il nuovo reggente. Nell’area, inoltre, è stata registrata anche la presenza di un sodalizio mafioso nigeriano denominato “Black Axe” (articolazione periferica segreta del movimento mondiale “Neo Black Movement of Africa”) finalizzato alla commissione di delitti contro la persona in contrapposizione ai gruppi etnici rivali; area Capuana, e in particolare: a Capua, Santa Maria la Fossa e Grazzanise dove è in atto un’ulteriore espansione del clan dei “Casalesi” (gruppo Schiavone), dovuta anche al fatto che nell’area dovrebbe essere realizzato l’aeroporto internazionale che comporterà un notevole flusso di denaro pubblico. Anche a Santa Maria Capua Vetere opera il clan dei “Casalesi”, supportato da un gruppo criminale autoctono, capeggiato da Ferdinando Del Guadio, attivo nel traffico di sostanze stupefacenti e di autovetture rubate. Recenti indagini hanno consentito di smantellare il sodalizio con l’arresto del capo clan e di altri 20 affiliati molti dei quali, tra cui anche lo stesso capo clan Salvatore Amato, hanno iniziato a collaborare con la giustizia. Nell’area si registra la riorganizzazione del clan dei Casalesi; a Pignataro Maggiore e Comuni limitrofi dove operano le famiglie Lubrano e Ligato, storicamente alleate alla Nuova Famiglia dei Nuvoletta di Marano di Napoli. Il clan dei Casalesi contende il predominio del territorio al gruppo.
AVELLINO – Pur risentendo dell’influenza delle più qualificate organizzazioni delle aree contermini, continua ad essere caratterizzata da una sostanziale stabilità degli equilibri criminali con la prevalente operatività dei clan Cava e Graziano, nelle zone di reciproco riferimento e, primariamente, quella del clan Pagnozzi, sia nell’area di origine che nelle limitrofe zone sannite, in particolare a Montesarchio.Il fenomeno dei furti in abitazione e di rame, nonché delle rapine in villa, ha generato allarme sociale. Le più recenti attività di polizia giudiziaria del Comando Provinciale hanno permesso di stabilire che gli autori di tali reati sono prevalentemente di origine est europea e provengono dalle vicine province campane e pugliesi: si tratta, in sostanza, di bande caratterizzate da una grande mobilità, notevolmente favorita dall’elevato numero di strade a scorrimento veloce che attraversano la provincia. Il fenomeno del traffico di sostanze stupefacenti ha assunto una portata estremamente rilevante. Per tale motivo, parallelamente ai sequestri sono state avviate attività investigative, di concerto con l’Autorità Giudiziaria competente, alcune delle quali hanno già prodotto risultati di estrema rilevanza.
Analoga attenzione è stata attribuita al fenomeno del lavoro nero in ogni settore, dall’edilizia al commercio, dalla ristorazione all’industria.
BENEVENTO – La provincia di Benevento conferma la presenza di due clan: Pagnozzi, operante nella Valle Caudina, dedito essenzialmente al controllo ed all’aggiudicazione di appalti, al voto di scambio per esponenti ed amministratori locali di aree politiche composite, e Sperandeo, che opera nel capoluogo, con attività estorsive e traffico di sostanze stupefacenti. In sintesi, l’operatività dei gruppi criminali nella provincia di Benevento si orienta principalmente all’attività estorsiva, al traffico di sostanze stupefacenti ed all’usura, ma il fenomeno è fortemente condizionato dalla camorra napoletana e casertana. Molto avvertito dalla popolazione è il problema della criminalità predatoria, che si manifesta in misura più marcata nelle aree della provincia a ridosso di quelle di Napoli e Caserta, mentre diminuisce consistentemente nella Valfortore. Gli autori sono soprattutto soggetti itineranti, provenienti dalle altre province campane o di etnia straniera.
I DELITTI –  Dal raffronto dell’andamento dei reati comuni nel distretto, tra il periodo dal 1° luglio 2011 al 30 giugno 2012 e l’analogo intervallo dell’anno precedente, si registra una tendenza in aumento dei delitti commessi (181.475 rispetto ai 172.581 del precedente periodo, +5,2%), in particolare degli omicidi. Difatti, sono stati perpetrati 65 omicidi contro i 55 del precedente periodo, con un aumento del 18,2 % circa. Con riferimento alla Provincia di Napoli si è passati da 43 a 48 omicidi perpetrati, con un incremento dell’ 11,6 %. Anche nella provincia di Caserta, l’incremento è significativo con 12 omicidi contro i 7 del periodo precedente (+71,4%). Le uccisioni riconducibili alla camorra costituiscono circa il 43,1% del totale ed interessano per il 96,4% la provincia di Napoli, ove si è registrato un aumento pari al 50%.
ESTORSIONI E ATTENTATI –  Il numero delle denunce di estorsione nel Distretto, nel periodo in esame, è in leggera diminuzione (-6%), come gli attentati dinamitardi (-1,5%), mentre gli incendi sono aumentati del 52,1%.
USURA – Gli episodi di usura denunciati risultano essere in aumento del 15,2 % rispetto al periodo precedente. Tale attività rappresenta uno dei settori più remunerativi per le consorterie camorristiche che la esercitano direttamente o indirettamente. I soggetti maggiormente esposti sono i piccoli imprenditori che non sempre riescono ad accedere alle consuete linee di credito e anche per il periodo considerato non vi sono state concrete variazioni rispetto al precedente intervallo, con 53 casi censiti.
RAPINE – Il dato delle rapine rimane pressoché costante rispetto al periodo precedente. Il 67% di queste avviene sulla pubblica via. Nella Provincia di Benevento si registra un aumento del 33,3% mentre in quella di Avellino il fenomeno subisce una flessione del 28,1%. Le rapine in banca e negli uffici postali si sono ridotte del 3,8% in totale. Nella provincia di Caserta sono diminuite del 56,8% mentre in quella di Benevento il numero è passato da 5 a 11. Le rapine in abitazione sono aumentate del 37,8% in totale, con dei picchi del 68,5% e 66,7% rispettivamente nelle province di Caserta e Avellino. Le rapine negli esercizi commerciali sono aumentate del 6,4% con un picco da 7 a 16 nella Provincia di Benevento.
FURTI – Il dato nell’ambito del Distretto subisce un lieve incremento (+7,3%), così come gli scippi e i borseggi (+4,5%) ad eccezione della provincia di Caserta ove aumentano del 20,5% e della provincia di Avellino ove si registra una flessione del 17,6%. I furti di veicoli sono aumentati dell’8% tranne nella province di Caserta e Avellino ove si registra una lieve flessione (rispettivamente -2,9% e -3,6%).
I furti in abitazione sono aumentati del 33% con un picco del 51,8% nella provincia di Avellino.
Criminalità minorile – Rimane critico il fenomeno della criminalità minorile, in particolare delle “bande giovanili”, dedite a rapine, furti, spaccio di sostanze stupefacenti e, soprattutto, agli scippi e ai borseggi, sovente compiuti con violenza inaudita. Permangono i fenomeni di “bullismo” metropolitano, espressione di un disagio giovanile che per la maggior parte trova sfogo negli atti vandalici, in prevalenza, contro istituti scolastici. L’Arma continua a svolgere una costante azione di controllo, d’intesa con le Autorità scolastiche, sulla problematica dell’abbandono degli studi: nell’anno in esame, infatti, nell’ambito del Distretto, sono stati controllati 2.210 istituti di istruzione, accertando la mancata frequenza obbligatoria e l’assenza ingiustificata di 193 minori, da cui è conseguita la denuncia all’Autorità Giudiziaria per 251 persone esercenti la potestà genitoriale.
CRIMINALITA’ STRANIERA – Nella Provincia di Napoli continua a destare particolare attenzione l’attività delinquenziale posta in essere da gruppi di nigeriani e ghanesi dediti, con l’avallo dei clan locali, al traffico di stupefacenti, nonché allo sfruttamento della prostituzione di loro connazionali, in particolare nel territorio di Giugliano in Campania. Gli albanesi, invece, operando fuori dalla zona di dimora, si dedicano a furti in abitazione o di autovetture di valore, per la restituzione delle quali estorcono denaro. Nell’area a nord del capoluogo e nell’agro giuglianese, rimane critico il fenomeno degli incendi che i nomadi appiccano per smaltire i rifiuti prodotti negli accampamenti ed estrarre il rame dai cavi elettrici trafugati o il ferro dai pneumatici, mediante combustione. La presenza di diversi centri di aggregazione islamici, inducono a ritenere che l’area possa essere utilizzata da cellule cosiddette “dormienti”, data la facile possibilità di rifornirsi di documenti falsi, di mimetizzarsi nella folta comunità extracomunitaria della zona, soprattutto lungo il litorale domitio. Nelle Province di Avellino e di Benevento, seppure estremamente contenuta, si conferma la commissione di reati contro il patrimonio, la commercializzazione di prodotti audiovisivi contraffatti ed il favoreggiamento della prostituzione da parte di cittadini extracomunitari, spesso provenienti dalle province limitrofe. Il fenomeno dello sfruttamento di immigrati clandestini ha riguardato esclusivamente l’impiego di manodopera “in nero” nel settore edile o in quello conciario.
ABUSO EDILIZIO – Il settore dell’edilizia e il suo indotto (produzione del cemento e commercio di tutti i materiali essenziali per le costruzioni) rappresenta uno dei principali interessi della criminalità organizzata. Grazie anche a particolari intrecci con i preposti uffici degli enti locali, l’abusivismo edilizio continua a creare un disordinato sviluppo delle periferie, dove si è escogitato anche il ricorso al principio del “costruire nel e/o sul costruito”, ottenendo autorizzazioni a realizzare piani aggiuntivi a edifici preesistenti, rendendoli successivamente e arbitrariamente abitabili con il beneplacito di amministrazioni inerti o conniventi. La problematica in esame è rilevante sia nei territori a elevato indice di condizionamento camorristico (ove si è registrata la realizzazione di veri e propri insediamenti residenziali, sotto lo stretto controllo, e quindi a beneficio, delle locali organizzazioni criminali), sia in contesti tradizionalmente scevri da tale fenomeno, ma nei quali è diffusa la pratica illegale di ricorrere a una serie di piccoli abusi per modificare o ampliare strutture talora insistenti su suoli ad alto rischio geologico. Nel periodo in esame, l’Arma dei Carabinieri ha arrestato 9 persone, denunciate 1.008 ed effettuato 446 sequestri di immobili per un valore complessivo di 103.300.000 euro (l’82,58% solo nella Provincia di Napoli).

 


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