venerdì, Febbraio 23, 2024
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Omicidio Miele, due killer assoldati nel Napoletano per uccidere Fortunato Miele

La vittima, Fortunato Miele
La vittima, Fortunato Miele

di Bianca Bianco

BAIANO. Due killer su commissione. Due giovanissimi sicari assoldati nel Napoletano, questo l’identikit della coppia criminale che mercoledì ha ucciso in pieno giorno ed a pochi passi dalla chiesa di Santo Stefano l’imprenditore baianese Fortunato Miele. «Quello che è stato compiuto a Baiano non è un lavoro di gente del posto» è una delle ricostruzioni più attendibili che trapela da fonti investigative sulla dinamica dell’esecuzione di Miele, avvenuta dinanzi decine di testimoni nella centralissima via Libertà. Anche questo è un indizio pesante sulla firma della camorra nella sanguinosa vicenda. Una camorra, quella dell’hinterland partenopeo, che arruola assassini a cinquecento euro per eseguire sentenze di morte in modo veloce e senza lasciare tracce. I due criminali sono arrivati a Baiano su una automobile rubata, una Citroen C3 grigia con cui si sono mossi con notevole padronanza del territorio. Con ogni probabilità hanno compiuto altri sopralluoghi nel mandamento per spiare i movimenti del loro bersaglio, anche su questo si concentra l’attenzione degli investigatori impegnati a districare la matassa del misterioso agguato. Subito dopo avere sparato tredici colpi di una beretta calibro 9 contro Miele, per poi finirlo con un due colpi in faccia ed uno in testa, i killer sono fuggiti lungo la Nazionale 7bis. Lungo il loro tragitto ci sono telecamere di attività commerciali i cui filmati sono stati acquisiti dai carabinieri del Reparto operativo di Avellino, coordinati dal colonnello Marco Morganti. Non potranno invece essere utili le immagini dell’autovelox di Comiziano, a pochi chilometri da Baiano e posto lungo la trafficata arteria; il rilevatore di velocità avrebbe sicuramente potuto registrare la folle corsa dell’utilitaria inseguita da una pattuglia della Finanza di Baiano, ma è stato oscurato con della vernice bianca proprio pochi giorni prima del raid. Dei malviventi si sono poi perse le tracce a Nola: arrivati alla rotonda che disciplina l’incrocio tra la città dei gigli, San Vitaliano e Cimitile, l’auto delle Fiamme gialle è stata ostacolata dal passaggio di un camion, a quel punto i killer hanno potuto imboccare sia l’Asse mediano sia l’autostrada. Oltre alla dinamica del brutale assassinio, è il movente dell’esecuzione ad essere sotto la lente dei carabinieri e del sostituto procuratore della Repubblica di Avellino Teresa Venezia. Tutto in questa vicenda sembra parlare di camorra: dall’utilizzo di sicari al colpo di grazia alla testa per Fortunato Miele dopo una raffica di proiettili, come ha confermato anche il pm dell’Antimafia Francesco Soviero, giunto in via Libertà dopo il massacro e che ha riferito di “un chiaro segnale della criminalità organizzata”. Per questo ci si concentra sulla vita e sulle attività imprenditoriali del sessantenne che, a parte una condanna scontata per un omicidio negli anni ‘70 (si trattava di una lite tra vicini), non ha avuto altri precedenti. Già nella giornata di ieri sono stati controllati suoi documenti e file considerati utili alle indagini, ma le bocche degli inquirenti sono cucite. Le ipotesi su cui si lavora sono diverse: dal racket (Miele era titolare coi fratelli di una azienda di materiale per l’edilizia molto conosciuta in zona) alla punizione per uno sgarro. Altre risposte potranno venire dall’autopsia che dovrebbe essere svolta oggi dal medico legale Maurizio Saliva. In attesa che si faccia chiarezza su uno dei delitti più efferati che si siano mai registrati nella storia di Baiano, la comunità va avanti. Ieri sera si sono svolti regolarmente i festeggiamenti in onore di Santo Stefano.

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