La camorra imponeva il pizzo sui parcheggi di Nola, doppia tangente a Russo e Di Domenico

NOLA- La camorra nolana imponeva il pizzo anche sulla gestione dei parcheggi della città di Nola. Emerge dall’ordinanza della Direzione distrettuale antimafia relativa ai 9 arresti di presunti affiliati al clan Di Domenico, sodalizio rivale ai Russo che per decenni ha imposto, in contrapposizione ai nemici, estorsioni alle imprese più floride dell’area e, come dimostra questo caso, anche alla gestione dei servizi pubblici. In particolare la tangente estorsiva, sotto forma di soldi ed assunzioni, è stata versata dall’allora gestore della sosta a pagamento sia al clan Russo che al clan Di Domenico, entrambi intenzionati a ricavare denaro e altri favori dall’imprenditore arrestato nel 2011 e che ha poi reso testimonianza su questi fatti dinanzi la Dda. La vicenda infatti trae spunto proprio dalle dichiarazioni dell’imprenditore che dal 2002 fino al 2005 fu assegnatario dal Comune di Nola del servizio parcheggi e che per un periodo di tempo subì parallelamente l’offensiva dei Russo e dei Di Domenico, organizzazioni criminali in lotta per la spartizione degli affari illeciti.

IL PIZZO AI RUSSO– Il racconto dell’imprenditore è reso solo nel 2013 quando decide di raccontare quanto aveva sinora sottaciuto perché “minacciato di morte” dal clan Russo. “Voglio togliermi un peso dalla coscienza- confessa ai magistrati che lo ascoltano. E così racconta delle estorsioni compiute ai danni della sua impresa dai due sodalizi per la gestione dei parcheggi di Nola. Nonostante alcune ‘pendenze giudiziarie’ che gli rendano impossibile ottenere aggiudicazioni in Comuni come Patti, in Sicilia, o Firenze, a Nola riesce a noleggiare parcometri a Campania Felix, multiservice di recente fallita cui a quel tempo furono affidate le aree sosta del Comune di Nola. Vinta la gara, siamo nel 2002, incontra in un bar di Nola un emissario di Salvatore Russo che gli chiede, in ragione dell’egemonia del clan sugli affari della città, di accondiscendere alle loro richieste: l’assunzione di un dipendente (che effettivamente avverrà) e il pagamento di 1500 euro al mese. Tangente pagata ‘regolarmente’ per sei mesi e poi diminuita per problemi economici a 1000 euro. La mazzetta veniva consegnata in ufficio o per strada, il rapporto andò avanti fino al 31 dicembre 2005 quando, perso l’appalto, ottenne comunque una proroga prima del subentro della nuova gestione.

L’OFFENSIVA DEI DI DOMENICO– Nel 2004, mentre è ancora in piedi il rapporto estorsivo coi Russo, si fanno avanti anche i Di Domenico che chiedono una assunzione e poi, nel febbraio 2005 e direttamente per bocca dell’allora latitante Marcello Di Domenico, il pagamento della tangente di 12mila euro all’anno ai marciulliani, in sostituzione di quella pagata ai Russo.  “Nel frattempo- racconta l’imprenditore agli inquirenti-  ho rappresentato ai Russo la richiesta che mi aveva fatto Marcello Di Domenico e mi dissero che avrei dovuto continuare a pagare  loro e di riferire al Di Domenico  questa cosa”. Una doppia tangente cui dopo poco l’imprenditore si lamenta chiedendo a Di Domenico di mettersi d’accordo coi Russo, ma di fatto egli paga a tutti e due fino al 31 dicembre 2005.

L’INCONTRO COI LATITANTI– Nel corso degli interrogatori, l’uomo rivela anche di avere incontrato in più di un’occasione i reggenti i due clan che allora erano già latitanti da tempo. In due occasioni incontra Salvatore Russo, fratello di Pasquale, poi arrestato proprio insieme al congiunto nel 2009. Salvatore Russo si nasconde nelle campagne di Palma Campania ma incontra tranquillamente l’imprenditore. Lo stesso avviene qualche mese più tardi con Marcello Di Domenico, sfuggito alla cattura ma che incontra personalmente l’estorto nel suo covo nel Casertano. Nonostante arresti, latitanze e intercettazioni dunque, sono direttamente i capi-clan a gestire ancora gli affari di famiglia. Avviene ancora nella metà degli anni 2000, meno di un decennio fa. Le cose cambieranno solo dal 2009 in poi quando la cattura delle primule rosse Pasquale e Salvatore Russo e poi l’arresto e la collaborazione di Marcello Di Domenico spariglieranno le carte della camorra nolana.

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