Caldo killer in campi e cantieri, già 13 morti in un mese

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Di caldo si può anche morire. E questo può accadere non solo ad anziani, persone malate, cardiopatici, ma anche a lavoratori, a fisici allenati e resistenti alla fatica. A denunciarlo, all’indomani dell’ultima vittima registrata in Puglia, è la Fillea Cgil, sindacato degli edili che lancia anche una proposta: inserire il tema del lavoro in condizioni critiche nel contratto e incentivare il ricorso alla cig anche per le giornate col ‘bollino rosso’. Perché, spiega Fillea, “come si muore in Qatar, nei cantieri dei Mondiali di calcio del 2022, dove in 4 anni hanno perso la vita 1.400 lavoratori, vittime del nuovo schiavismo con 14 ore al giorno e 50 gradi all’ombra, si muore purtroppo anche in Italia, dove in un mese sono morti 13 lavoratori: un conto sommario, probabilmente sottodimensionato, delle vite stroncate su un’impalcatura, in un terreno agricolo, dentro un camion”. Anche la Flai Cgil, l’organizzazione che rappresenta i lavoratori dell’agroalimentare, ricorda, tra le vittime del caldo, la bracciante di San Giorgio Jonico, morta il 13 luglio sotto un tendone per l’acinellatura dell’uva (tra i lavori pagati meno in agricoltura: 27-30 euro a giornata), nelle campagne di Andria. In questi giorni, spiega Peppino Deleonardis, segretario generale di Flai Cgil Puglia, con temperature che superano i 38 gradi, lavorano nei campi “oltre 40.000 lavoratrici vittime di intermediazione di manodopera, caporalato e violazioni contrattuali che si aggiungono ai lavoratori al nero impegnati nella raccolta dei pomodori nelle campagne pugliesi”. Ma le storie, racconta Fillea, sono tante. “Mohamed, bracciante sudanese, è morto raccogliendo pomodori. Lavorava in nero, per 2 euro a cassetta: tante ore di lavoro, nessun diritto, ritmi di lavoro asfissianti per qualche spicciolo in più a fine giornata”, cita il sindacato guidato da Walter Schiavella. O anche “Andrea B., carpentiere di 59 anni: stava ristrutturando un’abitazione a Boara Pisani, in provincia di Padova; avrebbe compiuto pochi giorni dopo 60 anni, ma non ha spento le candeline, ed è morto per una sindrome coronarica acuta”. “Due giorni prima, sempre nel Veneto -dicono dalla Fillea- G.B., rumeno di 50 anni, stava raccogliendo mele in una mattinata di duro lavoro sui campi. Poi l’alt, dato dal proprietario dell’azienda agricola (‘Tornate a casa, ci vediamo dopo le 4, fa troppo caldo’). Ma lui non riesce nemmeno a lasciare quel campo: lo ritroveranno un’ora dopo, accasciato e privo di vita, vicino alla sua bicicletta”. Gli esperti spiegano che l’estate 2015 è la più calda da 136 anni a oggi, ma una cosa è certa, sottolinea il sindacato degli edili della Cgil: “Sono condizioni che saranno anche da noi sempre più all’ordine del giorno, perché il ‘global warming’ non perdona”. “Condizioni che, sbagliando, continuiamo a chiamare eccezionali o all’insegna dell’emergenza: la verità è, invece, che il riscaldamento globale – avverte – sarà la regola per il prossimo futuro e tra 12 mesi avremo altre giornate con temperature percepite superiori ai 38 gradi. Potremmo arrivarci preparati, perché il tempo a disposizione è sufficiente, sempre che ci sia la volontà da parte di tutti, istituzioni e imprese in primo luogo, a prendere le adeguate contromisure”. Walter Schiavella, segretario della Fillea, dice a Labitalia, senza mezzi termini: “Occorre aggiornare l’approccio al tema della salute e sicurezza per tutti quei lavori gravosi dove le condizioni climatiche hanno un impatto significativo”. “Come Fillea – sottolinea – ne abbiamo cominciato a parlare in queste settimane: la nostra idea è quella di porre il tema anche al tavolo per il rinnovo del contratto nazionale, che apriremo in autunno, provando ad immaginare un percorso comune, nel quale sicuramente possono avere un ruolo il sistema della bilateralità, sopratutto sul fronte della formazione di lavoratori e maestranze”. “Da parte nostra -prosegue Schiavella- vorremmo rafforzare anche la formazione di quadri e delegati aziendali, che sono protagonisti della contrattazione territoriale ed aziendale”. Ma occorre anche rivedere, rilancia il leader della Fillea, gli strumenti di protezione sociale attraverso “un intervento chiarificatore sul ricorso della cassa integrazione per ‘fenomeni atmosferici’, che generalmente -sostiene Schiavella- viene richiesta per eventi come pioggia, gelo, fango, ma ancora troppo raramente per quelle giornate che la Protezione civile indica con il ‘bollino rosso’, dove alle alte temperature si unisce l’elevato tasso di umidità”. “Ma, come le morti di queste settimane ci raccontano, il tema dei temi è quello della lotta all’illegalità e irregolarità, perchè laddove si lavora in nero o come falsa partita Iva, con orari massacranti e sotto ricatto, si lavora anche senza le adeguate protezioni, d’estate come d’inverno”, osserva. “Per questo, nel nostro settore più di semplificazioni che abbassano le regole, servirebbe far rispettare le regole, premiare le imprese sane e regolari e mettere all’angolo quelle irregolari e illegali. Ma per farlo occorre rafforzare i controlli e le sanzioni, cosa che sembra non sia ancora tra le priorità di questo governo, purtroppo”, conclude Schiavella. (adnkronos)


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