Livelli choc di polveri sottili, Nolano periferia di Pechino

SAN VITALIANO (Nello Lauro- Il Mattino)- Avvelenati e tartassati nella insopportabile cappa dell’infelicità. I nemici silenziosi continuano la loro inarrestabile ascesa. Polveri sottili e smog hanno inghiottito l’area nolana sempre più periferia di Pechino. Nell’autunno più estivo degli ultimi decenni, i dati delle centraline Arpac continuano a segnare numeri da record. Il limite di 35 sforamenti delle polveri sottili (pm 10) all’anno consentiti per legge, con una concentrazione superiore ai 50 microgrammi per metro cubo al giorno, nella terra dei fumi è stato superato già il 17 marzo. Una famigerata classifica che si aggiorna di settimana in settimana: Pomigliano, con la centralina che non ha rilevato l’ultima terribile settimana, svetta con 92 sforamenti (lo scorso anno chiuse a 55), San Vitaliano è a quota 75, Giugliano (Stir) 63, Volla 54, Acerra 49, Casoria 38 e Napoli zona Ferrovia 31. Nel 2016 la città di Torino, la più inquinata di Italia, si è fermata a 89, Pomigliano marcia spedita verso quota 100. E negli ultimi 7 giorni l’aria è stata irrespirabile in tutta la regione, compresa la città di Napoli, anche per la situazione di permanenza dell’alta pressione che ha consentito il notevole ristagno delle polveri sottili.
La situazione del Nolano è drammatica: nelle città rosse Torino è a 66, Cremona 58, Padova 53, Frosinone, Venezia, Pavia, Vicenza 52, Milano 50. Tutte o quasi sotto i dati rilevati in questa porzione affumicata della provincia di Napoli. Mentre al Nord è scattato l’allarme smog e nel capoluogo piemontese addirittura è stato chiesto ai cittadini di chiudere le finestre, a Napoli c’è stato il blocco del traffico, nel Nolano pochi sono i provvedimenti presi, come a Pomigliano, sul traffico veicolare e quello sui caminetti e forni a San Vitaliano. Palliativi, visti i dati alle stelle che non accennano a fermarsi. Ora si invoca il figlio dell’uragano Ophelia per spazzare via caldo e smog. Ma poi arriverà il freddo con la massiccia accensione di camini e riscaldamenti che faranno di nuovo alzare la percentuale di particolato nell’aria. Un cane che si morde la coda e riesce a stento a respirare. Una situazione insostenibile, si legge nell’edizione straordinaria di Mal’Aria, il dossier di Legambiente che fotografa in maniera impietosa l’emergenza ambientale ricordando che l’Italia, secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, risulta tra i primi paesi in Europa per morti causati dall’inquinamento atmosferico con 91mila decessi di cui 66mila prematuri per esposizione da polveri sottili, ossidi di azoto e ozono.
«Inquinati e tartassati per colpa di presidenti di regione e sindaci, principali responsabili della salute pubblica e dei piani di risanamento dell’aria», scrivono gli ambientalisti. E dettano anche un decalogo per le città del domani: ridisegnare strade e spazi pubblici, aumentare il verde urbano, mobilità a emissioni zero, via i diesel e i veicoli inquinanti dai centri, zone a pedaggio urbano con sconti o esenzioni per quelli elettrici, riqualificazione degli uffici pubblici e privati per ridurre i consumi energetici, riscaldarsi controllando le temperature (20 di inverno e 26-28 d’estate), rafforzare controlli su emissioni di auto e caldaie e certificazione energetica degli uffici. Sarebbe il massimo, ma per cominciare basterebbe il minimo. Per non essere figli di un polmone minore.

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