Nola, difende fidanzatina: 14enne di Cimitile pestato e accoltellato al Vulcano Buono da baby gang

NOLA (Nello Lauro – Il Mattino) – Un’aggressione squadrista in piena regola per una Immacolata intrisa di sangue. Una decina (o poco più) di quattordicenni contro un coetaneo. Motivo: Giuseppe (nome di fantasia), la vittima, figlio di stimati professionisti di Cimitile e che frequenta lo storico istituto tecnico-commerciale “Masullo” a Nola, ha difeso nel centro commerciale “Vulcano Buono” di Nola la fidanzatina. Una domenica dell’Immacolata come tante altre da questi parti. I due ragazzi hanno appena finito di mangiare la pizza con la comitiva di sempre e si sono poi recati alla pista di pattinaggio allestita per il periodo invernale nella piazza centrale del centro servizi di Boscofangone. Qui inizia la prima parte di quello che in poco tempo si trasforma in un dramma. La giovane fidanzata di Giuseppe e altre ragazze del gruppo diventano “bersaglio mobile” degli sguardi e dalle attenzioni di un gruppo appena arrivato nell’affollata struttura: apprezzamenti, sguardi torvi, parole fuori posto e situazione che diventa ingestibile e precipita in breve tempo. Il 14enne cerca di difendere a parole la giovanissima e le amiche: “Finitela” “La smettete?” “Perché non ci lasciate in pace?” Un “affronto” troppo grande per quel gruppetto che si trasforma in una piccola arancia meccanica improvvisata e che ha, da subito, deciso di punire il difensore della causa. E così l’incubo per Giuseppe si materializza poco prima delle 23: la corsa fuori dall’impianto disegnato da Renzo Piano e l’inseguimento galoppante della famelica baby gang. Il giovane preoccupato e impaurito trova rifugio nell’autovettura di un militare di Cicciano che cerca di portalo via e di calmare la scatenata orda adolescenziale. Ma la furia bieca e cieca dei bulli non si è fermata, anzi. Il 14enne viene trascinato via, accerchiato e colpito da un rosario di pugni e schiaffi al volto e poi con un manganello alla testa. La violenza è senza freno alcuno: non contenti, uno dei bulli estrae un coltello e trafigge la vittima con un fendente all’addome. Il militare reagisce e cerca di mettere in fuga i delinquenti che decidono di ritirarsi e dileguarsi dal luogo del fattaccio anche perché sul posto sono sopraggiunti, nel frattempo, altre persone e gli amici di Giuseppe. Subito dopo viene chiamato il servizio 118 e la vigilanza del “Vulcano Buono”. Il dramma vive la sua fase più drammatica. Sono attimi concitati con la preoccupazione che cresce ogni minuto che scorre, vista la copiosa perdita di sangue dal ventre del 14enne di Cimitile. Giuseppe viene trasportato prima all’ospedale “Santa Maria la Pietà di Nola” dove i medici hanno suturato le ferite e poi trasferito due ore dopo al reparto chirurgia d’urgenza dell’ospedale “Cardarelli” di Napoli dove lunedì sera è stato operato per rimuovere alcuni grumi di sangue che si erano formati nella zona del grande omento nella cavità addominale per evitare il rischio di un’emorragia. Il bollettino medico del nosocomio partenopeo dice che Giuseppe ora sta meglio anche dopo una trasfusione: resta sotto osservazione dei medici napoletani in prognosi riservata, ma non corre pericolo di vita. La famiglia subissata di telefonate di parenti e amici, per ora, ha scelto la via del silenzio e della preghiera concentrandosi sulla salute del proprio congiunto. Dal fronte delle indagini I carabinieri della compagnia di Nola, su delega della Procura dei minorenni, stanno cercando di rimettere al giusto posto i tasselli del mosaico dei fatti per cercare di capire l’esatta dinamica di quanto avvenuto e le responsabilità dei protagonisti. I militari sono già sulle tracce del branco degli aggressori: i giovanissimi sarebbero stati identificati e avrebbero le ore contate. Gli indizi raccolti fino a questo momento conducono nella zona periferica di San Vitaliano, nel Nolano. Resta da chiedersi come è possibile andare in giro con manganello e coltello a 14 anni. Piccoli grandi bulli.

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