“Tettagna”, la favola nera della ciccianese Patrizia De Luca trionfa al “Leggo Quindi Sono”

di Nello Lauro

“Tettagna”. Una favola nera che incanta, ammalia, trascina. Pagine vergate di energia che conducono il lettore in un mondo che sembra fantastico, ma che assomiglia tremendamente al reale. Un testo che ha “stregato” i 500 giovani lettori del concorso pugliese “Leggo Quindi Sono” che lo hanno preferito anche a “I miei stupidi intenti” di Bernando Zannoni, trionfatore al premio Campiello. L’autrice del testo edito da E/O (la casa editrice che pubblica Elena Ferrante) è Patrizia De Luca, anima ciccianese, 51enne, architetta ed esperta ambientale. Al momento svolge attività di ricerca presso l’Ispra (Istituto superiore di ricerca ambientale), vive tra Roma e Salerno. Impegnata nel sostegno della parità e pari opportunità di genere, da anni partecipa a progetti di promozione di avvicinamento di adulti alla lettura di testi narrativi per migliorare il benessere organizzativo in ambienti lavorativi. Nel febbraio del 2009 ha partecipato per la prima volta ad un concorso letterario e con il racconto “Ricambi d’amore” ha vinto il “Fantareale Slam” di San Valentino organizzato dall’Omero Editore-Roma. A settembre dello stesso anno viene premiata per un racconto dalla “Voland Edizioni-Roma” nel concorso “Nothombiani amanti della penna”. L’anno successivo, a Napoli, le viene assegnato dall’associazione “Librincircolo” il premio “Talento letterario 2010” per la raccolta di racconti “Tre femmine fantastiche”. Il 2020, dopo sette anni di gestazione e tre stesure, è l’anno di nascita di “Tettagna”, il suo primo romanzo.

La dodicenne Assunta, non ancora “signorina”, finge di diventarlo per accedere al segreto delle donne di Tettiano. Il loro seno ha il potere di stregare qualsiasi uomo ma anche di ucciderlo. L’uomo che le vede a seno nudo resta a loro legato per sempre, resta in loro potere fino alla morte; se cade loro dal cuore, lui muore di “morte pazza”; se le tradisce, rende sterile il ventre della donna con la quale le ha tradite. E così le donne tettianesi custodiscono il segreto, fanno ricorso alle erbe della collina di Tettagna per preservare i loro matrimoni e tramandano il segreto alle figlie, perché le tettianesi possono avere un solo bambino, di sesso femminile. Tre generazioni di donne si confrontano su come sopravvivere ai sensi di colpa e sul significato profondo dell’amicizia e della solidarietà femminile. Le loro storie si intrecciano attorno all’eterno ambiguo vincolo: la paura delle figlie di assomigliare alle madri e il desiderio delle madri di realizzare attraverso le figlie la vita che non sono state capaci di vivere. Un romanzo tutto da leggere.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Patrizia:

 

Perché “Tettagna”?

“Tettagna è una collina che ha la forma di una “tetta” dove nascono donne il cui seno ha il potere di far morire gli uomini”.

Perché leggere “Tettagna”?

“È un romanzo che può essere letto con leggerezza per capire come va a finire la storia di Assunta e delle altre tettianesi, ma si presta anche a una lettura che interroga il lettore in intimità, accompagnandolo sulla vetta di ciò che lo rende felice e nell’abisso di ciò che lo addolora”.

La magia e Il potere del seno, perché questa scelta?

“In passato le donne hanno cercato di compensare l’esclusione di genere dalle carriere accademiche e scientifiche attraverso pratiche assimilate a magia e stregoneria; il seno è il simbolo dell’unico ruolo, quello di madre, che la società ha attribuito per millenni alle donne. Scrivere questo romanzo mi ha consentito di interrogarmi sul tema della gestione femminile del potere, Assunta muore perché non riesce a emanciparsi e a liberarsi dalle griglie dettate dal modello patriarcale di società. Dobbiamo incrementare ogni sforzo per raggiungere la parità di genere a livello planetario, provo sdegno quando apprendo i dettagli del coinvolgimento nel “Quataragate” di Eva Kaili e li confronto con le sofferenze delle coraggiose proteste delle ragazze iraniane (iniziate a settembre dopo la morte di Mahsa Amini per una ciocca di capelli fuori dal velo). Mi sento tradita tutte le volte che le donne raggiungono posizioni apicali adeguandosi alle regole maschili di cooptazione, chi arriva al potere svendendo gli ideali di giustizia non farà altro che lasciare il mondo così com’è già, per esse trovo sia sprecato l’uso della declinazione al femminile delle cariche che ricoprono, in questi casi è meglio continuare a usare il maschile per non creare false aspettative”.

Tettagna, in un certo senso, ribalta il rapporto di forza tra uomo e donna, potrebbe essere un “antidoto” per contrastare il femminicidio?

“Le donne raramente reagiscono in modo violento quando finisce una storia d’amore, è meglio che resti così. Esse mettono in conto da sempre la possibilità di venire abbandonate per un’altra donna, sono emotivamente più attrezzate degli uomini a gestire la delusione, l’antidoto potrebbe essere preparare anche gli uomini e non “armare” le donne”.

Come si può proteggere una donna, oggi?

“Bisogna accompagnare gli uomini, e anche le donne, nell’accettazione dell’archiviazione del modello di società patriarcale che è il vero mandante di questa strage di donne. Ovviamente bisogna anche continuare a rafforzare le azioni di natura giuridica e giudiziaria che in questi anni sono state messe in campo”.

Quanto c’è di autobiografico?

“Le storie che scrivo non raccontano quello che mi è successo, ma non sono neppure totalmente inventate”.

Cicciano, è il suo paese di origine. Quanto c’è di reale nel libro?

“Partiamo dal fatto che nello stemma del Comune di Cicciano, per taluni, pare ci sia un seno di donna sfiorato da una mano, il nome di Tettiano l’ho inventato sostituendo la lettera “c” con la lettera “t”, ho trasformato la Madonna degli Angeli (raffigurata nel quadro a seno nudo) nella Madonna del Latte, la chiesa viene “torniata” come la chiesa di Sant’Antonio a Cicciano, c’è anche Roccarainola con il monte Veccio, e altro ancora soprattutto nel temperamento delle tettianesi”.

Un consiglio ai giovani scrittori…

“Non scoraggiarsi”.

Perché scrivere?

“Per me la scrittura è tutt’uno con il piacere totalizzante della lettura, entrambe sono una ricerca di verità sull’esistenza”.

Scrive tutti i giorni?

“Si. E’ un processo creativo molto impegnativo, le intuizioni vanno trasformate in una storia in grado di connettere chi legge con la parte più profonda di se stesso”.

Quanto tempo dedica alla scrittura?

“Dipende dal tempo che le incombenze di vita mi lasciano; invidio molto chi riesce a scrivere ovunque, purtroppo io devo stare da sola”.

Quanto tempo hanno “vissuto” i personaggi di “Tettagna” prima di nascere?

“Sette anni, ho scritto il romanzo tre volte, le versioni hanno in comune l’ambientazione e il potere del seno, ma la storia e le “personagge” sono differenti.

“Tettagna” è un testo originale. E’ stato difficile far “capire” il libro?

“Non lo è stato, anzi i lettori mi hanno svelato del libro aspetti che neppure avevo intuito, per esempio che si presta a essere considerato un “manuale di educazione sentimentale”. Ho capito che poteva essere una lettura adatta alle scuole solo quando ho trovato Tettagna nella cinquina di Leggoquindisono, al premio non si accede per candidatura ma per selezione diretta di un comitato costituito da librai, bibliotecari, insegnanti e studenti”.

 Genere, libro e scrittore preferito

“Narrativa letteraria, l’elenco è troppo nutrito per trovare un solo titolo e un solo autore”.

Il libro che avrebbe voluto scrivere

“Lacci di Starnone: è perfetto”.

Non ci sono troppi libri e pochi lettori?

“Ci sono più libri rispetto al passato perché, fortunatamente, è aumentata la platea delle persone scolarizzate e quindi anche il numero di persone che avverte la necessità di scrivere”.

Cosa farebbe per far leggere di più?

“Potrebbe essere utile sostenere la filiera culturale attraverso bonus simili a quelli previsti per il recupero del patrimonio edilizio, ovvero prevedere per ciascun cittadino la possibilità di detrarre dalle tasse, almeno in parte, le spese per libri, concerti, cinema, musei, mostre. Inoltre, per incentivare la lettura bisognerebbe cominciare a fare promozione per adulti, in analogia con i progetti nelle scuole andrebbero organizzate esperienze di lettura collettiva e incontri con autori anche nei contesti lavorativi”.

Il prossimo lavoro parlerà di…

“Ancora di corpi e ambiente”.

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