giovedì, Febbraio 22, 2024
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Ricette false per avere rimborsi da servizio sanitario: 17 indagati

Figurano medici di medicina generale, farmacisti e titolari di laboratori di analisi tra le 17 persone indagate dalla Procura di Nola a cui i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno notificato 17 provvedimenti cautelari nell’ambito di un’indagine su una truffa al Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). Gli inquirenti contestano anche i reati di falsità ideologica, corruzione e associazione a delinquere. I finanzieri hanno individuato a Pomigliano d’Arco due associazioni a delinquere ai cui vertici c’erano dei medici di medicina generale che avrebbero messo a segno una lunga serie di truffe al Ssn utilizzando false prescrizioni di medicinali che poi venivano indebitamente rimborsate dall’Asl.

In particolare, secondo l’ipotesi investigativa – allo stato condivisa dal Giudice per le Indagini preliminari di Nola – la prima associazione avrebbe operato emettendo ricette aventi ad oggetto false prescrizioni di natura farmacologica in favore di soggetti esenti dal pagamento del ticket sanitario, in modo da assicurare la gratuita disponibilità dei farmaci, i quali – tuttavia – non sarebbero stati erogati ai formali beneficiari, così determinando l’indebito rimborso del costo dei prodotti a carico del Ssn, un corrispondente danno per le casse dell’Asl territorialmente competente.

Lo schema ipotizzato all’esito delle indagini si articolava nelle seguenti fasi: i professionisti di uno studio medico associato di medicina generale e i titolari di sei farmacie di Pomigliano d’Arco (una delle quali municipalizzata) si accordavano tra loro e, in taluni casi, con gli informatori scientifici, interessati all’azzeramento delle giacenze di magazzino dei prodotti sponsoriz­zati, per l’emissione e l’accettazione di ricette mediche per prodotti farmacologici intestate a pazienti esenti dal pagamento del ticket ed aventi a oggetto farmaci che non venivano concretamente consegnati ai formali beneficiari;

le ricette venivano materialmente compilate in formato cartaceo o telematico dal personale dipendente dello studio medico o dal personale delle farmacie;

il personale delle farmacie procedeva a prelevare le “fustelle” dalle confezioni dei farmaci e le apponeva sulle ricette false, che venivano poi inviate all’Asl territorialmente competente, ai fini dell’erogazione della compensazione economica dei farmaci, solo apparentemente commercializzati;

i medicinali non consegnati, privati della “fustella”,venivano temporaneamente accumulati e custoditi presso le farmacie compiacenti per poi essere ritirati dal medico di base o dai dipendenti dello studio.

Quanto alla seconda associazione per delinquere, l’ipotesi delineatasi all’esito delle investigazioni è che il sodalizio operasse attraverso l’emissione di false ricette per esami ematochimici in favore di soggetti esenti dal pagamento del ticket sanitario, diversi dagli effettivi fruitori  delle prestazioni sanitarie pre­scritte, ed in aggiunta contenenti l’indicazione di esami non eseguiti, ulteriori e più costosi rispetto a quelli richiesti o necessari alle esigenze del paziente.

Il sistema illecito contribuiva, evidentemente, ad un precoce esaurimento dei fondi regionali – assegnati alle varie strutture sanitarie convenzionate con il Ssn – già nei primi giorni del mese, costringendo un elevato numero di contribuenti a pagare, di tasca propria, gli esami clinici che gli sarebbero spettati a titolo gratuito o con la partecipazione alla spesa, nelle forme e secondo le modalità previste dalla legisla­zione vigente.

In questo caso la frode si articolava nelle seguenti fasi:

un medico di base di Pomigliano d’Arco proponeva ai propri assistiti la possibilità di sottoporsi, verso un esiguo corrispettivo, a prelievo ematico domiciliare funzionale all’espletamento degli esami richie­ sti presso due laboratori conniventi, siti nel medesimo Successivamente procedeva, con l’au­ silio di una collaboratrice, all’emissione della ricetta contenente la prescrizione delle analisi da ese­ guire nonché, di frequente, alla prescrizione di esami ulteriori e più costosi di quelli connessi alle reali esigenze diagnostiche del paziente, compilandola a beneficio di soggetti diversi dagli effettivi fruitori della prestazione sanitaria;

gli infermieri, una volta eseguiti i prelievi a domicilio, consegnavano i campioni ematici e le false ricette al personale del laboratorio, curandosi di evidenziare, su indicazione del medico di base, quelli ulteriori e non necessari da espletare;

i titolari e gestori dei centri diagnostici, pur di fruire del flusso di clientela garantito dal medico di base, accettavano i campioni forniti dagli infermieri ed espletavano gli esami di laboratorio necessari indicati sulle false ricette, che provvedevano, quindi, ad inviare alla S.L. territorialmente competente, al fine di conseguire l’indebito rimborso della prestazione sanitaria.

Strettamente connessa alle condotte ipotizzate è apparsa la commissione dei reati di falsificazione delle prescrizioni mediche e di corruzione, contestati al titolare di una farmacia di Pomigliano d’Arco e ai titolari dello studio medico, autori delle false prescrizioni. Questi ultimi, da un lato, si prestavano ad pre­scrivere, sulla base delle indicazioni e richieste del farmacista, ricette mediche a copertura di pregresse erogazioni di farmaci in mancanza di un preliminare e adeguato contatto con il paziente nonché ricette mediche del tutto false, in quanto per nulla corrispondenti a qualsiasi richiesta dell’interessato o, comun­que, da qualunque effettiva e attuale necessità terapeutica; dall’altro e a titolo di corrispettivo, ricevevano dal farmacista la gratuita fruizione dell’immobile presso il quale ha sede lo studio di cui gli stessi profes­sionisti fanno parte, l’esborso delle spese di manutenzione e delle utenze dell’immobile e la periodica erogazione di somme di denaro destinate ai collaboratori dello studio.

Il gip ha disposto gli arresti domiciliari per un medico di base, ritenuto il promotore delle due associazioni a delinquere. Due medici di base sono stati sospesi per un anno dal pubblico servizio/ufficio connesso con l’esercizio della professione medica in convenzione con il Ssn; sospesi per un anno anche 7 farmacisti; a due legali rappresentanti di centri diagnostici è stato notificato il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per un anno; a un ex farmacista e a due informatori scientifici è stato notificato un divieto di dimora nel comune di Pomigliano d’Arco infine due infermieri sono stati sospesi per un anno dall’esercizio della professione per conto di enti pubblici e privati convenzionati con il Ssn.

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