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Santa Maria a Vico, sei arresti per voto di scambio: mani della camorra su cimitero, chioschi e assunzioni

SANTA MARIA A VICO (rgl) – Un intreccio tra politica, appalti pubblici e criminalità organizzata. È quanto emerso dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che questa mattina hanno portato all’arresto di sei persone – tra custodia cautelare in carcere e domiciliari – accusate, a vario titolo, di scambio elettorale politico-mafioso, induzione indebita a dare o promettere utilità, favoreggiamento personale e violazione di segreti d’ufficio. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza di Caserta – Compagnia di Marcianise, ha svelato un presunto sistema di collusione tra esponenti dell’amministrazione comunale di Santa Maria a Vico e affiliati al clan Massaro, radicato nel territorio e attivo nel controllo di affari e appalti pubblici. Le indagini si sono concentrate sul periodo delle elezioni comunali del 2020, evidenziando una pianificazione del voto orchestrata dal gruppo criminale per sostenere candidati di riferimento e garantirsi, in cambio, appalti e vantaggi economici nel post-elezioni. Al centro degli interessi del clan, secondo gli investigatori, vi era in particolare l’ampliamento del cimitero comunale e la realizzazione di un impianto di cremazione, che sarebbe dovuto essere affidato a una società con un socio occulto legato alla camorra. Ma non solo: gli inquirenti hanno documentato favori e omissioni riguardanti la gestione di un chiosco-bar nella frazione San Marco, per il quale non sarebbero stati riscossi i canoni né disposti gli abbattimenti nonostante gravi abusi edilizi, oltre a pressioni su ditte appaltatrici per ottenere assunzioni di soggetti vicini al clan. Tra gli arrestati figurano il sindaco di Santa Maria a Vico Andrea Pirozzi, il vicesindaco Veronica Biondo – candidata alle prossime Regionali per Forza Italia –, il consigliere comunale Giuseppe Nuzzo e l’ex assessore Marcantonio Ferrara. Tutti e quattro sono stati posti ai domiciliari su ordine del gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura guidata da Nicola Gratteri. Per i due esponenti apicali del clan, Raffaele Piscitelli e Domenico Nuzzo, è stata invece disposta la custodia cautelare in carcere. Secondo gli investigatori, il gruppo criminale non si sarebbe limitato a sostenere la lista vincente, ma avrebbe orientato voti anche verso candidati avversari per garantirsi la permanenza in consiglio comunale di un esponente provinciale considerato utile ai propri interessi. Le intercettazioni hanno rivelato come i membri del clan fossero perfettamente a conoscenza dell’esito delle elezioni ancor prima dello spoglio, tanto da preannunciare ai candidati i ruoli che avrebbero ricoperto nella futura amministrazione. In cambio del sostegno elettorale, gli uomini del clan avrebbero preteso lavori pubblici, concessioni e assunzioni mirate. L’indagine – coordinata dal colonnello Nicola Sportelli, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caserta – getta nuova luce sul pericoloso intreccio tra criminalità e politica locale, confermando come il voto di scambio mafioso resti uno degli strumenti più insidiosi con cui la camorra cerca di condizionare la vita amministrativa e gli interessi economici del territorio.

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