CICCIANO (nela) – C’è una svolta nelle indagini sull’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. Nelle prime ore di oggi i carabinieri del Comando Provinciale di Roma, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale e con il supporto dei militari dei comandi di Napoli e Avellino, hanno eseguito quattro misure cautelari nei confronti dei presunti componenti del commando che, la sera del 16 ottobre 2025, fece esplodere un ordigno davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia. Tre persone sono state condotte in carcere, mentre una quarta è stata posta agli arresti domiciliari. Gli indagati, di età compresa tra i 22 e i 53 anni, sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più persone e con modalità ritenute di tipo mafioso. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe agito su commissione, in cambio di alcune migliaia di euro, per conto di mandanti che restano ancora senza volto. Proprio l’individuazione di chi avrebbe ordinato l’attentato rappresenta adesso il principale obiettivo degli investigatori. Tra gli arrestati figura Antonio Passariello, originario di Mugnano del Cardinale e domiciliato a Cicciano, raggiunto dall’ordinanza cautelare a Cicciano, dove nella notte i carabinieri hanno eseguito anche una perquisizione domiciliare nel rione Iacp. Gli altri destinatari della misura sono Marika De Filippi, residente ad Avella, Saverio Mutone, residente a Sperone e Pellegrino D’Avino, residente ad Avella. Tutti hanno precedenti penali: il più anziano, 53 anni, anche per sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione; gli altri risultano invece gravati soprattutto da precedenti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’attentato venne compiuto davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia, dove un potente ordigno esplose davanti al cancello della sua casa, distruggendo le due auto parcheggiate all’esterno e danneggiando il muro perimetrale. Nessuna persona rimase ferita. Secondo gli inquirenti, dopo l’attacco il gruppo avrebbe ricevuto un articolato supporto logistico per evitare di essere scoperto. I presunti mandanti avrebbero fornito denaro, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e avrebbero persino pianificato un’eventuale fuga all’estero degli esecutori. Nel corso delle indagini, inoltre, gli indagati avrebbero tentato di ostacolare gli investigatori effettuando bonifiche per individuare eventuali microspie, distruggendo schede telefoniche e concordando versioni comuni dei fatti per coprire sia il proprio coinvolgimento sia quello dei mandanti. L’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma è stata particolarmente complessa. Attraverso l’analisi incrociata delle immagini di videosorveglianza, dei rilievi tecnico-scientifici e dei tabulati telefonici, gli investigatori sono riusciti a ricostruire tutte le fasi dell’attentato, dai sopralluoghi preliminari fino al rientro in Campania. Determinante si è rivelata una telecamera installata lungo la strada statale Pontina, che ha immortalato una Fiat 500X, risultata noleggiata in Campania, mentre raggiungeva Roma e faceva ritorno poche ore dopo l’esplosione. L’analisi dei dati telefonici ha poi evidenziato come i cellulari utilizzati dai presunti esecutori seguissero lo stesso percorso dell’auto sia il giorno dell’attentato sia durante un precedente sopralluogo effettuato nei pressi dell’abitazione del giornalista. Gli accertamenti eseguiti dagli artificieri del Nucleo Investigativo e dal RIS di Roma hanno inoltre stabilito che l’ordigno era composto da gelatina da cava, un esplosivo ormai obsoleto ma ancora caratterizzato da un elevatissimo potenziale distruttivo, elemento che ha aperto un ulteriore filone investigativo sulla provenienza del materiale utilizzato. Tra gli arrestati figura anche una donna che, secondo gli investigatori, avrebbe partecipato ai sopralluoghi nei giorni precedenti all’attentato. Nella richiesta di misura cautelare la Procura di Roma aveva contestato anche il reato di strage, ipotesi che il giudice per le indagini preliminari non ha però accolto nell’ordinanza. Raggiunto telefonicamente dalla trasmissione Agorà Estate su Rai 3, Sigfrido Ranucci ha commentato così la svolta investigativa: “Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo Investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli”. Il giornalista ha aggiunto: “Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale e chi ha provato a distruggere le Sim. Vedremo cosa accadrà ancora”. Le indagini proseguono ora per risalire ai presunti mandanti dell’attentato e chiarire ogni aspetto della vicenda.







