FORIO D’ISCHIA (rgl) – Ischia non fa in tempo a rimarginare una ferita che subito ne compare un’altra. Ogni volta che l’isola prova a respirare, il cemento torna a insinuarsi tra le sue scogliere, come un ospite che non vuole andare via. E mentre l’estate riempie le spiagge e le cartoline raccontano solo bellezza, dall’alto arriva una verità diversa: un nuovo cantiere abusivo affacciato sul mare, nascosto tra le rocce di Panza, pronto a trasformare un tratto di costa protetta nell’ennesimo abuso edilizio. L’isola porta ancora le cicatrici del suo rapporto complicato con le costruzioni fuori norma. La frana del 2022, che costò vite umane, ha mostrato con brutalità quanto l’abusivismo edilizio sia parte di un dissesto più profondo. Eppure il fenomeno continua: solo nel 2026 i carabinieri hanno denunciato 20 persone, disposto 20 sequestri preventivi e condotto 88 sopralluoghi. L’ultima operazione nasce da un sorvolo del Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pontecagnano. A inizio agosto, durante un monitoraggio dell’isola, i militari della compagnia di Ischia hanno individuato un cantiere attivo sulla scogliera di Panza, nel comune di Forio, in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico. Le immagini dall’alto mostravano strutture in cemento armato già innalzate.
Il sopralluogo a terra, effettuato dai carabinieri della stazione di Forio insieme alla polizia locale e all’ufficio tecnico comunale, ha confermato i sospetti: le opere erano realizzate in totale assenza o difformità dai titoli abilitativi, violando i vincoli che tutelano il paesaggio dell’isola. È scattato così il sequestro preventivo d’urgenza dell’intera proprietà, riconducibile a un architetto svizzero. Le irregolarità riguardano due fabbricati distinti. Il primo, già sequestrato negli anni Ottanta e parzialmente sanato nel 2023, è stato demolito e ricostruito in cemento armato, con nuovi solai e pareti. All’interno è stato scoperto un locale seminterrato abusivo di 75 metri quadrati, destinato a rimessa per automezzi, mai autorizzato. Le pratiche edilizie presentate nel 2024 per lavori di adeguamento sismico erano prive del necessario parere paesaggistico, mentre sul cantiere erano già predisposte armature metalliche per ulteriori ampliamenti, nonostante il permesso di costruire fosse ancora pendente. Il secondo immobile, un seminterrato di 55 metri quadrati già sequestrato nel 2016, presentava nuovi lavori abusivi: una fodera perimetrale in cemento, un massetto armato e l’apertura di un varco per infissi. Interventi giustificati da una dichiarazione tecnica risultata falsa, che richiamava una sanatoria che non includeva il locale. I carabinieri hanno ipotizzato i reati di costruzione abusiva in zona vincolata, violazione del vincolo paesaggistico e falsità ideologica in atti destinati alla pubblica amministrazione. Per evitare ulteriori danni al territorio, è stato sequestrato l’intero cantiere del fabbricato principale e il secondo immobile con le opere più recenti.






