NAPOLI (rgl) – La qualità di una città non si misura soltanto da ciò che costruisce, ma da ciò che lascia respirare. È da questa idea – semplice, ma rivoluzionaria – che i Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale della Campania hanno avviato, nei giorni a ridosso di Ferragosto, un confronto sulle principali criticità ambientali dell’area metropolitana. Un territorio che, da Fuorigrotta a Torre Annunziata, continua a mostrare una fragilità evidente: troppo cemento, troppo asfalto, troppo poco verde. In una delle zone più densamente urbanizzate della regione, la presenza di alberature resta marginale rispetto alla massa minerale che domina piazze, strade e lungomari. Una contraddizione che pesa ancora di più se si considera che questa è l’area che dovrebbe rappresentare il biglietto da visita della Campania per chi arriva per turismo: un luogo dove paesaggio, patrimonio storico e qualità urbana dovrebbero procedere insieme. E invece, troppo spesso, la trasformazione degli spazi pubblici continua a privilegiare pavimentazioni e architetture, lasciando indietro la componente vegetale. È accaduto – sottolineano i Circoli – nel lungomare di Portici, in piazza Municipio a Napoli, e negli interventi in corso sul lungomare partenopeo: progetti diversi, accomunati dalla stessa mancanza di visione climatica. Un recente studio ha evidenziato come le aree urbane con forte concentrazione di cemento possano raggiungere temperature sensibilmente superiori rispetto alle zone più verdi. È il fenomeno dell’isola di calore urbana, destinato a intensificarsi con l’aumento delle temperature e delle ondate di calore. In questo scenario, alberi e vegetazione non sono arredo: sono infrastrutture climatiche, capaci di mitigare il microclima attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione. Per questo – sostengono i Circoli – il modo di progettare le opere pubbliche deve cambiare. Una riqualificazione non può essere valutata solo per la qualità della pavimentazione o per l’impatto architettonico. Deve rispondere a domande nuove: Quanta ombra produce? Quanta superficie permeabile conserva? Quante nuove alberature introduce? Come contribuisce alla gestione delle acque meteoriche? Il verde non può essere ciò che si aggiunge alla fine di un progetto: deve essere una delle sue matrici generative. La Campania, in realtà, non parte da zero. La Regione ha già individuato nelle infrastrutture verdi, nelle foreste urbane e nelle biocittà strumenti fondamentali per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell’aria e aumentare la resilienza dei territori. Il passo successivo, però, deve essere quello di trasformare questi indirizzi in pratica ordinaria della progettazione urbana. “La questione delle infrastrutture verdi deve essere una delle nostre battaglie dei prossimi anni – affermano i Circoli – bisogna introdurre l’obbligo nei Puc”. Non si tratta di piantare qualche albero in più, ma di proporre un modello diverso: alberature adeguate ai luoghi, suoli permeabili, sistemi di drenaggio sostenibile, continuità ecologica, manutenzione programmata e valutazione degli effetti climatici di ogni grande intervento pubblico. Il tema riguarda anche la competitività turistica della Campania. Chi arriva nella regione non incontra soltanto monumenti e paesaggi: attraversa piazze, strade, quartieri. La qualità di questi spazi contribuisce all’immagine complessiva del territorio tanto quanto il patrimonio storico e culturale. Per questo non basta chiedersi quante opere realizziamo. Bisogna iniziare a chiedersi quale città stiamo costruendo attraverso quelle opere. La Campania ha bisogno di una nuova stagione di infrastrutture verdi, capace di tenere insieme ambiente, urbanistica, turismo e qualità della vita. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: fare in modo che ogni trasformazione urbana lasci alla città non solo una nuova pavimentazione o una nuova infrastruttura, ma più verde, più ombra, più permeabilità, più resilienza.
La Campania soffoca nel cemento e nell’asfalto: i Circoli dell’Ambiente chiedono una svolta verde nei Puc






