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Casamarciano, sequestro cava Olivella: i cittadini chiedono “Stop definitivo alle attività e recupero ambientale”

CASAMARCIANO (rgl) – Dopo il sequestro della cava calcarea di Olivella disposto dai carabinieri, arriva la presa di posizione dei cittadini che da anni denunciano l’impatto ambientale delle attività estrattive tra i territori di Casamarciano e Tufino. La comunità della frazione Schiava e i 439 cittadini di Tufino, Casamarciano, Comiziano e Visciano che lo scorso febbraio avevano sottoscritto una petizione indirizzata alla Regione Campania hanno espresso “grande soddisfazione” per il provvedimento che ha portato ai sigilli del sito estrattivo. Secondo i firmatari dell’appello, il sequestro rappresenta un passaggio importante dopo anni di battaglie, esposti e richieste di intervento istituzionale. “Esprimiamo grande soddisfazione per la decisione che ha indotto le autorità a far apporre i sigilli e impedire che, pur in costanza di un’interdittiva antimafia emessa lo scorso mese di marzo dal Consiglio di Stato, la società concessionaria continuasse a cavare e a commercializzare materiale, come stava ininterrottamente facendo da ben sette mesi” si legge nella nota diffusa dai cittadini. Il riferimento è all’operazione che ha portato al sequestro della cava da circa 260mila metri quadrati, dove secondo gli accertamenti dei carabinieri le attività estrattive sarebbero proseguite nonostante l’interdittiva antimafia e la revoca delle autorizzazioni. Per i residenti, tuttavia, il sequestro non rappresenta il punto di arrivo. Nella nota viene infatti chiesto alle autorità competenti di adottare ulteriori provvedimenti per mettere definitivamente fine allo sfruttamento della collina di Olivella. “In considerazione dei gravissimi danni che quella cava ha provocato, per il modo in cui, per troppo tempo, ai concessionari è stato sistematicamente consentito di violare le norme di attuazione dettate dal Piano Regionale delle Attività Estrattive, confidiamo che le autorità preposte vorranno mettere in atto interventi volti a decretare la definitiva cessazione dello sfruttamento di quello che è rimasto della collina pesantemente deturpata”. I cittadini richiamano inoltre la necessità di avviare interventi di recupero ambientale e paesaggistico dell’area. Tra le istanze avanzate figura infatti la richiesta di applicare le disposizioni previste dalla normativa regionale sulle attività estrattive, procedendo alla ricomposizione ambientale del sito. L’obiettivo, spiegano i firmatari, è restituire dignità a un territorio che per decenni è stato interessato dalle attività di cava e che rappresenta una delle aree ambientali più delicate del comprensorio tra Nola e il basso Vesuviano.

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