Lettera del Vescovo di Nola ai lavoratori e alle lavoratrici del territorio

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Cari lavoratori e lavoratrici,

molti di voi sono oggi protagonisti del dramma della perdita del lavoro e del lavoro non tutelato. Tale dramma – perché non è nulla meno che questo – complice il suo protrarsi nel tempo e la mancanza di soluzioni credibili all’orizzonte, è ormai percepito, specie nella nostra terra, come un ineluttabile destino che condanna schiere di uomini e donne ad un’amara impotenza sociale, che frustra le speranze dei giovani, che uccide la dignità di tutti. Questo stato di cose potrebbe spingerci, paradossalmente, a far passare sotto silenzio questo 1° maggio, a trascorrerlo come un giorno tra gli altri o – ancor peggio – a subirlo come un’aspra ironia del calendario: non possiamo farlo, non dobbiamo farlo!

Il lavoro è segno concreto della libertà dell’uomo: libertà di agire, ma soprattutto libertà di sognare il proprio futuro, di costruire la propria “casa”, di impiegare i propri talenti, di vivere in maniera propriamente umana; non ribadirlo con forza in occasione di questo 1° maggio significa accettare supinamente l’idea che il lavoro non è più un diritto, ma un privilegio. «Non c’è, infatti, alcun dubbio – scriveva Giovanni Paolo II nell’enciclica Laborem Exercens del 1981 – che il lavoro umano abbia un suo valore etico, il quale senza mezzi termini e direttamente rimane legato al fatto che colui che lo compie è una persona, un soggetto consapevole e libero, cioè un soggetto che decide di se stesso».

Più ancora, con il lavoro l’uomo realizza il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare e dominare la terra (cfr Gn 1,28). Nell’adempimento di tale mandato, dunque, ogni essere umano riflette l’azione stessa del Creatore dell’universo, divenendo suo collaboratore. Il lavoro, pertanto, coinvolge la persona umana nel disegno divino: qui è la fonte di tutta la sua dignità come pure, al contempo, l’ultimo fondamento di precise istanze etiche da esso indisgiungibili, quali il diritto al lavoro da garantire a tutti, il diritto alla giusta retribuzione, il divieto alla mercificazione del lavoro.

Oltre che ai lavoratori dipendenti, intendo rivolgermi anche agli imprenditori, non meno colpiti dalla crisi economica in atto. Occorre, infatti, ripetere ancora il grande valore dell’attività imprenditoriale, la quale, se svolta in conformità ai principi morali sopra riportati, diviene leva non soltanto di sviluppo economico ma anche di promozione sociale e culturale. Quando guarda ad un modello di sviluppo che mette al centro la dignità umana e il bene comune, l’attività imprenditoriale diviene costruttrice di felicità, realizzatrice di sogni, per mezzo dell’operosità creativa specchio dell’opera sempre nuova di Dio nel mondo e per il mondo.

+ Beniamino Depalma

Arcivescovo, Vescovo di Nola

 

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