Rifiuti tossici, la camorra sversava anche nel Baianese. L’accusa di Franco Vittoria

Franco Vittoria

Franco Vittoria

di Bianca Bianco 

La camorra seppelliva rifiuti tossici nel ventre della Campania. E ci avvelenava ed avvelena ancora. Lo racconta a Sky il pentito Carmine Schiavone, lo diceva esattamente venti anni fa il boss diventato collaboratore di giustizia Carmine Alfieri ai magistrati cui descriveva i viaggi dell’immondizia contaminata dalla Germania all’area nolana. La Campania è stata (ed è ancora) il depuratore illegale delle tossine del Nord. Un dramma risaputo, raccontato nei libri (da «Gomorra» di Saviano a «Campania terra dei veleni» di Antonio Giordano), certificato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti che nella relazione finale licenziata a febbraio paragonava gli effetti dell’abuso del nostro territorio alla peste del Seicento.
E sbaglia chi crede che l’Irpinia sia immune da questo legame mortale tra terra, veleno e criminalità organizzata. Franco Vittoria, oggi componente della direzione nazionale del Partito Democratico, era il giovane presidente della Comunità montana Vallo Lauro Baianese quando denunciò, più di dieci anni fa, i traffici dei clan anche in Bassa Irpinia. Dopo due lustri e più, la situazione non è cambiata: «Quello che racconta Schiavone è grave, gravissimo. Ma è quello che già si sa. Basta leggere il rapporto sulle ecomafie, i dossier pubblicati in questi anni. Per l’Irpinia, poi, è inutile credere alla favola dell’isola felice. Pietro Grasso, allora procuratore antimafia, lo disse anni fa: dal post- terremoto questa provincia è nei tentacoli del crimine. Che vi siano stati anche sversamenti di rifiuti tossici è un dato di fatto». La Bassa Irpinia, in particolare, dal mandamento al vallo, in una ideale mappatura delle discariche del crimine è costellata di crateri, i buchi in cui venivano e forse vengono sepolti gli scarti tossici: «Non ci sono evidenze eclatanti, né particolari inchieste. Ma l’esperienza di politico ed amministratore mi ha confermato che questa zona andrebbe controllata pezzo per pezzo, collina per collina. Verrebbe alla luce quanto l’area sia stata devastata».
Le prove, non quelle giudiziarie ma quelle sulla pelle del territorio, ci sono: «Coltivazioni sparite, agricoltura in sofferenza, e poi un aumento spaventoso dei tumori». I siti più a rischio, le cave dimesse, usate come collettore dei veleni. Nel giro di un decennio la valle baianese, difesa solo sulla carta dall’appartenenza all’Irpinia, è stata annessa alla martoriata «provincia» che prima veniva chiamata «triangolo della morte» ed oggi è stata ribattezzata «quadrilatero dei veleni». Quella fetta di Napoletano tra Nola, Casamarciano, Tufino, Comiziano che ha accolto i rifiuti legali e meno della provincia partenopea e della camorra e che oggi paga lo scotto di una bonifica inesistente.
«Il Baianese è un fortino facilmente espugnabile – spiega Vittoria-. L’Eldorado delle cattive intenzioni, in fatto di rifiuti, perché fin troppo ben collegato. E poi per molti anni abbiamo pensato ad urbanizzare dimenticando le colline e le montagne. Di fatto politica e cittadini hanno dato un salvacondotto a chi voleva disporre come voleva delle nostre zone verdi». Con venti anni di ritardo, continua Vittoria, ora ci si scandalizza per le dichiarazioni dei camorristi: «Ma qui siamo già ai tempi supplementari dell’emergenza». Ciononostante ancora si batte. L’ultima proposta presentata ai sindaci del Baianese, e che estenderà ai primi cittadini irpini, è che si proceda di comune accordo alla stesura della mappa delle discariche e delle criticità ambientali: «Poi si passerà alla indagine epidemiologica». Il deliberato già approvato nel suo Comune, Sperone, sarà al vaglio di tutti i sindaci del mandamento: «A loro poi chiederò di appellarsi alla Procura. Bisogna aprire inchieste, indagare. Perché i viaggi della morte ci sono stati. Ma non è detto che siano finiti».

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