venerdì, Giugno 14, 2024
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Simboli, misteri e il Sommo poeta: la ricetta del best seller è servita

Inferno-dan-brown_h_partbdi Isabella Savinelli

Dan Brown è sicuramente tra quegli autori contemporanei entrati nel database della maggior parte dei lettori: autore del “pioniere” romanzo thriller più letto e venduto di tutti i tempi, “Il Codice da Vinci”, sull’onda di questo successo ha continuato a scrivere libri,  come gli altrettanto conosciuti “Angeli e demoni” e “Il simbolo perduto”, basati sulla criptografia, sul simbolismo e su dissensi religiosi che alimentano di continuo la creatività e la perspicacia dei lettori. Quest’anno ritorna con un altro romanzo thriller che, uscito il 14 maggio scorso, sin da subito è schizzato in testa alle classifiche dei libri più letti: “Inferno”, in cui arte, simbologia, letteratura, genetica e avventura si intrecciano in maniera impeccabile. Ad attirare il lettore, oltre alla firma d’autore e al titolo, è di sicuro la copertina che ritrae il profilo del più famoso, celebre ed inconfondibile “naso aquilino”: quello di Dante Alighieri.

Ritroviamo, come protagonista del romanzo, una vecchia conoscenza: il professor Robert Langdon, studioso di simbologia all’università di Harvard, esperto di Dante. L’uomo si sveglia da un incubo e scopre di trovarsi non ad Harvard, ma su di un letto d’ospedale a Firenze. È stordito, sedato e ferito alla testa da un’arma da fuoco, guarda attonito i suoi abiti d’ospedale sulla sedia. Ricorda a stento il suo nome, sul resto vuoto totale: è affetto da amnesia. Non capisce come sia arrivato nella città, chi e perché abbia tentato di ucciderlo, nella sua mente si affollano soltanto immagini macabre che ricordano la Peste nera che dilaniò l’Europa nel Medioevo, immagini con a capo una strana figura femminile dai capelli argentei. In un profondo stato confusionario, decide di scappare per andare alla ricerca di risposte ai suoi tanti interrogativi e ad accompagnarlo è la giovane e misteriosa dottoressa Sienna Brooks. Mentre sostano per decidere le successive mosse, la dottoressa consegna a Robert un oggetto cilindrico riposto in una sorta di tasca segreta nella sua giacca: dopo averlo azionato, viene trasmessa un’immagine angosciante che ritrae l’umana sofferenza, si tratta della “Mappa dell’inferno” di Botticelli, tributo, a sua volta, dell’opera letteraria più celebre di tutti i tempi, la “Divina Commedia”, in particolar modo della sua prima cantica, quella de “l’Inferno”. In preda allo scopo di seguire l’esortazione del messaggio contenuto nel quadro, “cerca trova”, Robert e Sienna cercano di comprendere i segreti e i motivi di arcane situazioni e apparizioni che man mano gli si palesano attraverso svariati dipinti e messaggi criptici da decifrare. Le loro vicissitudini e scoperte si dipanano da Firenze, a Venezia sino ad Istanbul: ripercorrendo tutte queste tappe, inizia una caccia all’uomo, un uomo che, soffermandosi su teorie tanto utopiche quanto devianti e devastanti, presenta una minaccia per gran parte dell’umanità. Nessuno è come sembra e niente è dato per scontato e Robert Langdon, affiancato e osteggiato da Sienna, dalla donna coi capelli argentei e dai membri di associazioni come il Consostium e la Transumanza, si ritroverà ancora una volta a combattere contro mille avversità e inquietanti enigmi seguendo, questa volta, i filo rosso dei versi danteschi.

Questo è uno di quei casi in cui già soltanto la firma dell’autore decreta il successo di un libro che, prima ancora di venir letto, si assume la grande responsabilità di essere quanto meno all’altezza degli eclatanti romanzi precedenti. Quanto ad attrattiva e a presa sui lettori, probabilmente “Inferno” è debitore rispetto ai suoi predecessori. Certamente l’incipit è molto persuasivo, sin dall’inizio cattura l’attenzione del lettore e aumenta l’intensità del racconto, ma, quest’ultimo sembra continuare a rilento. Le parentesi esplicative presenti sia per spiegare le situazioni precedenti all’amnesia del protagonista, sia per fornire informazioni necessarie di tipo storico, letterario, artistico e genetico, se da un lato gettano luce su alcuni aspetti e ambientazioni poco chiari ma fondamentali per la comprensione dell’intreccio della storia, dall’altro lato, da circa metà romanzo e pian piano fino all’epilogo, allentano la tensione e spezzano il ritmo all’inizio incalzante. Non ancora del tutto svezzatosi dai precedenti romanzi, anche nell’ “Inferno”, Dan Brown riprende lo stesso modo di raccontare e di far evolvere la storia: soluzioni di messaggi criptici contenuti in quadri o monumenti artistici, colpi di scena e personaggi che si scoprono ingannatori, conducono il lettore in vari tasselli che, man mano, ricostruiscono la storia. Tutto ciò accontenta il lettore abituato alla consueta tensione narrativa dei thriller di Dan Brown, però, forse, delude quei lettori desiderosi di qualcosa di nuovo e di non così “tradizionale”. Degna di consensi, in compenso, la scelta di riproporre Robert Langdon, l’uomo tutto d’un pezzo, perspicace, intuitivo, sapiente e accattivante al quale, ormai, tutto il pubblico di lettori si è affezionato. Indiscussa la genialità dell’autore di creare storie inverosimili, quasi surreali che si alimentano di terreni fertili e affascinanti come quello dell’arte e della simbologia, della letteratura e della genetica. Per quanto riguarda la letteratura, l’autore si è misurato col testo poetico più celebre dell’intera storia letteraria: la Divina Commedia di Dante Alighieri. Infatti dietro ad ogni mossa del protagonista e degli altri personaggi c’è, invisibile come uno spettro, il poeta fiorentino, che con i suoi mirabili versi indica la strada giusta da seguire e i giusti significati da attribuire ai vari indizi che si presentano, o forse c’è lo stesso Dan Brown, meritevole di lode per aver rintracciato quei versi, tra i circa quattordicimila dell’intero poema de “La Divina Commedia”, opportunamente e significativamente intessuti nei punti più strategici ed enigmatici del racconto. Un ulteriore supporto alle pieghe della storia viene senza dubbio offerto dalla genetica: gran parte delle azioni, specie nella seconda parte del racconto, si concentrano sul fenomeno dell’equazione apocalittica della popolazione. Talvolta la (s)proporzione tra l’aumento incessante della popolazione e lo spazio limitato della terra porta a conclusioni aberranti e pessimiste come la nascita di epidemie e cataclismi. A questo punto Dan Brown, attraverso la voce di uno dei personaggi, pone un quesito che scuote la coscienza di qualsiasi lettore: “uccideresti metà della popolazione per salvare la nostra specie dall’estinzione?”. Di sicuro, dopo aver chiuso il libro, il lettore, quello profondo e fervente, magari amareggiato dall’epilogo del libro decisamente poco risolutivo ma ancora inserito in un’atmosfera contesa tra bene e male, salvezza e catastrofe, si estranierà dal mondo cercando di dare una risposta a quell’ipotetica e sottile domanda.

AUTORE: Dan Brown

TITOLO: Inferno

ANNO: 2013

EDITORE: Mondadori

PREZZO: € 25.00

 

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