il dossier choc del Ministero: Nolano fa rima con morte

di Bianca Bianco

“Presenza di discariche” ed “eccessi della mortalità” di uomini e donne “per tutti i principali gruppi di cause, con eccessi di mortalità per il tumore polmonare, epatico e gastrico, del rene e della vescica”; trend di rischio “in eccesso all’aumentare del valore dell’indicatore di esposizione a rifiuti per la mortalità generale, per tutti i tumori e per tumore epatico in entrambi i generi, e per il tumore polmonare e dello stomaco nei soli uomini”. Insomma, si crepa per colpa (anche) dell’esposizione ai rifiuti. Si muore, uomini e donne, perché si abita in posti in cui le terre sono state riempite di rifiuti (normali, tossici, speciali, come li desiderate). Dove sono i posti in cui succede tutto questo? Ve ne elenchiamo qualcuno: Acerra, Brusciano, Camposano, Casamarciano, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Mariglianella, Marigliano, Nola, Pomigliano d’Arco, Roccarainola, San Paolo Bel Sito, San Vitaliano, Saviano, Scisciano, Tufino, Visciano. Probabilmente in uno di questi posti elencati abita qualcuno di voi che sta leggendo. Del resto è facile: c’è dentro tutta l’area nolana. Si tratta di parte dell’elenco dei Comuni contenuto nel Rapporto del Ministero della Salute su 44 luoghi e siti più inquinati d’Italia. Bella storia. Un perimetro mortale nche coinvolge sei milioni di cittadini, la percentuale maggiore dei quali (indovinate un po’) si trova tra le province di Napoli e Caserta. Questo elenco del Ministero della Salute non è ufficiale; i dati, risalenti al novembre del 2012, sono stati resi noti non da un ministro o da un medico, ma da un blog collettivo che si chiama PopOff, che informa su cronaca ed attualità attraverso i contributi di giornalisti e blogger. I paesi del Nolano elencati rientrano nel Sin (decreto di perimetrazione) del litorale domizio flegrei e dell’agro aversano. Nel Sin si elencano le discariche disseminate sul territorio e si monitorano mortalità, natalità, malattie. Nel caso dei nostri Comuni, il dossier osserva, appunto “eccessi di mortalità per il tumore polmonare, epatico e gastrico, del rene e della vescica. I risultati hanno, anche, mostrato un trend di rischio in eccesso all’aumentare del valore dell’indicatore di esposizione a rifiuti per la mortalità generale, per tutti i tumori e per tumore epatico in entrambi i generi, e per il tumore polmonare e dello stomaco nei soli uomini”. Non va meglio per l’area vesuviana (Boscoreale, Boscotrecase, Castellammare di Stabia, Ercolano, Napoli, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Trecase) in cui sono presenti discariche ed amianto e si muore soprattutto per
per le malattie degli apparati digerente e genitourinario negli uomini e nelle donne”.
UNA EMERGENZA MADE IN ITALY- Il Rapporto del Ministero della Salute però non si ferma solo alla Campania. Anzi, indaga l’Italia intera, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, individuando le 44 aree più inquinate. Come Cengio, in provincia di Savona ( a causa degli impianti chimici); Cogoleto-Stoppani (Genova) per la presenza di un impianto per la produzione di biocromato di sodio e di una discarica. Come alcune località vicino Bolzano, Trento, Brescia. O i famigerati Porto Marghera (Venezia) o Taranto (leggasi Ilva), attraversando, Comune per Comune, tutta la Penisola. Centro ed Isole compresi. In prossimità di queste aree vivono in tutto 5 milioni e mezzo di persone e nello studio è stata valutata l’incidenza di diverse malattie, dai tumori alle patologie cardiovascolari, in relazione all’inquinamento. L’estensione dei ‘Sin’ (Siti importanza nazionale) è estremamente variabile: la maggior parte si limita a un solo comune, ma in qualche caso, come quello del litorale Domizio-Flegreo nelle provincie di Napoli e Caserta i municipi interessati sono 77. E’ comprovato che il tasso di mortalità per tutte le cause in 27 Sin per gli uomini e in 24 Sin per le donne è superiore alla media italiana. Mentre il tasso di mortalità causato da tutti i tipi di tumore è superiore alla media regionale in 28 Sin per gli uomini e in 21 Sin per le donne. Nei 44 Sin si sono verificati 10mila decessi per tutte cause e 4mila per tutti i tumori in eccesso rispetto ai riferimenti regionali. Storie di malattie e connessioni dirette con i problemi derivanti soprattutto dall’inquinamento industriale che i residenti di tutti i comuni interessati conoscono bene.
BOCCIATO IL REGISTRO TUMORI- Nel frattempo il destino del “Registro tumori” è segnato dalla nuova bocciatura della Corte costituzionale. Il destino di uno strumento necessario per monitorare e descrivere i fenomeni epidemiologici legati alle malattie oncologiche incontra un nuovo stop da parte della Consulta. I giudici della Suprema Corte hanno infatti ritenuto illegittima l’istituzione, prevista dalla regione Campania lo scorso anno, del registro oncologico, di fatto accogliendo il ricorso che fu presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La motivazione della Corte è chiara: l’istituzione del Registro peserebbe troppo sul piano di rientro dal deficit sanitario (che in Campania arriva a 500 miliardi). Troppe spese a carico dell’Asl, dunque stop a questo che per molti sarebbe uno strumento cardine per capire davvero come si diffondono le malattie in aree a rischio della Campania. Come l’area nolana. A mancare, sottolineano i magistrati, sia una coerenza con il piano di rientro (troppe spese per uffici, asl etc), sia la mancanza nella legge di uno stanziamento ad hoc. La norma finanziaria introdotta dall’articolo 16, in particolare, sarebbe incompatibile con l’obiettivo di contenimento della spesa pubblica sanitaria. Infine, la Corte ha rilevato l’interferenza tra il legislatore regionale e il commissario ad acta del settore sanitario campano in violazione dell’articolo 120, secondo comma, della Costituzione. La sentenza ”non modifica nulla e i registri sono regolarmente operativi” ha fatto subito sapere la Regione Campania (che pure non si è costituita in giudizio). Se la Consulta ha ”con le giuste motivazioni” ritenuto la legge in contrasto con il Piano di rientro del debito campano, il presidente Caldoro ha chiarito che “aveva in realtà già anticipato tale decisione quando – nella sua qualita’ di commissario di governo – istituì i Registri per decreto, stabilendo altresì che il funzionamento degli stessi non avrebbe comportato ulteriori oneri finanziari a carico del bilancio regionale. ‘”Con quell’atto – precisa la regione Campania in una nota – il commissario anticipò nella sostanza di molti mesi quanto ha detto ora la Consulta nella sentenza”. Allo stato – puntualizza la nota – i programmi operativi 2013 – 2014 prevedono la messa a punto, entro il 31 dicembre 2013, di un sistema di valutazione dell’efficacia delle cure connesso alle attivita’ dei Registri”.
LA STATISTICA FATALE- Mentre si discute di dossier e registri, si continua a morire. Sono undicimila le nuove diagnosi di melanoma in Italia nel 2012, con una incidenza in aumento, simile fra Nord e Centro, inferiore al Sud. Sono gli ultimi dati sul melanoma, il tumore maligno della pelle piu’ aggressivo e difficile da curare, resi noti a Milano nel corso della presentazione di My SkinCheck, progetto di prevenzione che dal 27 maggio al 20 giugno portera’ un camper nelle piazze di 8 citta’ italiane, con informazioni e visite gratuite. Questo tumore uccide ogni anno in Italia 1700 persone. Tra gli uomini la mortalita’ da melanoma e’ l’ unica in aumento, insieme a quella per il tumore polmonare tra le donne. Colpisce piu’ gli uomini (14,3 casi su 100 mila) che le donne (13,6 casi su 100 mila). Negli ultimi 30 anni le nuove diagnosi di melanoma sono cresciute del 237% e l’eta’ delle persone colpite si sta abbassando drasticamente.

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