Iva al 22%, stangata sulle famiglie: ecco i prodotti che rincareranno

IvaIl temuto giorno è arrivato. Scatta oggi, martedì primo ottobre, il rincaro dell’Iva. L’imposta sul valore aggiunto passa dal 21 al 22%, e porterà con se una serie di aumenti che peseranno sui costi sostenuti dalle famiglie italiane. I beni di prima necessità (latte, pane, carne, pesce) non saranno soggetti ad aumento, per tutti gli altri si assisterà ad un incremento dei pezzi a causa dei rincari sui costi di produzione e distribuzione. Secondo Confcommercio a pagarne le spese saranno i consumi, a cominciare dalle spese natalizie, per il Codacons ci sarà  un calo dei consumi del 3% su base annua.  Secondo Adusbef e Federconsumatori, la stangata andra’ dai 207 a 260 euro l’anno (62 euro solo per l’ultimo trimestre ottobre – dicembre). Si tratta del secondo rialzo di un punto nel giro di due anni: l’aliquota era gia’ salita dal 20 al 21% dal 17 settembre 2011.

Con il rincaro dell’imposta, aumenteranno gli alimenti non di prima necessità (vino, birra, succhi) e quelli pregiati (tartufi ad esempio), ma anche la benzina, le auto, i pezzi di ricambii, gli  elettrodomestici, i gioielli, l’abbigliamento, le calzature. Per quanto riguarda la benzina da oggi i  listini torneranno automaticamente ad aumentare di 1,5 cent per la verde e di 1,4 cent per il gasolio. E’ il calcolo di Quotidiano energia che sottolinea però come, a ben vedere, si tratti quasi di un vantaggio per i consumatori visto che il dl entrato in cdm venerdì prima del precipitare della crisi prevedeva, a copertura del rinvio dell’aumento Iva, un rincaro delle accise di 2 cent.

Per Cgia di Mestre i rincari maggiori saranno subiti da i trasporti, soprattutto i carburanti, con un aggravio medio di 39 euro. Altri 20 euro aggiuntivi graveranno sulla spesa per l’abbigliamento e le calzature e altri 17 euro per l’acquisto della mobilia e degli elettrodomestici. Per l’associazione l’aumento colpira’ di piu’ le famiglie numerose e piu’ povere.

Per i single l’aggravio potra’ arrivare fino a 99 euro e per un lavoratore dipendente con moglie e figli a carico fino a 120 euro. Si allarghera’ anche il divario con gli altri principali paesi europei: 2,4 punti in piu’ rispetto alla Francia e addirittura 3 punti percentuali in piu’ rispetto alla Germania

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