‘Mandatopoli’, una organizzazione criminale nel Comune di Nola: ecco come agiva

mancuso_conferenzamandatopoli copiadi Bianca Bianco e  Nello Lauro

NOLA- Due impiegati ed un imprenditore in carcere, un altro dipendente agli arresti domiciliari. Ecco gli esiti della inchiesta denominata “Mandatopoli”, partita ad agosto ed arrivata oggi alle sue (prime) conclusioni.

In manette sono finiti Filomena De Sena, 53enne ormai ex impiegata comunale di Nola (che rassegnò le dimissioni ad agosto, quando lo scandalo emerse), Angelo Ranieri, addetto all’Ufficio Servizi Finanziari- Gestione Bilancio ed Antonio Mercogliano, imprenditore titolare dell’omonima ditta individuale. Agli arresti domiciliari Salvatore Galeotafiore, già consigliere comunale a Tufino, impiegato comunale addetto all’Ufficio servizi finanziari- Magazzino ma prima addetto all’Ufficio Ragioneria.

Altre quattro persone risultano indagate e sono state raggiunte da avviso di garanzia, si tratta di quattro imprenditori, dei quali due si sono costituiti questa estate, raccontando quanto avveniva spontaneamente.

Quella delineata dalla Procura di Nola è una vera e propria associazione a delinquere, oltre all’articolo 416 sono contestati agli arrestati anche il peculato e la falsità materiale commessa in attu pubblici dal pubblico ufficiale. Tutto in danno del Comune di Nola.

In base alle complesse ed articolate indagini condotte da carabinieri e guardia di finanza e coordinate dalla Procura di Nola, esisteva dunque una organizzazione criminale all’interno dell’ente di piazza Duomo che nel giro di dieci anni avrebbe sottratto al Comune 1.321.655 euro. Il meccanismo utilizzato per ‘distrarre’ queste somme è stato definito da Campoli, giudice delle indagini preliminari, “tanto semplice quanto devastante nei suoi esiti”. Tanti gli elementi raccolti dagli investigatori, tantissime prove.

I componenti dell’organizzazione dal 2004 al 2013 avevano formato almeno 43 mandati di pagamento per opere pubbliche mai realizzate o per servizi mai resi, inserendo poi questi mandati farlsi nel software di gestione pagamenti usato dalla Tesoreria del Comune. In questo modo le somme (ingenti) venivano versate all’imprenditore e quest’ultimo ‘divideva’ almeno il 60% di questi illeciti proventi con gli impiegati. In questo giro del malaffare, sono coinvolti anche privati cittadini che finivano per godere di pagamenti per servizi o lavori mai eseguiti.

Il nucleo dell’indagine ruota intorno all’imprenditore Mercogliano, titolare di una impresa edile in regime di appalto col Comune di Nola per realizzazione di opere pubbliche. Quarantatre le operazioni illecite ed i mandati falsi che venivano reiclati fino a cinque volte. In particolare, l’imprenditore oltre a ricevere e redestribuire le somme, formava anche false fatture per eludere eventuali controlli interni posti in essere dal Comune.

Nell’organizzazione vi erano anche soggetti che rivestivano un ruolo secondario eppure essenziale, come prestanomi sui conti correnti su cui transitavano le somme sottratte al bilancio comunale. Chi faceva da testa di legno aveva diritto ad un esiguo compenso.

Le misure cautelari (arresti in carcere e domiciliari) sono state adottate per impedire ulteriori danni alle casse comunali.

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