Rifiuti tossici, nei verbali di Schiavone si parla anche del Nolano

carmineschiavonedi Bianca Bianco

NOLA- C’è anche Nola nel verbale della seduta della Commissione d’inchiesta con il pentito dei Casalesi Carmine Schiavone. Nel documento che il giornalelocale ha pubblicato e reso consultabile già nei giorni scorsi (clicca qui per leggere) ci sono alcuni  passaggi in cui Nola viene citata dall’ex camorrista.  La zona viene  tirata in ballo in riferimento ai lavori della superstrada che collega Nola a Caserta, in costruzione in quegli anni (a cavallo tra gli Ottanta ed i Novanta) e dell’uso del terreno dei Regi Lagni che da Nola vanno alla foce del Volturno.

L’AFFARE RIFIUTI– Il verbale riporta l’audizione dell’ex Casalese dinanzi una delegazione della Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesso. E’ il 7 ottobre 1997, Schiavone viene ascoltato perché può dire molte cose sugli affari dei Casalesi coi rifiuti tossici. E lui parla, come aveva già parlato in altre occasioni. Racconta che l’affaire rifiuti tossici per i Casalesi è iniziato nel 1988, circa.

IL SISTEMA DEI CASALESI– Il sistema che i Casalesi avevano per interrare i veleni delle industrie europee e del Nord Schiavone lo spiega con dovizia di particolari. Per seppellirli si usavano degli scavi abusivi. Spiega: “Per realizzare le superstrade si predispone un rilevato, circa 4-5 metri al di sotto: nei capitolati emananti dall’amministrazione di lavori pubblici si prevedeva che sotto la strada, per garantire la tenuta, dovesse esserci sabbia insieme ad altri detriti speciali. Tuttavia per costruire in fretta la strada si usava del terreno, in particolare uno strato “paesano”, non cretoso, più friabile e mescolato con la sabbia”. Così, spiega Schiavone, si usavano materiali non a norma e si faceva la “cresta” sui soldi degli appalti. Per prendere questo terreno erano stati effettuati degli scavi anche di 25 metri di profondità, fino a toccare e superare le falde acquifere. Scavi abusivi poi chiusi mostrati dallo stesso Schiavone alla Criminalpol negli anni 90. Ed è proprio in queste profonde vasche scavate per fornire terreno per costruire la superstrada che i casalesi pensarono di interrare rifiuti. Avevano i “buchi”, insomma, e potevano utilizzarli per i loro sporchi traffici anche se quei rifiuti tossici avrebbero di sicuro avvelenato le falde acquifere.

I REGI LAGNI- Continua Schiavone: “Mi ero impegnato con coloro che ci avevano venduto il terreno in cui erano collocati gli scavi, oppure ce lo avevano dato in gestione, a garantire un compenso di 7-10 milioni l’ettaro. Quegli scavi dovevano essere riempiti con il terreno dei Regi Lagni, che gestivamo noi. Si trattava di due rivoli di acqua in mezzo ai quali vi era una piattaforma di terreno che li divideva. Poiché si doveva invece realizzare un unico corso di acqua navigabile che partiva da Nola ed arrivava alle foci del Volturno, quindi al mare, tutto quel terreno doveva essere smaltito. A tal fine ci eravamo impegnati a riempire le cave con questo terreno, che in realtà fu usato in parte per coprire i rifiuti”.

I BUCHI– Dunque i Casalesi controllavano sia i lavori per la costruzione della superstrada che collega Nola, Napoli e Caserta sia per la creazione del canale navigabile dei Regi Lagni. E negli stessi anni.Così potevano perpetrare meglio il loro crimine. Scavano buchi in fondi di persone compiacenti per prendere terreno “paesano” e così predisporre il rilevato della superstrada. Questi buchi profondi fino alla falda devono essere coperti. Promettono che saranno coperti di terra, invece in parte ci buttano rifiuti tossici, che quindi vengono in contatto con le falde, in parte li ricoprono con la sabbia dei Regi lagni.

E IL NOLANO? In tutto questo, Nola e l’area nolana vengono citate perché sia la superstrada che i regi lagni cominciano da qui. Bisognerà ora chiarire se i buchi, gli scavi fatti per trovare terra per la base della superstrada e per poi interrarci i rifiuti siano stati fatti anche nel Nolano, magari con la complicità della camorra locale (capozona dei casalesi, dice Schiavone, era Carmine Alfieri). Di sicuro Schiavone dice in audizione: “Generalmente trattavamo terreni non troppo lontani dalla superstrada”. Cita per esempio un terreno dietro il campo sportivo di Casal di Principe, nel cui sottosuolo furono poi rinvenuti fusti tossici dai carabinieri. Avveniva solo nel Casertano? Le “vasche”, gli scavi” dei casalesi erano pieni di rifiuti. Accadde questo anche quando la superstrada fu costruita a Nola? “Nel 1992 sono stato arrestato– dice Schiavone- e da allora non ho saputo più niente. Fino a quella data però arrivavano i camion”.

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