Ecco come i Fabbrocino imponevano il pizzo del calcestruzzo- L’INCHIESTA E IL VIDEO

diaNOLA- Associazione per delinquere di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di beni, estorsione ed illecita concorrenza con minaccia e violenza, con l’aggravante del metodo mafioso. Queste le accuse mosse dalla Procura di Napoli e dalla Dda ai 12 arrestati dell’operazione “Breccia” nella quale è coinvolto anche l’assessore all’Urbanistica del Comune di Nola Gianpaolo DE Angelis.

L’INDAGINE- Gli inqurenti hanno lavorato per accertare l’operatività nel Nolano e nel Vesuviano del clan Fabbrocino ed individuarne gli interessi economici, in particolare attività commerciali ed imprenditoriali. Così è emerso che dal 2007 al 2012 i Fabbrocino attraverso due società (Gifra e Raf srl) imponevano il loro calcestruzzo  continuando quello che faceva Mario Fabbrocino all’epoca della società “La Fortuna”.

LE ESTORSIONI– L’imposizione del calcestruzzo “made in Fabbrocino”, dicono gli inquirenti, era un metodo per camuffare le estorsioni, condizionando quindi anche la libera concorrenza. L’azienda camorrista di fatto era in monopolio.

LA GIFRA SRL– Questa società, considerata l’ultima “Incarnazione” degli interessi dei Fabbrocino (secondo la Procura di Napoli l’assessore De Angelis ne era socio occulto), era un eccellente interprete del modus operandi del clan. Ecco cosa faceva: adottava un listino prezzi sensibilmente maggiorato rispetto a quello di altre imprese. E proprio nella maggioranzione era ‘occultata’ l’estorsione a chi era costretto a rifornirsi del calcestruzzo. L’imprenditore ‘vittima’ doveva per forza sottostare a quel prezziario perché non poteva rivolgersi ad altri. Chi non sottostava, subiva ritorsioni personali e lavorative.

IL CAMPO SPORTIVO DI CAMPOSANO- La natura della Gifra è emersa anche nella contesa tra i Fabbrocino e i Di Domenico per la realizzazione di un centro sportivo a Camposano. Proprio sulla fornitura di calcestruzzo scoppiò la guerra coi marciulliani . Dopo ml’arresto di Marcello Di Domenico nel giugno 2011, scrive la Procura, l’appalto fu aggiudicato alla Gifra. Per sviscerare questi rapporti, sono stati utili anche le dichiarazioni dei pentiti.

SEQUESTRI- La Dia ha sottoposto a sequestro beni per 5 milioni di euro relativi a tre società tra cui la Gifra, la Raf ed una terza impresa vivaistica con sede nel Vesuviano.

 

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