Caso De Angelis, ex assessore voleva abbandonare la società del clan Fabbrocino

NOLA-  Già nel duemiladieci l’ex assessore Gianpaolo De Angelis voleva lasciare la società Gifra di cui, secondo gli inquirenti, era socio occulto. Lo testimoniano le intercettazioni in cui De Angelis, consapevole forse dei rischi connessi al proprio ruolo, lamenta di volere abbandonare la società, di volere essere “destituito dalle cariche sociali” senza percepire nulla in cambio. Lo dichiara in una conversazione con l’altra indagata Maria Luisa Cozzolino. “Io sto mantenendo il carro per la discesa- sbotta De Angelis- (…) M’anna levà a loc’ dint, non so più come dirlo”. De Angelis, continua l’ordinanza, pur essendo socio formale della ditta che invece è riconducibile ai traffici del clan Fabbrocino, e pur avendo inizialmente versato la metà del capitale sociale di 10mila euro, poi aumentato a 100mila con la non ripartizione degli utili, aveva per gli inquirenti un ruolo tecnicamente ‘marginale’. Figurava nell’organigramma, ma non si recava che sporadicamente negli uffici rispetto ad altri coinvolti e si interessava solo marginalmente delle cose societarie. Un atteggiamento contraddittorio rispetto a quanto emerge dalla stessa ordinanza, che lo indica come partecipe non solo come “testa di legno” della società ma anche come intermediario con alcuni imprenditori estorti dai Fabbrocino. Sono infatti una ventina le pagine che il pubblico ministero Egle Pila dedica esclusivamente a tratteggiare la figura di Gianpaolo De Angelis. Il suo ruolo, l’impegno nell’azienda di Giovanni Fabbrocino che si occupava di fornitura calcestruzzi ed aveva il monopolio nel Vesuviano e nel Nolano, il rapporto con gli altri soci: ogni aspetto è sviscerato anche nel resto delle 350 pagine del provvedimento grazie alle intercettazioni della sua utenza telefonica. L’attenzione degli inquirenti, in particolare dei carabinieri di Castello di Cisterna, inizia nel 2009 quando comincia ad essere intercettato.

I REATI CONTESTATI– All’ex assessore il pm contesta diversi reati compiuto in concorso con altri arrestati. In particolare avrebbe favorito l’elusione delle misure patrimoniali facendo da prestanomE a Giovanni Fabbrocino. Inoltre, sempre in concorso con altri arrestati, si adoperava “per il proficuo andamento dell’attività imprenditoriale, anche a mezzo di condotte turbative della libera concorrenza ed estorsioni;  tutti fittizi intestatari consapevoli della loro funzione e del fine illecito perseguito da Fabbrocino Giovanni”. A tutti è contestata l’ aggravante prevista dall’articolo 7 della legge 203/91 (l’aggravante mafiosa) “per essere stato commesso il fatto avvalendosi delle condizioni descritte all’art. 416 bis c.p. e comunque al fine di agevolare le attività dell’associazione per delinquere di tipo camorristico”.

IL RUOLO– Secondo gli inquirenti, l’ex assessore appare “persona molto attiva dal punto di vista imprenditoriale” e con “una spiccata propensione ad associarsi con esponenti della criminalità organizzata”.  Nel suo curriculum da imprenditore ritroviamo l’intermediazione immobiliare ovvero l’edilizia, ma i suoi interessi s’estendono anche ad altri settori, come la mediazione creditizia, il commercio di occhiali e l’istruzione e la formazione scolastica dell’infanzia e primaria. In particolare è stato socio iniziale della Gifra srl, con sede a Saviano, di cui deteneva il 50% del capitale sociale iniziale di diecimila euro. Della società di Giovanni Fabbrocino, dedita secondo gli investigatori all’imposizione del proprio monopolio mediante estorsioni, De Angelis era “consapevole e compiacente prestanome” di Fabbrocino, figlio del boss Mario. Inoltre, sempre stando all’ordinanza del giudice Pila, De Angelis sarebbe stato “intermediario tra i ruoli apicali di organizzazioni camorristiche avverse”, dunque partecipe delle dinamiche del sodalizio dei Fabbrocino come ha rivelato un pentito ai magistrati. “Socio della Gifra,  consapevole  fittizio intestatario della stessa- si legge nell’ordinanza-  la sua posizione  presenta delle complessità. Se ad un esame superficiale della vicenda  il suoi contributo illecito potrebbe ritenersi esaurito   con  la cessione della partecipazione Gifra  nell’anno 2007, tuttavia le indagini rivelano altro”. L’altro è appunto il presunto ruolo di intermediazione.

L’EQUIVOCO CHE SVELA TUTTO– Lo status  di prestanome di Fabbrocino presso la Gifra viene fuori già nel 2009, ed è proprio De Angelis a “tradirsi” in un momento delicato per il suo rapporto coniugale. All’epoca, scrivono infatti gli inquirenti, l’ex assessore era presente presso la Gifra quando lavoravano Maria Rosaria Cozzolino (prestanome e segretaria coinvolta nell’inchiesta, attualmente ai domiciliari) e due impiegate (segretaria e contabile). La presenza del marito negli uffici con le tre donne “aveva scatenato la gelosia della moglie che, non credendo che il marito rivestisse effettivamente una carica sociale, aveva sospettato che  la tradisse con una delle donne abitualmente presenti nella sede dell’impresa”. Proprio le insistenze della coniuge, continua l’ordinanza “avevano indotto De Angelis durante una serie di conversazioni telefoniche, ad abbandonare qualunque cautela lasciandosi andare a considerazioni sulla vera natura del suo ruolo di prestanome in seno alla Gifra srl, rivelando in tal modo  piena consapevolezza del ruolo di  prestanome di esponenti della criminalità organizzata”. Nella intercettazione trascritta integralmente dai carabinieri, si comprende il vortice di equivoci in cui sarebbe caduto De Angelis che non aveva confidato ai familiari di essere prestanome della Gifra e messo alle stretto dalla comprensibile gelosia della consorte e dalle domande precise e chiarificatrici di una familiare si trova a dover sputare “il rospo” e ad ammettere che la moglie, recandosi negli uffici della Gifra per un chiarimento, si era in realtà recata senza saperlo “in un impianto di calcestruzzi che è intestato a me ma non è mio”. “Evidentemente- si legge nell’ordinanza- in ossequio alle direttive ricevute dai veri proprietari dell’impresa, e ben consapevole del proprio ruolo di prestanome, il De Angelis  aveva assunto comportamenti  misteriosi tali da scatenare la gelosia della moglie che, invece, aveva colto in quegli stessi atteggiamenti un pretesto per mascherare una presunta relazione extraconiugale. Il timore di far solo cenno all’identità del reale dominus dell’impresa aveva indotto De Angelis ad esporsi addirittura al rischio di separarsi dalla coniuge, alla quale avrebbe certamente voluto evitare di raccontare la verità”.

 

 

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