Tenta suicidio dal viadotto della strage del pullman, pensionato salvato dai poliziotti

MONTEFORTE- (Bianca Bianco- Il Mattino) Affacciato al guard rail della morte. Il 63enne che ieri ha tentato il suicidio dal viadotto di Acqualonga avrà forse ripensato alle quaranta anime spirate sotto quei piloni di cemento. O forse no. Di sicuro ha scelto un luogo divenuto simbolo di tragedia per tentare l’ultimo salto verso la morte e ricongiungersi con l’amata moglie, scomparsa un anno fa. Non ci è riuscito. E’ stato visto e convinto a desistere da due ‘angeli’ della strada, due agenti del distaccamento Avellino Ovest della Polizia stradale che lo hanno bloccato mentre i pensieri di suicidio già si erano impadroniti di lui. Qualche parola di conforto, una pacca sulla spalla e si è fatto portare docilmente nella sede della Polstrada dove ha raccontato, ancora confuso e commosso, quanto aveva pianificato. Il film della disperazione del 63enne, nato e residente ad Avellino città, si è girato dinanzi gli occhi increduli di decine di automobilisti che ieri mattina, intorno alle 7,30, hanno notato un uomo affacciato per metà al new jersey del chilometro 32 del viadotto di Acqualonga dell’autostrada A16. Quello che nel luglio di un anno e mezzo fa cedette all’urto potente di un autobus coi freni rotti e cinquanta passeggeri terrorizzati a bordo. Questa mattina all’alba, in base a quanto è stato poi raccontato alle divise blu della Stradale dagli stessi familiari, l’anziano- pensionato ed ex dipendente pubblico- ha preso la sua auto e ha imboccato l’autostrada verso Baiano. Giunto sul lungo viadotto entrato nelle drammatiche cronache irpine, ha deciso di lasciare l’auto poco più giù lungo la corsia di emergenza e si è avventurato per un centinaio di metri lungo la barriera di sicurezza. Poi ha scelto un punto preciso e qui, per qualche minuto interminabile, è rimasto a fissare il vuoto sporgendo pericolosamente dal guard rail. La scena inconsueta non è sfuggita agli agenti D’Agostino e D’Urso, in servizio a quell’ora lungo il viadotto; i due poliziotti della Stradale, coordinati dall’ispettore Oreste Bruno, hanno lasciato l’auto di servizio e raggiunto il sessantatreenne. Il dialogo tra i tre è durato poco. Gli hanno chiesto perché fosse lì, hanno ascoltato le sue risposte confuse , lo hanno consolato e tirato via dal new jersey e dai propositi di morte. Condotto in auto, lo hanno portato nella loro caserma dove, un po’ rasserenato, il pensionato ha raccontato di volerla fare finita: “Da quando è morta mia moglie un anno fa sono disperato, non mi resta che morire” ha detto ai poliziotti che hanno intanto avvisato un fratello e la figlia. Questi ultimi lo hanno portato in una struttura ospedaliera in cui potrà recuperare la lucidità che pare abbia perduto negli ultimi dodici mesi, durante i quali ha già provato a togliersi la vita. Agli agenti è rimasta l’ennesima storia da raccontare, una storia drammatica risoltasi al meglio grazie agli ‘angeli’ che pattugliano l’autostrada ‘maledetta’.

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