L’ultima verità di Cutolo: “Potevo salvare Moro, mi fermò la Dc”

OTTAVIANO- “Potevo salvare Aldo Moro”. E’ l’ultima confessione di Raffaele Cutolo, ex boss della Nuova camorra organizzata da anni in carcere. “Con la mia organizzazione, che era fortissima su Roma, potevamo salvare Moro” ma da Roma arrivò il contrordine dal suo braccio destro Enzo Casillo: “Mi disse che i suoi amici avevano detto di farci i fatti nostri, di non interessarci di Moro. Erano politici di alto grado… La Democrazia cristiana, comunqe. Per quanto riguarda il nome della persona che avrebbe impartito questo contrordine Cutolo dice: “Mi sembra di parlare male, adesso che è morto. Gava, comunque”. Il retroscena è svelato sul Corriere della Sera di ieri, 26 giugno. Queste dichiarazioni Cutolo le ha rese tre mesi fa ai pm di Roma durante un interrogatorio nel quale ha dichiarato che “a bloccare l’intervento per liberare il presidente della Dc sequestrato dalle Brigate rosse, nella primavera del 1978, fu nientemeno che Antonio Gava, leader democristiano di sangue partenopeo e futuro ministro dell’Interno”. Dopo il contrordine i progetti del boss si fermarono, progetti di liberazione che prevedevano che “uomini dell’organizzazione si sarebbero portati, armati, presso l’appartamento, visto che solo 4-5 persone vigilavano sul covo di Moro”. A dirgli dove si trovava Moro, un esponente della Magliana.

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