Cyberbullismo: aumentano i casi. Analisi e consigli della criminologa Alfieri

Nel 2016 in Italia i casi di cyberbullismo sono aumentati dell’8 per cento, mentre per quanto riguarda il fenomeno del sexting, cioè la condivisione attraverso strumenti multimediali di immagini o video a contenuto sessuale, i dati mostrano che un adolescente su quattro lo ha praticato, la prima volta in un’età compresa tra gli 11 e i 12 anni. Secondo i dati relativi al 2016 dell’ Osservatorio nazionale adolescenza (diffusi da Pepita Onlus), su un campione di oltre 7.000 adolescenti provenienti dalle diverse regioni d’Italia, il 4 per cento dichiara di aver fatto sesso inviando foto e video su WhatsApp, sui social network oppure telefonicamente, il 6,5 per cento ha fatto sexting e il 2 per cento invece ha fatto sesso davanti ad una webcam. Il 10 per cento degli adolescenti ha fatto selfie intimi o senza vestiti. Domani, 7 febbraio, è la giornata per la sicurezza in rete e la prevenzione del bullismo.

IL FENOMENO

La criminologa Maria Rosaria Alfieri

“Non si nasce bulli o non-bulli ma, certamente, lo si può diventare; e le esperienze educative e di formazione, in questo contesto hanno un loro peso fondamentale. Dobbiamo guardare – dice la criminologa Maria Rosaria Alfieri – con occhio critico ai modelli proposti dalla società e all’ elemento gruppo fortemente influenzante sul vissuto dell’ adolescente in quanto limita e indebolisce il senso di responsabilità individuale per elevarlo ad una responsabilità collettiva”. “Il bullismo è sempre esistito – continua Alfieri – ma si sta oramai trasformando in una pratica sempre più dannosa e criminale dalle intenzioni distruttive verso la vittima e il gruppo e i suoi esiti sono di valore sconvolgente in quanto investono con incomprensibile violenza la salute, il ruolo sociale, il sistema relazionale, l’ equilibrio psico-fisico, l’ identità personale di chi lo subisce”. “Del resto il bullismo nella nuova forma cyber è diventato un fenomeno difficilmente controllabile e ancora più subdolo. Se un tempo gli attacchi di prevaricazione e intimidatori a danno delle vittime avvenivano per lo più  fisicamente,  oggi ci si nasconde dietro un tablet, un computer, un profilo falso sui social e le persecuzioni durano anche interi giorni e notti. Ci sono ragazzi derisi e ,maltrattati – aggiunge la criminologa – perchè troppo grassi o troppo magri. Ragazzi che subiscono violenza solo perchè  hanno una disabilità o  considerati omosessuali. Il bullo è un ragazzino che cerca di prevaricare sugli altri semplicemente perchè vive un suo disagio di base. Vive una insicurezza latente. ha bisogno di sentirsi qualcuno, ha bisogno di mettersi in mostra e ricevere attenzioni. Ed ecco che punta la vittima di turno e inizia a infliggerle violenza. Quasi sempre il bullo non agisce da solo, ma si crea dei seguaci questo è appunto segno di debolezza. La vittima di bullismo è invece un ragazzo introverso, magari più timido che vive la fase adolescenziale di chiusura e che diventa bersaglio perfetto. Può sviluppare diverse patologie di interesse psicologico e, addirittura, psichiatrico”.

L’INTERVISTA ALLA CRIMINOLOGA

Quale il ruolo della famiglia e della scuola in casi di bullismo ?

“Non si può combattere il bullismo facendo interventi solo sul bullo o solo sulla vittima. Bisogna ripensare al rapporto con i  figli, è necessario porre in essere  una nuova pedagogia. Dovremmo educare i nostri figli sin da piccoli al rispetto. Rispetto nei confronti dell’essere umano, che sia esso uomo, donna, bianco, nero, omosessuale, bambino, anziano.  Il bambino invece appare privo di guida e la sua evoluzione non può muoversi che in modo anarchico cosi come si muove la nostra società. Del resto l’adolescente non è altro che il momento di massima crisi di tutta l’evoluzione che ci circonda. Esso può formarsi come uomo capace di governare i cambiamenti, ma al tempo stesso è destinato a dirigersi verso un’evoluzione peggiorativa e regressiva che lo condurrà ad essere un adulto dipendente e schiavo di una realtà che non saprà più gestire. La scuola sempre maggiormente investita di responsabilità educative senza l’appoggio della famiglia e delle istituzioni presenti sul territorio non può sicuramente da sola sostenere il tutto”.

Perchè i casi di cyberbullismo sono cosi in crescita ?

“Le nuove tecnologie e  i social hanno sicuramente contribuito in maniera negativa. Sempre più ragazzini molto giovani non riescono a staccarsi dagli smartphone, non riescono ad essere “disconnessi”, soffrono di vamping , non dormono di notte per essere sempre in rete o in chat di gruppo, o di nomofobia, hanno il terrore di restare senza collegamento internet e quindi essere fuori dal mondo, un mondo che di reale ha molto poco. E in questa sorta di anestesia emozionale si sviluppano in peggiori disagi che a lungo andare sono destinati a trasformarsi in atti devianti. Il passaggio dal bullismo alla cyberbullismo è breve. Si inizia col minacciare, picchiare la vittima di mattina tra i banchi di scuola e si continua senza sosta di pomeriggio, di sera e anche di notte grazie alle chat di gruppo, alle chat private e ai vari dispositivi. Ovviamente cosi facendo le conseguenze sulla vittima di turno sono ancora  più devastanti”.

E’ possibile arginare il fenomeno ?

“Per ridurre o contrastare i fenomeni criminosi ci vuole una saggia e mirata azione di tutela e di  prevenzione, in modo da formare un uomo libero di pensare e di agire, un vero cittadino del mondo e non un bambino dipendente e insicuro, manipolato da chissà quale occhio macchina da ripresa. Viviamo in un momento di escalation di aggressività. Penso che tutti questi episodi efferati non nascano cosi all’improvviso, ma sono il frutto di disagi covati per anni. Pertanto bisogna prevenire facendo una prevenzione intelligente. E’ necessario intervenire alle prime avvisaglie di un qualsiasi tipo di disagio. Per fare ciò occorre  l’intervento della società intera…in prima linea famiglia, a seguire scuola e istituzioni, Stato, Regioni ed Enti Locali”.

 

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