Clan Puca voleva uccidere carabiniere che indagava troppo: 8 arresti della Dda

 

SANT’ANTIMO- Sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti di sette presunti affiliati al clan Puca. I provvedimenti della Direzione distrettuale antimafia sono stati eseguiti dai carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna nei confronti dei sette accusati a cario titolo di  di partecipazione al clan Puca,  di omicidio premeditato, porto e detenzione di armi, gestione del gioco clandestino, con l’aggravante di aver commesso i reati per agevolare il gruppo camorristico Puca, e per conseguire il controllo criminale dei territori di Sant’Antimo, Grumo Nevano e Casandrino. Le indagini, grazie ad intercettazioni telefoniche ed ambientali ed al contributo di alcuni collaboratori di giustizia, anche intranei al clan Puca, hanno consentito di accertare l’esistenza di una organizzata struttura criminale operante nell’area geografica compresa tra Sant’Antimo, Grumo Nevano e Casandrino dedita alla commissione delle estorsioni ad imprenditori e commercianti, al controllo delle attività economiche attraverso la gestione diretta di attività commerciali ed imprenditoriali e al reinvestimento dei capitali illeciti. Rinvenute e sequestrate 2 mitragliatrici “uzi” e una mitragliatrice m 12, 7 pistole semiautomatiche e munizioni, indice della “potenza di fuoco” del clan. Fermati 2 sodali per estorsione ai danni di un panificio e di un imprenditore ed eseguita un’ordinanza di custodia cautelare per detenzione di arma da fuoco.
sventato il piano per uccidere un carabiniere che partecipava alle indagini, ideato con l’idea di far cessare la pressione investigativa. l’infiltrazione del clan nel tessuto economico dell’area a nord di Napoli e nella parte confinante della provincia di Caserta emerge attraverso estorsioni a imprenditori, gestione diretta di attività commerciali e imposizione di slot machines, il reinvestimento dei capitali illeciti accumulati, anche mediante la fornitura di consistenti partite di droga a gruppi camorristici attivi nel capoluogo campano e nell’area nord.

Gli arrestati sono Luigi Di Spirito, alias paliatella, considerato referente e coordinatore dell’organizzazione criminale promossa, diretta e organizzata da Pasquale Puca “‘o minorenne”, capoclan attualmente sottoposto alla misura di sicurezza della casa lavoro al regime del 41 bis.; altresì quale responsabile della gestione del traffico di sostanze stupefacenti con il compito di rifornire anche compagini camorristiche operative su altri territori campani, quali i clan Marrazzo, Longobardi-Beneduce, Mazzarella, Amato­ Pagano; Francesco Dell’Omo ‘o maranese”, con il ruolo di gestire le attività estorsive, di imporre l’installazione delle slot machines negli esercizi commerciali e di curare i rapporti con gli altri clan camorristici tra i quali anche il clan Amato-Pagano operante in Melito di Napoli per la ripartizione dei proventi delle estorsioni commesse negli altri comuni; Antimo Femiano, alias “Morandi”con il ruolo di riciclare i proventi illeciti, di impartire le disposizioni ricevute dal capo clan e di consegnare gli stipendi agli affiliati; Lorenzo Iavazzo alias “sparapolvere”quale killer e gestore delle attività estorsive; Claudio Lamino, o mericano,  con il ruolo di detenere e custodire le armi, di riciclare i proventi illeciti, di partecipare alle attività estorsive e alla gestione del gioco clandestino; Antonio Paciolla alias “‘o russ”, quale responsabile dell’attività estorsiva e dello spaccio di droga nei comuni di Grumo Nevano, Casandrino e Sant’Arpino; Antimo Di Biase, con il ruolo di riciclare i proventi illeciti, di procurare veicoli, predisponendovi congegni idonei ad occultarvi armi, di detenere e custodire le armi, nonché di intestarsi fittiziamente dei beni al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali. Le indagini hanno consentito, inoltre, di accertare che Femiano e Iavazzo avevano partecipato con ruolo decisionale, oltre ai soggetti già condannati, alle riunioni in cui era stato deliberato e pianificato l’omicidio di Francesco Verde, detto “‘o negus”, commesso il 28 dicembre 2007, per assicurarsi la supremazia nella gestione delle attività illecite, contrastando, con l’eliminazione fisica del suo indiscusso capo storico, il clan Verde operante nella medesima area geografica.

 

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