Nola, il Masullo- Theti mette in scena storie vere contro il bullismo

NOLA (Nello Lauro-Il Mattino)  Il bullismo, la moderna faccia vigliacca della violenza. Un mal di vivere dei nostri tempi sempre più diffuso e sempre più cattivo. Talvolta silenzioso, troppo spesso sottovalutato, puntualmente snobbato. Poca prevenzione e quasi nessun rimedio. Per paura, per pigrizia. Al Masullo-Theti di Nola però, è in corso un’inversione di tendenza grazie al progetto Bullismo e Cyberbullismo, viaggio nel tempo che ha coinvolto criminologi, avvocati e 60 alunni delle terze classi (sezioni B, C e D) coordinati dalla professoressa Maria Guadagno e supportati dalla dirigente scolastica Anna Maria Silvestro. Un progetto alternanza scuola-lavoro sperimentale e innovativo ideato dalle criminologhe Mariarosaria Alfieri, Caterina De Falco e l’avvocato Rosita Bonavolontà e rivolto agli studenti che hanno scritto e interpretato una drammatizzazione attraverso un gioco di ruoli con cui hanno descritto diverse esperienze autobiografiche. Epilogo del progetto è stato uno spettacolo in tre atti andato in scena al centro Nadur a Cicciano: «Un viaggio nel tempo» con tre diverse sceneggiature scritte dagli alunni e che raccontano i ragazzi di oggi (il bullo, i gruppi, le vittime), i genitori (famiglie disfunzionali e aperte) e la figura ancora fondamentale dei nonni. Più di un mese di lavori in classe e in teatro per impostare il dramma partendo dalla capacità diffamatoria dei social network, persino maggiore di quella dei mass media tradizionali che ha imposto la riflessione sull’uso degli strumenti e sui rischi del loro ormai quotidiano abuso. Un situazione che non esclude affatto gli adulti, anzi. Troppo spesso – è stato scoperto nel progetto – ci sono esempi di adulti che bullizzano online persone di ogni genere. «Anche se il bullismo è un fenomeno dell’età evolutiva – spiegano gli ideatori del progetto – è innegabile che le dinamiche e gli effetti siano gli stessi: da qui la scelta dei tre atti e delle tre generazioni per aprire uno squarcio di comunicazione troppo spesso interrotta all’interno delle stesse famiglie, ormai sempre più inghiottite nella disfunzionalità dei rapporti e indotta dall’abuso e dalle dipendenze dai social che produce fenomeni di compresenza-assenza all’interno delle case e in alcuni casi veri e propri sdoppiamenti di personalità».
È nata così la necessità di una vera e propria campagna di prevenzione contro il bullismo che partisse dai fondamenti del rispetto di sé e dell’altro, nonché delle relazioni interpersonali. Questo, in primis, attraverso quel modo di esternare emozioni e pensieri che è la comunicazione sempre meno presente tra i giovani. «I ragazzi erano scettici all’inizio dice la criminologa Alfieri ma poi si sono calati nel progetto e hanno capito che la realtà del bullismo non è affatto lontana, ma fa parte della loro quotidianità». Una quotidianità che hanno provato a vincere su un palco diventando attori delle loro vite reali e non più virtuali.

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