Sirignano: piano di predissesto al Ministero, tutte le misure anticrisi

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SIRIGNANO- Taglio della spesa, blocco delle assunzioni e del ricorso al debito, vendita dei “gioielli di famiglia”. Questa la ricetta che potrebbe salvare Sirignano dal crac finanziario. Il comune della Bassa Irpinia è alla vigilia di una possibile svolta nella crisi finanziaria che vive ormai da mesi. Lo scorso 8 gennaio è diventata esecutiva la delibera con cui il consiglio comunale ha dato l’ok alla proposta di piano di riequilibrio finanziario, il cosiddetto predissesto. La stessa proposta è stata trasmessa alla Corte dei Conti ed al Ministero dell’Interno affinché dia l’eventuale disco verde per l’attuazione della manovra finanziaria che deve tirare fuori il comune dal gorgo di debiti e mancate riscossioni che lo ha risucchiato. Una manovra della quale mancano ancora i numeri (va trasmessa entro 90 giorni dall’ok della Corte dei conti e del ministeri) ma della quale è possibile già delineare confini e misure considerati anche i pareri del revisore contabile e l’attuale condizione delle casse comunali. Il piano di riequilibrio si è reso necessario a causa della “evidente sofferenza” dell’ente acuitasi in particolare dal 2017 e provocata dai una serie di criticità che non sono state mai seriamente ripianate come l’aumento della spesa corrente, l’evasione dei tributi, il mancato recupero dei residui. Elementi che, stando alle parole del revisore, sono a poco a poco diventati “fattori di squilibrio strutturale” e non più situazioni contingenti. Partendo da questa complessa condizione, le soluzioni che sarebbero previste nella manovra sono poche ma pesanti: il ricorso al fondo di rotazione, la revisione della spesa corrente, una riduzione della dotazione organica con possibili pensionamenti ed il blocco di assunzioni, il blocco del ricorso al debito e, in estrema ratio, la vendita dei beni immobili di proprietà comunale. L’amministrazione comunale dovrà “chiudere i rubinetti”, ripianare i debiti, recuperare l’evasione fiscale ed attivare una politica finanziaria accorta. Una ricetta con cui riempire la voragine causata dal disavanzo di 1,6 milioni di euro, da oltre 316mila euro di debiti fuori bilancio da sentenze diventate esecutive, da 75mila euro per acquisizioni di beni e servizi, da una passività di 674mila euro per un contenzioso “perdente” e dal taglio dei trasferimenti dovuti ad una sanzione del ministero dell’Interno.


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