Carolina Cuomo, la psicologa “geniale” che fa le scarpe a Lila è un’eccellenza del territorio

Nello Lauro – Il Mattino – «La scarpa è il nostro contatto con la realtà, tra il nostro corpo e la madre terra c’è la scarpa: cosa c’è di più importante? La scarpa è solidità, equilibrio, comodità: è il nostro modo di stare al mondo». Carolina Cuomo disegna e produce scarpe. Belle, originali. Anzi geniali, visto che portano la sua firma quelle indossate dalle protagoniste della fiction «L’amica geniale», coprodotta da Rai Fiction e dall’americana Hbo, di cui sta per andare in onda la seconda serie. Le creazioni, i disegni e le calzature d’epoca utilizzate nella fiction nata dai bestseller di Elena Ferrante sono frutto del talento di Carolina Cuomo, per la quale, proprio come per la protagonista della tetralogia della misteriosa scrittrice, le scarpe sono un vero pallino. Anche la sua storia potrebbe essere tranquillamente un romanzo. Quarantadue anni, originaria di Sirignano, paese della Bassa Irpinia al confine con la provincia di Napoli, fa la spola con Cicciano, dove ha i suoi affetti, e l’intera area nolana dove è conosciutissima per le sue consulenze nel campo del wedding. Una vita sempre di corsa. Per arrivare a vivere il suo sogno ha percorso diverse strade, molte in ripida salita. «Volevo fare il liceo artistico e poi ho fatto lo scientifico a Cicciano. Volevo fare Matematica e alla fine sono diventata psicologa». Già, perché il mestiere che le ha cambiato la vita è arrivato parecchio dopo.
SECOND LIFE – «Mi sono laureata, ormai 17 anni fa, in Psicologia clinica e di comunità con specializzazioni in psicologia scolastica, psicodiagnostica, arteterapia e tiflopedagogia. Ma dopo 10 anni di precariato tra contratti a progetto retribuiti dopo mesi e l’ennesimo accordo non rinnovato, non ero soddisfatta». E così Carolina cambia la sua vita e si iscrive all’Accademia di Napoli, settore modellismo delle calzature. Del resto le scarpe sono da sempre nel suo destino. «Avevo cominciato fin da bambina: mio padre scarabocchiava spesso silhouette e figure femminili, ma sempre senza piedi. Io, allora, prendevo la matita e aggiungevo le scarpe» racconta. «Ho studiato le componenti, le fasi di lavorazione e la realizzazione di una scarpa; ho frequentato il polo calzaturiero di Carinaro dove si producono le scarpe più belle e costose dell’alta moda italiana. Ho imparato trucchi e segreti, poi ho deciso di avviare il mio laboratorio-atelier». Lo ha chiamato «Tacchi a Spillo» dal titolo di un film di Pedro Almodovar. L’inizio non è stato facile. «Ho potuto osservare dice Carolina il malumore di artigiani i cui figli non hanno continuato il mestiere di famiglia e mi sono dovuta confrontare con un mondo prettamente maschilista: le donne, per tradizione, si occupano delle orlature e decorazioni per lo più in casa e non in fabbrica». Ma questa debolezza, Carolina ha saputo tramutarla in un punto di forza. «All’inizio producevo 10 paia di scarpe alla settimana, su misura e richiesta: un fuoco di paglia spento dalla spietata concorrenza dei cinesi».


LA SVOLTA – Alla ricerca di sbocchi per le proprie creazioni, Carolina trova l’interesse della «Arditi» di Roma, che lavora da tre generazioni per il mondo del cinema. E così realizza scarpe per Giovanna Fendi e per la costumista quattro volte premio Oscar (con 9 nomination) Milena Canonero. È lo stesso Arditi a proporle di collaborare alla fiction: «Ed io ho accettato subito, è stata una bellissima sfida». Nella prima serie, ambientata negli anni Cinquanta, ci sono i prototipi dei disegni avanguardisti di Lila, con tacchi altissimi e colorati, mentre nella seconda serie (anni 62-68) c’è il passaggio a una scarpa con punta quadrata, che rispecchia i cambiamenti dell’epoca con la donna che comincia a lavorare, e all’ingresso dello stivale che deve supportare l’avvento della minigonna. Mentre parla, Carolina guarda le sue creazioni e le coccola con lo sguardo. Del resto le scarpe sono le prime cose che nota: «Capisco come possono essere le persone che sto per incontrare dalle calzature che indossano. Nel vestiario le scarpe fanno la vera differenza: sono un gioco di equilibrio, è un’architettura che definisce e completa la nostra figura». Ma qual è il modello più affascinante? «Il sandalo: mette in evidenza le linee del piede, e un piede curato è simbolo di bellezza, cura di sé, personalità». Una vera e propria filosofia. La strada è lunga, ma la «psicologa geniale» ha scarpe giuste.

Print Friendly, PDF & Email