Cicciano, ipotesi biodigestore rifiuti: opposizione chiede Consiglio e revoca delibere

CICCIANO  (Nello Lauro) – Non esiste ancora, ma è già uno spauracchio. A Cicciano la delibera approvata dalla giunta comunale per uno studio di fattibilità per la realizzazione di un sito anaerobico di rifiuti ha spaccato l’opinione pubblica. Un manifesto dell’associazione in difesa del territorio “Il Campanile” ha acceso il fuoco della discussione  continuato senza esclusione di colpi da maggioranza, opposizione, e residenti con  post e dirette facebook che alimentano la polemica sul biodigestore da costruire. Il Comune ha pubblicato una prima delibera nella quale ha dato all’Ente d’Ambito per i rifiuti la disponibilità per la realizzazione di un impianto da 20mila tonnellate annue per poi rettificarla con una sensibile riduzione a 2000 tonnellate. Lo stesso Eda Napoli 3 (che comprende 59 comuni del Napoletano) ha approvato nel 2020  un piano che prevede lo smaltimento di circa 140mila tonnellate annue di rifiuti e per questo ha previsto la realizzazione, al momento, di 4 impianti: Marigliano (30mila), Tufino (13mila), Palma Campania (40mila) e Pomigliano (24mila) per un totale di 107mila: mancherebbero altre 33mila tonnellate da coprire e alla manifestazione di interesse per la creazione di nuovi impianti hanno riposto Cicciano e altri due comuni (uno del Nolano, l’altro costiero). Una concentrazione di impianti su una porzione di territorio già gravata da un pesante carico ambientale: 108.629 abitanti, distribuiti su un territorio di 95,84 chilometri quadrati dovrebbero sobbarcarsi i rifiuti organici di 1.074.282 abitanti, distribuiti su un territorio di 642,43 chilometri quadrati. Il sindaco di Cicciano Giovanni Corrado ha ribadito la volontà di voler coinvolgere i cittadini nella eventuale scelta, non escludendo anche lo strumento partecipativo del referendum previsto dallo statuto. Intanto i capigruppo di opposizione Nunzia Coppola e Giuseppe Caccavale insieme ai consiglieri Saverio Pizza, Carmela Bernardo e Maria Biondo hanno inviato una richiesta all’amministrazione e al prefetto di Napoli per la convocazione di un consiglio comunale monotematico che chiede la revoca delle delibere 100 e 1005 sottolineando che “Il Comune già paga un prezzo altissimo allo smaltimento dei rifiuti organici con la discarica di Tufino dove sono ammassate tonnellate di rifiuti, un riconosciuto mostro ambientale”. “Sia il compostaggio che la digestione anaerobica – scrivono i consiglieri – possono presentare criticità ambientali e sanitarie legate alla qualità del materiale in ingresso, non dimenticando che esistono molti cittadini dell’area affetti da asma e da patologie oncologiche. La digestione anaerobica dei rifiuti è considerata scelta di secondo livello: questo è quanto dice l’Europa in modo chiaro ed inconfutabile: gli inceneritori e le discariche in primis, a seguire i biodigestori sono modalità da non preferire per lo smaltimento dei rifiuti. Ogni altra interpretazione non rispetta la salute e favorisce altre finalità. Il biodigestore è un rischio sanitario non trascurabile per la salute e va scoraggiato in territori come il nostro”. Da qui la richiesta ufficiale del consiglio comunale nel teatro Nadur per dare la possibilità, visto l’argomento delicato, di coinvolgere ancora più cittadini.

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